La chiesa del SS. Nome di Gesù, foto di Ezio Marinoni
Luogo di culto abbattuto in centro e “trasferito” nel Quartiere Vanchiglia
Appena dopo il Capodanno, il terzo giorno del calendario invita i credenti a festeggiare la ricorrenza liturgica del Santissimo Nome di Gesù (1).
A Torino, una chiesa porta questo nome, in corso Regina Margherita 70: quasi nascosta, sul controviale del corso, sorge poco dopo il complesso che fu dell’Italgas ed oggi è un grande polo universitario.
La venerazione del Santissimo Nome di Gesù ha inizio già nei primi tempi della Chiesa, come dimostrano i cristogrammi che decorano l’arte paleocristiana. Soltanto nel XIV e XV secolo, tuttavia, questo tratto di fede acquisisce rilevanza liturgica, dando origine a un vero e proprio culto; ciò avviene grazie all’impegno per la sua diffusione e il suo riconoscimento profuso da San Bernardino da Siena (2) e da alcuni confratelli francescani dopo di lui.
Il parroco è don Roberto Populin, titolare anche delle più o meno vicine chiese di Santa Croce in piazza Fontanesi e di San Giulio d’Orta in corso Cadore, vi celebra celebra ogni anno la messa solenne, assistito dal diacono; l’incensiere, utilizzato più volte durante la funzione, rafforza il senso della sacralità del rito.
All’interno della chiesa, illuminata da delicati e mirati tocchi di luce, poco ricorda la precedente e antica chiesa da cui deriva, eccetto un leggio, un confessionale e una lapide: la chiesa “originaria” era in centro, dedicata ai santi martiri Processo e Martiniano, le cui statue rimangono in facciata, quasi ignote alla maggior parte di coloro che transitano sulla trafficata arteria che va dalla collina e alla tangenziale.
Il presepe esposto in chiesa vuole simboleggiare il legame fra la nascita e la morte di Gesù, che trova un perfetto corollario nel ricordo e nell’esaltazione del Santissimo Nome. L’altare del Sacro Cuore, impreziosito da un mosaico multicolore, richiama l’impegno di San Leonardo Murialdo a Torino e i tanti esempi di fede da lui lasciati nei luoghi di culto.
San Bernardino da Siena è dipinto sulla volta, opera del pittore novecentesco torinese Nicola Arduino (3). Il santo francescano è in atto di ascendere al cielo, mentre un angelo dipinge l’orifiamma sullo stendardo della Confraternita del Santissimo Nome di Gesù. Si comprende, quindi, perché le chiese a lui dedicate siano officiate dall’Ordine francescano e legate in qualche modo al Santissimo Nome di Gesù, da lui tanto predicato e propugnato (ad esempio la chiesa nel quartiere San Paolo, in una graziosa piazzetta dal sapore antico).
Quando si esce dalla chiesa, anche a tarda ora e nel buio, è bene alzare lo sguardo ai due santi martiri che troneggiano in facciata. La loro presenza evoca il culto antico a loro tributato, sia pure su biografie incerte e di dubbia attribuzione (4), approdato a Torino in una chiesa distrutta (e qui in qualche modo ricostruita) per l’apertura della nuova via Pietro Micca, come ho raccontato più in dettaglio lo scorso 28 giugno 2025:
https://civico20-news.it/cultura/la-torino-bianca-vista-e-narrata-da-ezio-marinoni-3/28/06/2025/
Note
(1) Nel 1530 Papa Clemente VII autorizza l’Ordine francescano a recitare l’Ufficio del Santissimo Nome di Gesù. Papa San Giovanni Paolo II ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario Romano.
(2) Bernardino nasce l’8 settembre 1380 a Massa Marittima (Grosseto) da Albertollo degli Albizzeschi e da Raniera degli Avveduti; il padre, nobile senese, era governatore della città fortificata sulle colline della Maremma. Entra nell’Ordine francescano e diventa un apprezzato predicatore. Sceglie il trigramma di Cristo a emblema dei suoi sermoni; lo stemma si diffonde rapidamente, a iniziare dalla facciata del Palazzo Pubblico di Siena, opera dell’orafo senese Tuccio di Sano e di suo figlio Pietro. Giovanna d’Arco vuole ricamarlo sul suo stendardo e più tardi viene adottato anche dai Gesuiti. Muore a L’Aquila il 20 maggio 1444. Sei anni dopo la morte, il 24 maggio 1450, festa di Pentecoste, Papa Niccolò V lo proclama santo. San Bernardino è compatrono di Siena, della nativa Massa Marittima, di Perugia e L’Aquila.
(3) Nicola Arduino (Grugliasco, 6 agosto 1887 – Torino, 17 aprile 1974). Ha dipinto nel Santuario di San Pancrazio, alle porte di Torino; sua è la Via Crucis nel Santuario della Consolata.
(4) A Roma, i due martiri erano venerati sin dal III secolo. Sulle loro tombe, collocate nel cimitero di San Damaso, nel IV secolo viene costruita una chiesa. Il giorno della loro festività, San Gregorio Magno predica un’omelia all’interno dell’edificio, ma di questa costruzione, menzionata anche da Beda il Venerabile, non rimane traccia.
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