La “Torino bianca” vista e narrata da Ezio Marinoni. Il Cimitero è stato voluto e favorito dal Marchese di Barolo, al quale è stato intitolato il piazzale d’ingresso
La costruzione del Cimitero Monumentale di Torino è stata deliberata nel 1827 dal Consiglio dei Decurioni, antenato degli attuali consigli comunali, in sostituzione dei precedenti cimiteri di San Lazzaro (al termine del Borgo Nuovo, verso il Po, sull’attuale corso Cairoli, del quale non rimane nulla) e di San Pietro in Vincoli (oltre Porta Palazzo, di cui rimangono i muri perimetrali, oggi sede di eventi culturali). Il suo ingresso principale si trova su corso Novara, in zona Regio Parco.
La proposta e il finanziamento dell’opera avvengono su impulso di un filantropo, il Marchese Carlo Ippolito Ernesto Tancredi Maria Falletti di Barolo, ultimo Marchese di Barolo (Torino, 26 settembre 1782 – Chiari , 4 settembre 1838) che, nel 1828, con una donazione di 300.000 lire, permette l’acquisto del terreno e l’edificazione del primo nucleo. In merito, scrive Cristina Siccardi con una dettagliata analisi storica:
« La generosità di Carlo Tancredi nei confronti della città non si limita ad omaggi elargiti una tantum. Tornato fra i banchi dei decurioni nel febbraio 1828, offre al Municipio la considerevole somma di 300 mila lire per la realizzazione del nuovo cimitero di Torino, che si vuole «più vasto e più proporzionato» alla crescente popolazione cittadina e decentrato rispetto al nucleo urbano. Il gesto del marchese desta, nell’intera amministrazione, «sentimenti della più sincera ammirazione e della più profonda riconoscenza». Il Collegio decurionale accoglie il dono, consentendo la realizzazione del primitivo nucleo del grande Cimitero monumentale. Inoltre delibera di esternare il ricordo del generoso collega con un segno duraturo all’interno della necropoli, ove con l’esborso di 600 lire il marchese, nell’ottobre del 1829, si assicurerà un sito di sepoltura privata. »
(Dal sito www.cristinasiccardi.it, Carlo Tancredi Falletti di Barolo l’anonimato di un genio nell’Italia risorgimentale).

Il progetto viene elaborato dall’ingegner Gaetano Lombardi; la prima pietra è posata il 17 maggio 1828 dal Sindaco di Torino Luigi Francesetti di Mezzenile (Torino, 10 gennaio 1776 – Torino, 20 marzo 1850), autore delle Lettres sur le Vallèes de Lanzo (1823) e Presidente della Accademia di Agricoltura, fondata con il nome di Società Agraria il 24 maggio 1785, con rescritto del Re Vittorio Amedeo III, per opera di un gruppo di studiosi, scienziati e ricercatori di stampo illuminista, tra i quali si annoverano Sebastiano Giraud (Pinerolo, 1735 – Torino, 1803 o 1805), Vincenzo Virginio (Cuneo, 2 aprile 1752 – Torino, 4 maggio 1830), Carlo Ignazio Giulio (Torino, 11 agosto 1803 – Torino, 29 giugno 1859) e Costanzo Benedetto Bonvicino (Centallo, 1739 – 25 gennaio 1812).
Il 6 novembre 1829 il nuovo Cimitero di Torino apre al pubblico con l’inumazione delle prime salme e con la benedizione dell’Arcivescovo di Torino, Monsignor Colombano Chiaveroti. Si prevedono soltanto sepolture per inumazione. L’opportunità di destinare un’area alle sepolture private per tumulazione induce, nel 1841, a costruire la prima ampliazione, opera dell’architetto Carlo Sada (Bellagio, 1809 – Milano, 1873).
Il problema più rilevante da affrontare nel primo periodo è l’infiltrazione d’acqua proveniente dalla Dora Riparia, che si risolve deviando il corso del fiume e rettificandone il tracciato meandriforme, in un lungo periodo di tempo: i lavori del progetto del 1889 verranno completati soltanto nel 1930.
Infatti, le più avanzate strutture cimiteriali si rispecchiano in quel periodo nelle acque della Dora: il fiume, poco oltre corso Novara, volgeva a sinistra e percorreva, con una ampia ansa, parte delle attuali quinta, terza e settima ampliazione, per volgere a destra, sino al punto ove ora sorge il ponte Washington; da qui, si dirigeva alla confluenza nel Po. Per descrivere la situazione dei luoghi nella seconda metà dell’Ottocento e per il primo trentennio del secolo scorso, possiamo immaginare il mausoleo di Tamagno sulla riva dei fiume e il Campo della Gloria da questo sommerso.
Nel tempo, il Cimitero Monumentale subisce progressivi ampliamenti: i primi due sono progettati dall’ingegner Carlo Sada nel 1841, come già detto, e poi nel 1866; nel 1881, su progetto di Carlo Ceppi (Torino, 11 ottobre 1829 – Torino, 9 novembre 1921) vengono costruiti i porticati dei lato ovest della terza ampliazione, cui seguono, a ovest, i primi porticati della quinta. Con vari e successivi lavori, si arriverà fino all’ottavo ampliamento.
Dal 2013, i resti mortali dell’ultimo Marchese di Barolo riposano nella chiesa di Santa Giulia, nel Quartiere Vanchiglia di Torino; accanto alla moglie, l’amata Giulia, Juliette Colbert de Maleuvrier (1786 – 1864), da tutti chiamata “La Marchesa di Barolo”, per accomunarla al marito nella loro grande e immortale opera sociale e umanitaria, che si è manifestata in donazioni e lasciti, in molteplici sfere della vita sociale torinese e piemontese del secolo XIX. Il loro matrimonio era avvenuto a Parigi il 18 agosto 1806, sotto gli auspici e con il favore dell’Imperatore dei Francesi, Napoleone I.
In seguito alla deliberazione assunta il 7 maggio 2014, il giorno 27 ottobre 2015 il Comune di Torino ha intitolato il piazzale di entrata al Cimitero a Carlo Tancredi Falletti di Barolo, per ricordare il suo decisivo contributo verso quest’opera.
Qui egli era stato sepolto, dopo la morte avvenuta in terra di Lombardia, al ritorno da viaggio, a Chiari (in provincia di Brescia) il 4 settembre 1838. Al riguardo, segnalo che, al momento in cui si pubblica il presente articolo, su più di un sito la sua morte sarebbe avvenuta nel 1938, cento anni dopo il fatto reale!
Nel 2018, la tomba di famiglia dei Marchesi di Barolo ha ospitato la salma di una migrante nigeriana respinta al confine francese, grazie alla decisione presa dal C.d.A. dell’Opera Barolo (www.operabarolo.it) di destinare il monumento funebre alla sepoltura delle persone meno abbienti e cadute in conseguenza delle loro precarie condizioni di vita.
Il Cimitero di Torino è una necropoli moderna, un museo a cielo aperto che ospita moltissime e significative opere d’arte e monumenti funebri e commemorativi, e costituisce un fondamentale patrimonio culturale e storico per la Città di Torino. Chiunque voglia inoltrarsi fra i suoi lunghi viali perpendicolari, si ritroverà a camminare a lungo fra nomi che possono scrivere le vicende degli ultimi due secoli di Torino, fra storia, arte e letteratura.
Questo luogo può, quindi, essere fruito come un vero e proprio museo, scoprendo le proposte e i percorsi al seguente link:
www.cimiteritorino.it/i-cimiteri/arte-storia-e-tombe-illustri/
Fonte delle illustrazioni: Delcampe.net
