Far convivere l’approccio eminentemente scientifico a quello umanistico
Sabato 15 alle 0re 12,50 su Rai3, nel corso del programma culturale “Petrarca”, andrà in onda un servizio sul Museo Cesare Lombroso di Torino. Il servizio è stato realizzato con la consulenza del “nostro” Massimo Centini (nell’immagine) che a Lombroso e alle sue ricerche ha dedicato una parte rilevante dei suoi studi. Dopo essersi laureato con una tesi sulla fisiognomica nella costruzione del modello criminale secondo Lombroso, ha dedicato al fondatore dell’Antropologia criminale alcuni libri importanti tra i quali ricordiamo: Il volto oscuro del Piemonte. Crimini e criminali d’altri tempi (Yume) e Storia della criminologia (Diarkos). 
Centini, pregiata firma di Civico20News, ha sempre posto in rilievo l’importanza della metodologia lombrosiana, vista nel suo contesto temporale ovviamente, poiché è stata indirizzata verso aspetti correlati all’individuo e inoltre ha cercato di far convivere l’approccio eminentemente scientifico a quello umanistico.
Secondo la visione lombrosiana, il crimine ha in sé qualcosa di patologico: il criminale è un individuo contrassegnato da tratti primordiali, predestinato al delitto; ciò, per molti aspetti, deresponsabilizza il soggetto, privo del libero arbitrio e “destinato nell’agire”.
Nel 1876 in concomitanza con l’incarico di professore ordinario a Torino, costituì ufficialmente il Museo di psichiatria e antropologia criminale, nel quale trovò posto il corpus dei reperti raccolto nel corso egli anni: dai campioni anatomici alle armi, dagli oggetti realizzati dai carcerati alle fotografie, dai tatuaggi ai calchi dei volti dei criminali dei malati mentali. Un campionario di notevoli proporzioni che, ab origine, costituiva la collezione privata di Lombroso, trasferito poi nel Laboratorio di medicina legale dell’università torinese.
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