Torino, Bolla e Pista 500, foto Giorgio Blanco. Credit FAI Piemonte e Valle d'Aosta
1 ottobre, alla Pinacoteca Agnelli di Torino si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa
Il book shop e la caffetteria della Pinacoteca Agnelli di Torino accolgono il FAI Piemonte e i giornalisti accreditati, per il racconto della nuova esperienza di aperture al pubblico che prenderà forma tra pochi giorni: le Giornate FAI d’Autunno 2026. Dalle ampie vetrate lo sguardo degli intervenuti spazia dai tetti della ex fabbrica del Lingotto alla città, alla collina, alle montagne.
Il Lingotto è un esperimento innovativo voluto dal senatore Giovanni Agnelli, sul modello fordista americano, per una fabbrica integrata dove l’auto viene pensata, progettata, costruita e collaudata sulla avveniristica pista disegnata sul tetto, un brivido di velocità per piloti e collaudatori. I piani dell’edificio sono collegati da una rampa elicoidale che desta ammirazione ancora oggi. Dopo decenni di lavoro e successi, lo stabilimento chiude per sempre nel 1982, dopo aver prodotto la Lancia Delta.
Nei giorni 10 e 11 ottobre 2026, quindi, in 350 città d’Italia, saranno aperti più di 700 luoghi straordinari, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione della 15ª edizione delle Giornate FAI d’Autunno, il grande evento di piazza che il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.
L’iniziativa, organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi FAI presenti in tutte le regioni con il fondamentale contributo dei giovani volontari, invita il pubblico a scoprire l’immenso patrimonio storico, artistico e ambientale che ci circonda, grazie alle visite a contributo libero che per due giorni daranno vita a un grande racconto diffuso e corale, fatto di monumenti, architetture, paesaggi, opere d’arte, tradizioni e storie che rappresentano i territori e le comunità che li vivono.
Partecipare alle Giornate FAI d’Autunno rappresenta un’occasione per conoscere il patrimonio culturale che ci circonda e un modo per contribuire concretamente alla sua cura, alla sua tutela e alla sua valorizzazione attraverso l’attività del FAI, di cui, a ogni visita, si potrà sostenere la missione con una donazione.
Alla conferenza stampa torinese hanno partecipato Roberto Audisio, Capo Delegazione FAI di Cuneo e referente della comunicazione FAI per il Piemonte e la Valle d’Aosta; Sarah Cosulich, Direttrice della Pinacoteca Agnelli; Smeralda Saffirio Incisa, Presidente FAI Piemonte e Valle d’Aosta; Anna Lidia Goria, Capo Delegazione del FAI di Torino.

Al di là delle giuste e doverose celebrazioni e ringraziamenti, la conferenza ha sottolineato e valorizzato come dietro a ogni apertura di un bene a cura del FAI ci sia una grande mole di lavoro che rimane in ombra per i non addetti ai lavori: a partire dalla ricerca e scelta dei luoghi; ai contatti con proprietà o gestori; i necessari sopralluoghi e visite per la fattibilità e sicurezza; la progettazione e messa in opera del progetto di visita. Quando il bene si apre, come avviene in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, il pubblico vede il successo dell’iniziativa, che è soltanto l’ultimo tassello di un lungo e faticoso lavoro di preparazione.
Al termine dei lavori, Roberto Audisio ricorda una frase di Giulia Maria Crespi:
« Si protegge ciò che si ama, si ama ciò che si conosce. »
Diamo, di seguito, una selezione fra le aperture previste in Piemonte e in Valle d’Aosta, per le quali tutte le informazioni in dettaglio sono reperibili sul sito del FAI – Fondo Ambiente Italiano https://fondoambiente.it/ e nell’ambiente dedicato alle Giornate FAI d’Autunno https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-autunno/
TORINO
Sul tetto del Lingotto. La Bolla e la Pista 500 – Ingresso dedicato agli Iscritti FAI

