La “Torino bianca” vista e narrata da Ezio Marinoni
Fra corso Racconigi e corso Peschiera si nasconde una storia fatta di officine, costruzioni meccaniche ed esistenze operaie: siamo nel Borgo Cenisia, un quartiere che ha contribuito a forgiare l’identità industriale di Torino.
Il quartiere, o borgo, chiamato Cenisia è così delimitato:
a nord, dal tratto di corso Vittorio Emanuele II compreso tra piazza Rivoli e corso Inghilterra / corso Castelfidardo (confine con Cit Turin);
a est, da corso Castelfidardo (confine con Crocetta);
a sud, da corso Peschiera (confine con Borgo San Paolo);
a ovest, da corso Trapani (confine con Pozzo Strada).
Il nome “Cenisia” deriva dalla strada proveniente dalla Val di Susa e dal valico del Moncenisio, diretta a Torino attraverso il territorio dell’attuale quartiere; esso acquisisce una sua fisionomia a partire dal Seicento, con la presenza di molte cascine, emblematica fra tutte la Porporata, di proprietà dei Marchesi di Sampeyre, per la sua storia e per il destino subito.
Si trattava di una cascina di pianura a corte chiusa di origine seicentesca, una delle prime fabbriche rurali con villa annessa nell’agro torinese. Svolge un ruolo fondamentale durante l’Assedio di Torino del 1706 per via della sua posizione strategica sul cammino di Francia. Le truppe francesi, già nel 1704, ne fanno il punto nevralgico della loro presenza e penetrazione torinese, allo scopo di intercettare i rifornimenti e le truppe proveniente dalla Val di Susa. L’edificio è stato demolito nella seconda metà del Novecento, per creare un’area verde con installazioni sportive.
Cenisia si popola durante gli anni dell’industrializzazione, un fenomeno simile ad altri quartieri, pensiamo al Borgo San Paolo; ne consegue una straordinaria crescita demografica e urbanistica, che forma un’unica area ad alta densità industriale e operaia.
Vediamo da vicino quali sono stati i principali insediamenti produttivi che si sono insediati sul territorio.
La Ansaldo sorgeva in corso Peschiera 249, dal 1935 il suo posto viene preso dalle Officine Viberti.
FIP – Fabbrica Italiana Pianoforti. Lo stabilimento, soprannominato “Lingottino” per la sua somiglianza con il Lingotto della FIAT, si trovava in corso Racconigi angolo via Vigone e produceva strumenti musicali, guidato da Riccardo Gualino. Oggi ospita uffici pubblici e tributari. Si presentava come un imponente palazzo industriale del 1917, su progetto dell’ing. Enrico Bonicelli (Cesena, 1872 -Torino, 1939). Negli Anni Venti del Novecento, sotto la guida dell’imprenditore e mecenate Riccardo Gualino, arriva a produrre circa tremila pianoforti l’anno, fornendo lavoro a quasi un migliaio di operai.
Lancia. Il suo primo stabilimento viene costruito nel 1911, in stile liberty, all’angolo tra corso Peschiera e corso Racconigi. Oggi è sede della Circoscrizione. Era un tipico esempio di edilizia industriale in cemento armato dei primi decenni del Novecento, affiancata da costruzioni precedenti. Su via Cumiana, si presenta come edilizia civile di inizio secolo in gusto art nouveau. Su corso Racconigi, l’edificazione avviene in riprese successive, dal 1919 al 1922, a firma dell’ing. Michele Alfonso Frapolli. (Torino, 10 giugno 1880 – Torino, 14 novembre 1850).
La Lux era una azienda attiva nel settore dell’illuminazione per abitazioni.. Dov’era?
Nazzaro è stato un altro marchio automobilistico torinese, con impianti produttivi che si affiancavano a quelli della Lancia. Attiva dal 1911 al 1915, e di nuovo dal 1919 al 1923, è stata fondata nel 191 dal pilota Felice Nazzaro che, alla guida di una Fiat, vince la Targa Floria e il Gran Premio di Francia. Decide di diventare costruttore in proprio; insieme ai soci Maurizio Fabry, Pilade Massuero e Arnaldo Zoller fonda la Nazzaro & C. Fabbrica di Automobili. A causa di grandi problemi finanziari la Nazzaro & C. chiude i battenti nel 1915 e lo stabilimento di Torino è rilevato dalla Franco Tosi Meccanica. Nazzaro riaprirà a Firenze, ancora una volta senza fortuna, nonostante la produzione della Tipo 5 che nel 1920, condotta dal pilota Meregalli, vince la Targa Florio davanti all’Alfa Romeo guidata da Enzo Ferrari.
Nebiolo Macchine, dal 1922, prende il posto della ex fabbrica Dubosc, in via Boggio 26.Il complesso si presenta con una elegante facciata liberty progettata nel 1910 dall’ingegner Santané e ha dimensioni rilevanti: occupa un’area di 30 mila metri quadrati (di cui 22 mila coperti) e comprende al piano terreno un unico ambiente con i diversi reparti produttivi e al primo piano l’ufficio tecnico, l’archivio, la scuola e i magazzini. Occupava circa 600 operai, che producevano più di 900 macchine di alta qualità, sottoposte a scrupolosi collaudi prima di essere immesse sul mercato. Durante la seconda guerra mondiale è utilizzato per la produzione di bombe e armamenti. La manodopera è specializzata (con tornitori, aggiustatori, fresatori, collaudatori, montatori) e più sindacalizzata rispetto a quella degli altri due stabilimenti della Nebiolo, la Fonderia Ghisa e la Fonderia Caratteri. Negli Anni Cinquanta si susseguono scioperi e vertenze; da qui esce il nucleo principale del Consiglio di Fabbrica del 1971, uno dei primi in Italia.
Il Ruotificio Italiano era specializzato nella produzione di ruote e componenti meccanici, esempio di costruzione industriale del primo Novecento, poi ampliata per ospitare la fabbrica Comfede, la Menegatti e Corrieri Piana, fino al 1999. Il complesso è stato abbattuto e, successivamente, su una parte della superficie, si è realizzato l’edificio che ospita la residenza universitaria Borsellino (via Borsellino 32), su un’altra parte, all’angolo con corso Ferrucci, sono stati costruiti edifici a uso abitativo.
Le fabbriche non erano soltanto edifici, ma costituivano comunità di quel tempo. Operai, famiglie con bambini che giocavano nelle vie assai poco trafficate, tutto era legati da un filo e da un ritmo comune. Cenisia si fondeva con Borgo San Paolo, creando un tessuto urbano fatto di cortili, case basse e officine.
La munificenza degli imprenditori, nel quartiere, entra in gioco verso l’Istituto Tecnico per attività sociali Santorre di Santa Rosa, edificio in stile razionalista sorto come sede dell’allora Gruppo Rionale Fascista “Amos Maramotti”; di tre piani fuori terra, esso è costruito nel 1936, su progetto di Giuseppe Canestri, con un cospicuo contributo di Vincenzo Lancia. L’angolo fra corso Peschiera e via Capriolo è dominato da una torre vetrata alta 29 metri.
A partire dagli Anni Ottanta del Novecento, con la decrescita della vocazione industriale della città, i maggiori stabilimenti abbandonano il quartiere o chiudono. Nel corso degli Anni Novanta buona parte delle strutture abbandonate vengono interessate da interventi di recupero finalizzati a ospitare uffici pubblici.
Chi attraversa oggi Borgo Cenisia non si può più rendere conto di una grande storia industriale e produttiva, inserita nella storia del movimento operaio e sindacale torinese, che ha caratterizzato per decenni questo quartiere.
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