La “Torino bianca” vista e narrata da Ezio Marinoni
Per cercare di comprendere la storia e la figura seicentesca della Beata Maria degli Angeli, riprendo un passo scritto da don Giuseppe Tuninetti in Santi e beati piemontesi (Il Punto – Piemonte in bancarella, 1998, pp. 77-78):
«Scrivere della beata Maria degli Angeli significa inoltrarsi nel terreno umanamente inesplorabile, avvincente, ma anche cosparso di tranelli, della mistica. (…) Qui, più che altrove, si richiede di spogliarsi non soltanto dei pregiudizi ideologici, ma anche delle proprie categorie mentali e lasciarsi introdurre, per quanto possibile, nella logica e nel linguaggio della mistica, che proprio nei carmelitani S. Teresa d’Avila e S. Giovanni della Croce aveva raggiunto i suoi vertici.»
Il 7 gennaio 1661, dunque, nasce a Torino Marianna Fontanella, in una casa di via dei Mercanti su cui è stata posta una targa, benedetta dal cardinale arcivescovo Severino Poletto, nella ricorrenza dei 350 anni dalla nascita. In quella occasione, il Presidente del Consiglio Comunale Giovanni Maria Ferraris. ha detto: «E’ importante per le istituzioni ricordare questa figura, sia per la testimonianza che emerge dell’attenzione e del rispetto reciproco tra un’istituzione laica, qual è il Comune di Torino, e l’istituzione religiosa della Chiesa, sia nel comprendere come il rapporto tra le persone sia fondato su di un aspetto trascendente, che l’umanità spesso trascura nel quotidiano ed al quale si affida solo nei momenti di difficoltà.»
Lo stesso Ferraris ha aggiunto che «proprio negli anni più bui di Torino, dilaniata dalla pestilenza affrontata nel 1630 con coraggio dal sindaco Gian Francesco Bellezia, così come nel periodo delle fondazioni dei vari corpi, armi ed ordini militari, e del Risorgimento con il raggiungimento dell’unità del nostro popolo, nella nostra società vi è sempre stata la presenza dell’istituzione religiosa che, con riserbo e discrezione, ha saputo incidere positivamente per la buona riuscita delle scelte politiche e per l’attenzione ai più bisognosi, tutte istituzioni orientate al bene comune.»
Tra gli antenati della mamma di Marianna Fontanella, originaria di Chieri, emerge Marta Tana, madre di San Luigi Gonzaga (1568-1591), che immola la sua vita a 23 anni, a servizio tra gli appestati di Roma. Questo esempio familiare è importante per la formazione spirituale di Marianna, arricchitasi con la devozione alla Madonna e a San Giuseppe.
La giovane Marianna, affidata alle cure di un precettore, a 14 anni rimane orfana di padre.
Un anno dopo, nel maggio 1676, matura la chiamata da Dio, durante l’Ostensione della Sindone. Lei si trova su un palco affollato di religiosi: accanto a lei un carmelitano, padre Francesco Antonio di Sant’Andrea, è colpito dalla espressione estatica e rapita di una fanciulla quindicenne, quest’incontro è la realizzazione di una vocazione già sbocciata nel segreto. Il rapporto con la Sindone, fra l’altro, sarà una nota costante e saliente nella vita religiosa di Maria degli Angeli.
Finalmente vinta l’opposizione della famiglia, il 19 novembre dello stesso anno entra nel monastero delle carmelitane scalze di Santa Cristina, attiguo all’omonima chiesa, con il nome di Maria degli Angeli e l’anno successivo pronuncia i voti solenni.
«Fatta la professione religiosa il 26 dicembre 1677, assumendo il nome di Maria degli Angeli, visse come un vero calvario il primo periodo di vita carmelitana, precisamente fino al termine del 1691: furono anni di oscurità spirituale, di forti tentazioni, soprattutto del silenzio di Dio. Tuttavia non le mancarono nel frattempo intense consolazioni spirituali; infatti dal 1682 le estasi si fecero frequenti e spesso avvenivano in pubblico, provocandole grande confusione.» (Tuninetti, op. cit., p. 79)
Queste sofferenze e prove interiori le fanno acquisire piena maturità umana e spirituale e un equilibrio interiore che traspare dal suo comportamento.
In quel 1691, a soli trent’anni, è scelta quale educatrice delle novizie. Nel 1694 è nominata priora, previa dispensa apostolica per la giovane età; verrà confermata nella carica per altre tre volte.
Intorno a lei, il contesto politico non è facile, da anni il Ducato di Savoia è in guerra con la Francia. Vittorio Amedeo II, uscito di minorità, assume il governo dello Stato nel 1684, sotto la pressione della onnipresente, vicina e ingombrante Francia.
Nel silenzio del Carmelo di Santa Cristina, Maria degli Angeli prega e fa pregare.
Il suo primo biografo, Elia di Santa Teresa, scrive La diletta del Crocifisso (1729), in cui ricorda che «lo zelo della Ven. Madre, che chiudersi non potea ristretto entro a’ cancelli del Chiostro, volava supplicante al Trono dell’Altissimo, acciocché degnar si volesse di spegnerne una volta l’ardore (del conflitto, N.d.A.). Compiacquesi Dio esaudire la sua Diletta, e le fece sapere che avrebbe ricondotta in questi contorni la pace se l’Augusta (città, N.d.A.) di Torino ponevasi sotto la protezione del Glorioso patriarca San Giuseppe”. La sua supplica è portata al Comune da Giovanna Battista di Savoia – Nemours e dalla duchessa consorte, Anna d’Orléans, tramite il Marchese Carlo Francesco Morozzo. Nella seduta del Consiglio del 31 dicembre 1695 il Comune acclama “il Glorioso S. Gioseppe per Comprotettore della Città.»