Grazie a Stellantis e alla Pinacoteca Agnelli, durante le Giornate FAI d’Autunno aprirà eccezionalmente la Bolla, l’iconica sala convegni in acciaio e vetro realizzata da Renzo Piano nel 1994 sulla manica sud dell’edificio, che si staglia accanto alla piattaforma di atterraggio per elicotteri, con un punto di vista unico sulle Alpi e sullo skyline torinese. I visitatori potranno accedere alla Bolla dalla Pista 500, l’ex pista di collaudo delle automobili FIAT sul tetto del Lingotto, trasformata nel 2022 dalla Pinacoteca Agnelli in una spettacolare passeggiata panoramica nell’arte. La pista, lunga 1,1 km e larga 24 metri, è stata arricchita di un giardino pensile su progetto di Benedetto Camerana e Cristiana Ruspa e ospita oggi sculture, opere luminose o sonore, installazioni realizzate da artisti internazionali. Gli interventi si confrontano con l’architettura e il passato industriale del Lingotto, con il contesto urbano e il paesaggio circostante e trasformano la Pista 500 da circuito chiuso a strada aperta, da luogo produttivo a spazio collettivo per nuove storie e visioni. A controbilanciare la Bolla, elemento caratterizzante della nuova identità del Lingotto, sulla manica nord si trova lo Scrigno, realizzato nel 2002 e sede della Pinacoteca Agnelli, che gli Iscritti FAI potranno visitare con biglietto ridotto.

Heritage Hub: la collezione delle auto italiane entrate nella storia
Heritage Hub si trova all’interno degli impianti della fabbrica di Mirafiori: uno spazio espositivo che racconta la storia dello stabilimento e rende visibile la collezione aziendale di vetture prodotte da FIAT, Lancia e Abarth, oltre a una serie di modelli Alfa Romeo, Autobianchi e Jeep.
Oltre alle file laterali dedicate alla collezione FIAT e Lancia, tra le più complete al mondo, il percorso di visita è scandito in otto aree tematiche: Records and Races, dedicata alle protagoniste dei grandi trionfi in pista; Concepts and Fuoriserie, che raccoglie pezzi unici e prototipi visionari; Archistars, con i modelli che hanno ridefinito l’architettura dell’automobile; Eco and Sustainable, riservata alle vetture pionieristiche nella tutela dell’ambiente; Small and Safe, dove sicurezza e compattezza trovano il loro equilibrio; Style Marks, che celebra le icone che hanno segnato la storia del design; Epic Journeys, dedicata alle automobili protagoniste di imprese memorabili; The Rally Era, che riunisce le pietre miliari delle competizioni su strada e sterrato.

Villa La Tesoriera
La barocca Tesoriera, progettata dall’architetto cremonese Jacopo Maggi nei primi del Settecento. Nel Salone decorato, il ritratto giovanile di Vittorio Amedeo II campeggia sul camino, svelato da putti alati che sostengono un sontuoso drappo; sulla parete opposta, Aymo Ferrero di Cocconato, suo Tesoriere e committente della dimora, è raffigurato in veste di cavaliere mentre uccide un drago, in un ritratto criptato anch’esso svelato da putti che spostano un sipario ceruleo. Volte e pareti sono rivestite dallo straordinario ciclo pittorico attribuito a Giovanni Battista Pozzo, realizzato con la collaborazione di maestranze ticinesi per le decorazioni a stucco. Affacciata sull’antica strada di Francia, la villa conserva l’asse prospettico che unisce la Basilica di Superga e il Castello di Rivoli.
Dopo vari passaggi di proprietà, è stata acquisita nel 1971 dalla Città di Torino e ospita la Biblioteca Musicale Andrea Della Corte. Durante le Giornate FAI d’Autunno sarà possibile accedere al piano nobile e ammirare le Sale auliche affrescate, raramente visitabili, con il Patrocinio della Città di Torino.

