L’Ordine dei Giornalisti del Piemonte inizia una collaborazione con il Coordinamento Torino Pride.
Il 28 maggio scorso, nella newsletter periodica, l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte ha comunicato agli iscritti che aderirà formalmente al “Torino Pride 2025”.

Nella comunicazione si legge: “La decisione è stata presa all’unanimità dal Consiglio regionale dell’Ordine a testimonianza dell’impegno contro ogni forma di discriminazione nel rispetto del Testo unico dei doveri del giornalista che tutela l’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone”.
E’ stato annunciato ai giornalisti piemontesi che si sta andando verso la “stesura di una carta deontologica sull’informazione e i temi Lgbtq+, in collaborazione con il Coordinamento Torino Pride”.
Una scelta senz’altro importante, dalla portata storica e che sta già facendo discutere – e non poco – quei giornalisti che hanno una formazione cattolica, evangelica, ortodossa, ebraica e che non possono pensare ad una nuova forma restrittiva sull’espressione del pensiero e il diritto alla critica.
Da Palazzo Ceriana-Mayneri, sede dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, fanno sapere che il 4 giugno prossimo, alle ore 10, vi sarà un corso di formazione dal titolo “Dirlo bene” a cui parteciperanno, fra gli altri, il Coordinatore del Torino Pride, Luca Minici, il Consigliere del Torino Pride e Presidente del Maurice Glbtq, Sonia Darino, il Professore di Diritto Privato all’Università di Torino e titolare del Corso di “Queer Studies”, Antonio Vercellone.
Appresa la notizia, diverse associazioni cattoliche, evangeliche e pro-life hanno espresso preoccupazione per l’iniziativa in quanto il “Torino Pride” è un momento divisivo che, ad ogni edizione, divide profondamente i torinesi.

Non pochi, alcuni dei quali sacerdoti, si sono chiesti: che posizione prenderanno i settimanali cattolici diocesani? I giornalisti cattolici cosa pensano di questa presa di posizione dell’Ordine?
Forte è l’attesa di un intervento dell’Arcivescovo di Torino, Cardinale Roberto Repole, dopo che Leone XIV ha dichiarato che si deve costruire una società civile ed armonica “investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, ‘società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società’”.
L’argomento terrà banco e susciterà spazio di discussione e confronto. Gli sviluppi si vedranno.

Ottimio articolo di denuncia di un vezzo che oggi purtroppo rienta nella consuetudine, anche per la connivenza del cattocomunismo, vero cancro della società.Uomini di pensiero, politici e prelati giovannei, tutti uniti nella distruzioen etica e morale dell’Uomo
Grazie Francesco.
Non pochi hanno rumoreggiato per questa iniziativa che – ovviamente – non rappresenta e non può rappresentare una intera categoria.
Per fortuna neanche tu rappresenti la categoria. Impara a scrivere…
Non voglio fare una polemica sociologica, ma questa mania di festeggiare chi è gay sembra quasi un segno di disagio delle persone che hanno paura di avvicinarsi all’altro sesso. È come se i maschi dicessero “ arrangiamoci tra noi perché le femmine sono esigenti, litigiose e piene di pretese “; ed è come se le femmine dicessero “ meglio non avere un marito perché dopo un po’ diventa violento e infedele e beve e non va a lavorare “.
Con questi pensieri si demolisce il senso della coppia che si sposa e mette su famiglia e non nascono più figli. I giornalisti che inneggiano al mondo gay sono tutti scriteriati che non vedono più in là del loro naso