Il Medioevo a Torino, articolo di Katia Bernacci, fotografie di Marino Olivieri ph
A Torino, dal 23 maggio è stato avviato un progetto interessante: “Jan Van Eyck e le miniature rivelate”, una mostra curata da Simonetta Castronovo che, in unione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, ha deciso di esporre al pubblico, dopo parecchi anni di “oscurità”, una parte dei manoscritti e delle miniature in essi contenute presso la Corte Medievale di Palazzo Madama.

In un profluvio di colori e immagini assolutamente incredibili che mostrano la bravura degli artigiani pittori piemontesi, lombardi, fiamminghi e francesi, emerge il “Codice della Catena”, volume che contiene i primi statuti della città di Torino del 1360, forse anche per la grande catena ad anelli che vi è collegata, tramite la quale veniva incatenato al suo scanno nel vestibolo del Palazzo del Comune, per impedirne il furto. Il documento, concesso nel 1360 dal Conte Verde Amedeo VI di Savoia, al Comune di Torino, sanciva le regole di vita sociale, prescrizioni, divieti e sanzioni per i cittadini. Era un atto politico importante, poiché formalizzava la riconciliazione tra l’aristocrazia cittadina e il conte, sottraendo Torino al governo del principe Giacomo d’Acaia. Il Codice della Catena è considerato una preziosa testimonianza della vita medievale torinese, offrendo uno spaccato dettagliato della società del Trecento.

La mostra cita nel titolo stesso in riferimento a un grande artista fiammingo, Jan Van Eyck, considerato uno dei più grandi maestri della pittura fiamminga del XV secolo. Nato intorno al 1390 a Maaseik, nelle Fiandre, si dedicò alla tecnica della pittura a olio, perfezionandola fino a ottenere una resa straordinaria della luce e dei dettagli. Inizialmente in bottega all’Aja, divenne pittore di corte di Filippo il Buono, duca di Borgogna, e svolse anche missioni diplomatiche per lui, come spesso accadeva agli artisti, che venivano accettati nelle corti per la loro preparazione e bravura. Si stabilì a Bruges nel 1432, dove visse fino alla sua morte nel 1441. Tra le sue opere più celebri si può ricordare il conosciuto “Il Matrimonio Arnolfini” (1434), noto per la sua incredibile attenzione ai dettagli e simbolismi e il “Ritratto di uomo con turbante rosso” (1433), forse un autoritratto. Van Eyck fu tra i primi artisti a firmare le proprie opere e spesso aggiungeva il motto Als ich kan (meglio che posso), segno della sua ambizione artistica ma anche di una certa ironia.

Tra le sue opere si trovano le miniature prodotte per il codice “Très Belles heures de Notre Dame di Jan Berry”, noto anche come “Heures de Turin-Milan”, conservato nel museo di Antichità di Torino, che appare in pubblico dopo parecchi anni, addirittura da prima del Covid.
Si tratta di un manoscritto commissionato dal duca Jean de Berry nel 1389, considerato uno dei capolavori dell’arte franco-fiamminga e un’importante testimonianza della devozione medievale: i libro d’ore erano destinati alla preghiera personale ed erano particolarmente diffusi tra i nobili e i ricchi mercanti, che li usavano per seguire le Ore canoniche, ovvero le preghiere recitate in diversi momenti della giornata. Questi libri contenevano il calendario liturgico, con le festività religiose, l’ufficio della Vergine, una serie di preghiere dedicate a Maria, i salmi penitenziali e le litanie dei santi, l’ufficio dei defunti, per la commemorazione dei morti, le ore della Croce, legate alla Passione di Cristo. E naturalmente servivano anche per dimostrare la propria potenza ai visitatori, poiché anche all’epoca avevano un costo non indifferente.
Jan Van Eick non fu l’unico artista a inserire le proprie miniature nel “Très Belles heures de Notre Dame di Jan Berry”, la prima fase della decorazione del manoscritto fu affidata al Maestro del Parement di Narbonne, attivo alla fine del XIV secolo e poi a pittori della scuola fiamminga.

Nella mostra imperdibile di Torino, si può osservare la “Nascita di san Giovanni Battista” di Jan Van Eick, dove appare un interno dettagliato, con figure che si muovono in uno spazio ben definito e illuminato in modo realistico. Van Eyck, maestro della luce e del dettaglio, riempie la composizione con microscopici oggetti, creando un senso di profondità e realismo straordinario. La stanza principale si apre su altri ambienti, dando una sensazione di continuità spaziale.
La mostra è altresì corredata da alcune conferenze dedicate ai Libri d’Ore e alle miniature. È stato anche annunciato che nel mese di giugno prenderà vita un catalogo della mostra che conterrà proprio le immagini rivelate al pubblico con approfondimenti necessari all’osservatore di oggi.
Mostra: Jan Van Eyck e le miniature rivelate
50 capolavori della raccolta di manoscritti di Palazzo Madama
Dal 23 maggio all’8 settembre 2025