COLLEGNO (TO) – La Fabbrica della Felicità – Leone 1857
Appena inaugurata, il FAI accede alla Fabbrica della Felicità – Leone 1857, il museo esperienziale e immersivo che racconta l’arte manifatturiera alla base della produzione di una delle caramelle più amate e conosciute in Italia e nel mondo. La storia della Leone 1857 ha inizio 170 anni fa a Neive (CN), dove Luigi Leone trasforma l’abitudine di offrire piccoli zuccherini digestivi a fine pasto in un’intuizione imprenditoriale: nasce la Pastiglia Leone, destinata a diventare simbolo di gusto ed eleganza. Dalle pastiglie alle caramelle, dalle gelée al cioccolato, la Leone 1857 crea prodotti diventati icone del patrimonio dolciario nazionale. La produzione si svolge nello stabilimento di Collegno, dove artigianalità, cura per il dettaglio e materie prime accuratamente selezionate garantiscono elevati standard qualitativi. Il nuovo museo di impresa – che mette in relazione macchinari storici e tecnologie contemporanee, mostrando come le lavorazioni siano cambiate nel tempo – si trova accanto allo stabilimento di produzione delle pastiglie in operatività dai primi anni 2000.

VALPERGA (TO) – Sacro Monte di Belmonte
In occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, il Sacro Monte di Belmonte offre un percorso tra storia, devozione e paesaggio, con gli itinerari esterni delle Cappelle della Passione di Cristo, della Statua di San Francesco e il percorso pedonale dei Piloni del Rosario da Valperga. Dalla sommità del monte, lo sguardo spazia sulla pianura canavesana fino a Torino, Superga, Chivasso, Trino, Agliè, Rivarolo, Castellamonte e Cuorgnè. Nel 1712 iniziarono inoltre, per iniziativa del francescano Michelangelo da Montiglio, i lavori della Via Crucis, conclusi intorno alla metà dell’Ottocento con la costruzione di 13 cappelle, anche grazie al sostegno economico di comunità e famiglie canavesane.
Il sito è inserito nella Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Belmonte, che si estende su 349 ettari, ed è stato riconosciuto nel 2003 dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità, nell’ambito del sito seriale dei Sacri Monti di Piemonte e Lombardia.

PAGNO (CN) – La Collezione Ghiglia: tutto il mondo della Vespa
In occasione dell’80° anniversario della Vespa, a Pagno, nel cuore della Valle Bronda, aprirà per le Giornate FAI d’Autunno 2026 la dimora di Dario Ghiglia con la sua collezione. Il palazzotto cinquecentesco – residenza di campagna di una nobile famiglia locale, ricca di affreschi e stemmi di diverse epoche – custodisce oggi 85 Vespe, oltre un migliaio di modelli statici e un’incredibile quantità di oggetti, giocattoli, accessori e materiale cartaceo provenienti da tutto il mondo. Tra i pezzi più preziosi, una Vespa del 1948, la rara Vespa U e la 90 SS (Super Sprint); l’ultima arrivata è la Vespa 400 del 1958, unico modello a quattro ruote, costruito e venduto solo in Francia. La dimora, che si affaccia in posizione panoramica su vigne e frutteti, presenta i caratteri delle nobili ville di campagna cinquecentesche. Alcune decorazioni sopravvivono ancora oggi: in facciata un affresco con la Madonna con il Bambino e uno stemma gentilizio; al primo piano, al centro della volta, un’Annunciazione del Settecento; al secondo piano, una cartella ovale in stucco e lo scudetto araldico di una delle nobili famiglie che hanno posseduto la tenuta.
La visita alla Collezione Ghiglia sarà possibile usufruendo per il viaggio di andata e ritorno della navetta messa a disposizione con partenza dal banco FAI posizionato in centro al paese, all’interno della Confraternita del Gonfalone.

CEVA (CN) – Oltre il portone del Castello Rosso; il Forte e il Museo del Fungo – Ingresso dedicato agli Iscritti FAI
Passeggiando nel centro storico di Ceva, tra il fiume Tanaro e il torrente Cevetta, il pubblico avrà un’occasione eccezionale: per la prima volta il Castello Rosso apre le sue porte al pubblico. A rendere l’esperienza ancora più unica sarà la presenza speciale della padrona di casa, la Marchesa Adele Pallavicino, che accoglierà i visitatori per guidarli personalmente alla scoperta della storia, dei ricordi e dei tesori della dimora di famiglia. Il Palazzo Rosso sorge all’estremità orientale della collina del Castèl. Il nucleo più antico, rivolto verso l’abitato, risale al XIV-XV secolo ed è addossato alla cinta muraria che un tempo chiudeva l’intera altura. La facciata, su cui si apre il portale d’ingresso, conserva due aperture a sesto acuto corrispondenti alla Sala delle Colonne, l’ambiente più spazioso del palazzo. Gli interni, con affreschi e dipinti, raccontano la storia della famiglia Pallavicino e di Ceva.
A Ceva il pubblico potrà visitare anche i resti del cinquecentesco Forte, protagonista delle principali battaglie contro i Francesi tra Seicento e Settecento e distrutto nel 1801 per ordine di Napoleone, con le cappelle ipogee ricche di affreschi, e il Museo del Fungo, allestito nel 2024 all’interno dell’ex convento dei Padri Cappuccini grazie alla collaborazione tra il Comune e il Gruppo micologico cebano “Rebaudengo-Peyronel”, il secondo per importanza in Italia, che ne cura l’allestimento e la gestione.

ROCCA GRIMALDA (AL) – Santa Limbania e il borgo di Rocca Grimalda
Una passeggiata porterà alla scoperta di Rocca Grimalda, nell’Oltregiogo Ligure, tra Basso Piemonte e Alto Monferrato, su un ripido sperone roccioso che domina la pianura ovadese e il corso dell’Orba. Una fortezza naturale, circondata da vigneti e caratterizzata da un originale impianto urbano a Y, con case a corte interna e vicoli disposti a pettine lungo la via principale.
Di origine alto-medievale, il borgo passa nel tempo dai domini del Marchesato di Monferrato ai Trotti e, dal 1572, ai Grimaldi, che introducono il culto di Santa Limbania e favoriscono la diffusione della vite. Il percorso parte dai Giardini Paravidino e conduce alla Chiesa di Santa Limbania, la cui attuale configurazione architettonica è frutto di rimaneggiamenti tra XVI e XVII secolo. La chiesa conserva un ciclo di affreschi cinquecenteschi della scuola piemontese, interessati da un recente intervento di restauro, stimolato anche dalla visibilità ottenuta grazie alla mobilitazione per il censimento FAI “I Luoghi del Cuore” nel 2022.

ASTI – Il Vescovado: già casa-forte dei Macalufo
Nel cuore medievale di Asti, si va alla scoperta di un luogo nascosto e solitamente non visitabile: il Palazzo del Vescovado, dal XV secolo sede del Vescovo e degli uffici della curia diocesana. Il percorso prende avvio dalla Colonna della Misericordia – alla cui base, secondo un’usanza antica, il Venerdì Santo venivano bruciati gli strumenti utilizzati per le pene capitali – e prosegue nel cortile e nel suggestivo giardino storico settecentesco, progettato dall’architetto pavese Giovanni Antonio Veneroni. All’interno si visita l’importante salone cinquecentesco, con il soffitto decorato e il raffinato fregio affrescato commissionati dal vescovo Vasino II Malabaila tra il 1519 e il 1525.
Le ricerche documentarie hanno attribuito l’originaria proprietà ai Macalufo, ricca famiglia di mercanti; nel 1412 il vescovo Alberto Guttuari acquista l’intero complesso per farne la nuova sede della diocesi. Il palazzo nasce tra due torri preesistenti come una delle case-forti che nel XIII secolo caratterizzavano la città.

TRIVERO (BI) – Casa Zegna
(visita su prenotazione: [email protected], posti limitati).
Casa Zegna si inserisce nel contesto montano di Trivero, sulle pendici delle Prealpi Biellesi. Il paesaggio è un singolare modello di urbanizzazione alpina e “fabbrica nel bosco”, nato dalla visione di Ermenegildo Zegna: l’imponente lanificio storico e la palazzina di famiglia, firmata dall’architetto razionalista Ottavio Cabiati negli Anni Trenta, convivono armoniosamente con l’Oasi Zegna, tra boschi e parchi terrazzati disegnati dal paesaggista Pietro Porcinai negli Anni Cinquanta e Sessanta.
Un’altra proposta porta alla scoperta del paesaggio dell’Oasi Zegna attraverso la passeggiata culturale e ambientale “Foreste: tra Cambiamento Climatico e Cura”. Un percorso di circa 4 chilometri e della durata di 2 ore, accompagnati dal ricercatore Marco Passerini e dall’appassionato di boschi Alessandro Mesini, che permetteranno di osservare e comprendere l’ambiente forestale e le trasformazioni che lo interessano, con particolare attenzione al rapporto tra cambiamento climatico e cura del territorio.
Un’altra iniziativa culturale dedicata ai soli Iscritti FAI è la visita presso il Lanificio Ermenegildo Zegna, condotta da Anna Zegna. Un percorso esclusivo all’interno dello storico Lanificio per conoscere la storia, l’innovazione e l’eccellenza manifatturiera

VEGLIO (BI) – Associazione Lanificio Picco 1883
L’ex Lanificio Picco di Veglio, incastonato nella Valle di Mosso lungo il corso del torrente Strona, apre al pubblico e propone un percorso tra archeologia industriale e arte contemporanea. Fondata nella seconda metà dell’Ottocento come laboratorio artigianale per la lavorazione della lana, l’ex Fabbrica Picco, poi Lanificio Picco e Filatura Picco, si sviluppa nel corso del Novecento sfruttando la forza idraulica del torrente per il funzionamento dei macchinari, fino alla cessazione dell’attività produttiva. Il complesso conserva i caratteri dell’architettura industriale tessile di fondovalle: costruito in pietra locale e mattoni a vista, si articola in più volumi lungo il declivio e presenta grandi finestre regolari per garantire l’illuminazione naturale dei reparti. Restano inoltre le opere legate all’originario sistema idraulico, tra cui le prese d’acqua e i condotti che alimentavano le turbine. L’involucro dell’antico stabilimento, rimasto intatto dopo il declino della produzione, costituisce oggi una significativa testimonianza dell’archeologia industriale della Valle di Mosso.

NOVARA – Chiesa e Oratorio della Madonna del Latte a Gionzana
Le Giornate FAI d’Autunno 2026 rappresentano un’occasione unica per visitare il trecentesco Oratorio della Madonna del Latte a Gionzana, frazione a sud di Novara, uno dei più preziosi oratori campestri del territorio. Il percorso consente di scoprire un luogo ricco di storia, in un contesto rurale inalterato, e di ammirare il vasto ciclo di affreschi tardogotici realizzati tra il 1487 e il 1488 dalle botteghe di Daniele De Bosis e Tommaso Cagnola, tra le più importanti e prolifiche del territorio novarese a cavallo tra il XV e il XVI secolo. L’Oratorio è a navata unica con abside semicircolare, preceduto da un elegante portico e affiancato tra Sei e Settecento dalla casa dell’eremita, custode del santuario. Originariamente dedicato a Santa Maria della Scaglia, viene edificato come cappella privata della nobile famiglia Tettoni, destinata alla devozione dei contadini nelle loro proprietà. L’abside è dominata dalla Madonna in trono con i donatori della famiglia Tettoni, affiancata da santi e sormontata dal Cristo Giudice entro una mandorla mistica. Lungo le pareti si susseguono numerose scene e figure devozionali, tra cui San Sebastiano, San Rocco, Sant’Antonio Abate, San Giorgio, la Crocifissione, l’Annunciazione e la Beata Panacea. Gli affreschi, più volte ricoperti da strati di calce durante le pestilenze, quando l’oratorio è adibito a lazzaretto, sono stati riportati alla luce grazie ai restauri del Novecento e a quello concluso nel 2011, che ha restituito leggibilità a uno dei più significativi cicli pittorici tardomedievali del Novarese. La Madonna del Latte, oggi perduta, è ancora viva nella memoria e nella devozione popolare.

AMENO (NO) – Fondazione Antonio e Carmela Calderara
Dedicato agli Iscritti FAI l’ingresso allo Studio e appartamento di Antonio Calderara
Nel borgo storico di Vacciago, la Fondazione Calderara apre al pubblico durante le Giornate FAI la casa-museo dell’artista, con la possibilità, per i soli Iscritti FAI, di visitare studio e appartamento privato di Calderara, normalmente non accessibili. La Fondazione Antonio e Carmela Calderara ha sede in un palazzo seicentesco affacciato sul Lago d’Orta, circondato da case padronali, cortili e giardini. La casa viene ereditata da Calderara a metà degli Anni Cinquanta e diventa la sua residenza stabile; pochi mesi dopo la sua morte, nel 1979, vi è costituita la Fondazione, con l’obiettivo di trasformare la casa-studio in un museo. La collezione, intitolata “La storia di Antonio Calderara e una scelta di artisti contemporanei suoi amici”, comprende 327 opere, 56 dell’artista e 271 di artisti internazionali con cui Calderara ha intrecciato rapporti di amicizia, stima e affinità di ricerca. Il percorso attraversa le opere di artisti come Albers, Fontana e Manzoni, incontrati a partire dalla fine degli anni Cinquanta, nel periodo del passaggio dalla sua pittura figurativa a quella astratta. Nel cortile, lo “Spazio Verde” ospita alcune sculture, visibili nel loro insieme dalla loggia superiore. Il rapporto con il paesaggio del Lago d’Orta accompagna anche l’evoluzione della ricerca di Calderara: dalle forme naturali osservate nel paesaggio lacustre, progressivamente semplificate, fino alle composizioni geometriche e di luce degli ultimi anni.

BORGOSESIA (VC) – Le frazioni alte del paese
A Borgosesia si riscopre un patrimonio di architettura, devozione popolare e tradizioni, legato alla storia delle comunità della Valsesia. L’itinerario proposto tocca alcune “frazioni alte”, come Albergate, piccolo borgo con poche case raccolte attorno all’Oratorio di Santo Stefano, generalmente chiuso, la Cappella con il Presepio settecentesco e l’elegante Casa Negri, edificata tra Cinquecento e Settecento. Il borgo custodisce inoltre antiche abitazioni con tracce di affreschi e il “Taragn”, fabbricato rurale tipico della bassa Valsesia, un tempo rivestito di paglia, testimonianza della tradizione agricola della valle. E ancora, Brina e Ferruta, su un elevato poggio che sovrasta quasi tutti i luoghi di Borgosesia, conservano tracce della loro storia agricola e antichi nuclei abitati. A Ferruta la parrocchiale di Sant’Antonio Abate, edificata nel Cinquecento, custodisce affreschi, decorazioni e opere di artisti valsesiani; a Brina l’Oratorio di San Gaudenzio conserva tele seicentesche e un’opera firmata del pittore valsesiano Tarquinio Grassi del 1702. La visita ai borghi di Bastia e Lovario permetterà di conoscere la storia di Luigi Frascotti, importante personaggio e benefattore locale, proproetario del suggestivo torrione di Bastia, una costruzione dotata di possenti contrafforti che domina l’altura. Oggi l’edificio appartiene, in parte, al pittore Ermanno Zamboni, che lo ha restaurato e impreziosito con decorazioni e dipinti murali. Il torrione sarà visitabile in esclusiva dagli Iscritti FAI.
Cascina Sella, e il vicino borgo di Sella, si raggiungono percorrendo per 3,5 km la strada “delle frazioni alte”. Il piccolo borgo di Sella è composto da alcune case, disposte lungo il profilo della collina. Tra queste spiccano Villa De Giuli e Casa Ferro, che apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione delle Giornate FAI. Presso il forno di Casa Ferro verrà, inoltre, organizzata una dimostrazione di panificazione. Cascina Sella è costituita da sole due abitazioni e da un oratorio settecentesco decorato, di proprietà privata.

STRESA (VCO) – Villa Ducale (già Bolongaro)
Affacciata sul Lago Maggiore, aprirà Villa Ducale, tra le antiche dimore nobiliari di Stresa, solitamente non aperta al pubblico perché dal 1966 ospita il Centro Internazionale di Studi Rosminiani. Il percorso attraverserà saloni e toccherà le testimonianze rosminiane, fino al grande giardino. Agli Iscritti FAI sarà inoltre riservata la visita alla Coffee House del 1775. La villa, esempio di prestigiosa dimora dell’alta borghesia, è edificata tra il 1770 e il 1772 per Giacomo Filippo Bolongaro, arricchitosi a Francoforte con il commercio del tabacco. Nel corso dell’Ottocento passa ad Antonio Rosmini, diventando luogo d’incontro con Alessandro Manzoni e personalità legate al Risorgimento italiano. Dal 1857 è dimora della Duchessa di Genova Elisabetta di Sassonia, madre della futura Regina Margherita, assumendo il nome di Villa Ducale. La villa conserva affreschi e decorazioni originali di Giovanni Battista Ronchelli, artista attivo nel Settecento anche in altre realtà importanti del territorio, tra cui Palazzo Estense a Varese e Villa Della Porta Bozzolo, oggi Bene FAI. Con l’arrivo della Duchessa di Genova, edificio e parco sono adeguati alle esigenze della corte sabauda, con interventi legati agli architetti Pietro Bottini e Augusto Guidini. Degli arredi della vita di corte rimane solo una parte, mentre gli ambienti storici sono stati progressivamente adattati alle funzioni del Centro Internazionale di Studi Rosminiani, che custodisce archivi e un patrimonio librario di circa 110.000 volumi destinato agli studiosi.

AOSTA – Patrimonio e storia del Palazzo Vescovile di Aosta
L’apertura del Palazzo Vescovile di Aosta è un’opportunità unica per immergersi nella storia, nell’architettura e nell’arte di uno dei complessi più prestigiosi del “quartiere ecclesiastico” cittadino. Si potrà accedere a spazi di rappresentanza, in parte oggetto di recenti interventi di restauro. I visitatori potranno ammirare da vicino lo sfarzo del grande atrio neoclassico e dello scalone monumentale progettati dal ticinese Michele Albertolli, impreziositi da raffinati stucchi raffiguranti elementi simbolici, stemmi e la grandiosa figura allegorica della Costanza. Il percorso consente di contemplare il prestigioso salone d’onore al primo piano, dominato dal ciclo pittorico settecentesco iniziato dal pittore di origine lombarda Carlo Francesco Cogrossi e ultimato da Antonio Piantini. A completare il percorso, la vista sul riservato giardino interno, citato sin dall’epoca medievale, tuttora ricco di rigogliosi roseti e alberi da frutto.
Oltre le mura: dalla Porta Orientale alla Necropoli passando per la piazza razionalista
Un itinerario alla scoperta della Aosta romana, attraverso alcuni dei luoghi più significativi della città: l’area funeraria fuori le mura, normalmente non accessibile al pubblico e scenario di riti funerari dal IV al VIII secolo, la Porta Decumana e piazza della Repubblica. La partenza è prevista presso il punto FAI in Via Eduard Aubert, all’angolo di piazza della Repubblica. Un’occasione speciale è riservata agli Iscritti FAI con la possibilità, nella sola giornata di sabato, di accedere alla Biblioteca Regionale e ai suoi sotterranei, normalmente non inclusi nel percorso di visita. Qui sarà possibile scoprire da vicino le testimonianze archeologiche della Porta Decumana e conoscere una parte meno visibile e particolarmente suggestiva della storia di Aosta.

Si ringrazia il FAI per la documentazione, la collaborazione e i crediti fotografici concessi.
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