Le dame di Corte, che accompagnano la Madama Reale nel monastero, sono spettatrici stupite delle sue estasi. Arrivano come una liberazione tanto desiderata la fine della guerra e la liberazione di Torino, sancite dalla Pace di Vigevano del 1696, ulteriormente sancita con il matrimonio di Maria Adelaide con il Duca di Borgogna.
Nella città di Torino aumentano l’ammirazione e la stima per la carmelitana, in primo luogo fra i Duchi di Savoia, che diventano suoi confidenti.
Innamorata di San Giuseppe, Maria degli Angeli il 29 settembre 1698 chiede al Comune un quadro con l’effigie di questo santo in qualità di intercessore per la città, da esporre il giorno della festa del Patrocinio di San Giuseppe e in altre celebrazioni pubbliche. L’opera viene commissionata all’artista Daniel Seiter (1647 – 1705), che la esegue a Roma, mentre lavora alla decorazione della chiesa di Santa Maria in Vallicella. Giunto a Torino, il quadro, prima di essere consegnato alle suore, sarà esposto in Comune e, per tutto il Settecento, utilizzato durante la Festa del Patrocinio. Ce lo attesta Ignazio Nepote nell’opera Il pregiudizio smascherato da un pittore (Venezia 1770), con queste parole: «Le Carmelite Monache / Quando la festa celebran / Detta del Patrocinio / Del Sposo della Vergine / Di Daniel (Seiter, N.d.A.) espongono / un’opera, dove il Figlio / Sta con Maria in braccio, / Quai San Giuseppe mostraci.»
La tela si disperde con le soppressioni napoleoniche e ricompare nel 1993, ripresentata al pubblico in una mostra a Palazzo Carignano nel 2011.
Con le sue visioni, la nostra mistica prevede la agognata nascita dell’erede della dinastia sabauda, Vittorio Amedeo Giuseppe, che vede la luce nel maggio 1699, dopo quindici anni di attesa, e del fratello, Carlo Emanuele.
Desiderosa di sfuggire alla notorietà e spinta dal desiderio di fondare un altro Carmelo che possa accogliere le giovani, nel 1703 fonda a Moncalieri un nuovo Carmelo dedicato a San Giuseppe, ma non può trasferirsi in quel luogo per l’opposizione dei Savoia, che esercitano pressioni sull’Ordine per impedire che lei si allontani da Torino in un periodo delicato.
Maria degli Angeli giocherà un ruolo importante anche durante l’assedio francese del 1706. Rassicurata da due successive visioni della Madonna, esorta la città a resistere e ad avere fede, sempre supportata dal Beato Sebastiano Valfré (1629 – 1730); lei è certa che il 7 settembre, festa di “Maria Bambina”, la città sarà salva. La sua frase risuona nelle strade di quella piccola Torino, ripresa dal Valfré e ripetuta sui bastioni e fra i militari sfiniti: “Alla Bambina vinceremo. La Bambina sarà la nostra liberatrice” (1).

Inoltre, Maria degli Angeli prevede la peste bovina che colpisce il Piemonte fra il 1713 e il 1715. La fama della sua santità va ben oltre le soglie della clausura, soprattutto per le frequenti visite al monastero da parte delle principesse reali e del loro seguito. Persone di ogni ceto e categoria, fino a Vittorio Amedeo II, ricorrono a lei per un consiglio o per chiedere la sua intercessione presso il Signore.
Il 16 dicembre 1717, a soli 56 anni, la sua vita terrena si conclude. Il corpo di Maria degli Angeli viene sepolto sotto il coro grande della chiesa di Santa Cristina, dove rimane fino al 1802, quando il Carmelo è chiuso dalle leggi napoleoniche. Le sue spoglie vengono trasferite nella chiesa di Santa Teresa, nella omonima via e a brevissima distanza; nel 1988 saranno traslate nella chiesa delle carmelitane scalze a Moncalieri.

La causa di beatificazione, già avviata nel 1720 (il 5 maggio 1778, Papa Pio VI ne proclama le virtù eroiche), si conclude quando Pio IX, il 25 aprile 1865, la iscrive tra i beati, fissandone la memoria al 16 dicembre.
Nel 1866 San Giovanni Bosco (1815 – 1888) ne scrive la biografia che diffonde tra le sue “Letture Cattoliche”, proponendola come modello di santità e di amore cristiano.
L’immagine di Maria degli Angeli che oggi conosciamo si diffonde dopo il 1865, grazie ad alcune incisioni e, in seguito, ad un’immagine cromolitografica fatta eseguire dalla Lega Eucaristica (2), opera fondata dai Carmelitani Scalzi nel 1897; in essa è raffigurata a mezzo busto, con il Crocifisso tra le mani, a volte con un libro, il naso pronunciato a stagliarsi sul viso.
Un suo ritratto significativo è conservato a Torino, all’interno del refettorio dell’Istituto di Santa Maria Maddalena, in via Cottolengo, una delle tante istituzioni create dai Marchesi di Barolo nella loro opera sociale.
Un secondo ritratto è conservato al Carmelo di Moncalieri, proveniente da Vigone. La vicenda di questo dipinto, quasi segreta, è svelata da una supplica del 1874 del Conte Luigi Arnaldi di Balme.
Un terzo ritratto, infine, è stato ritrovato a Saluzzo, nella chiesa dell’ex monastero di Santa Maria della Stella, recante una scritta apposta dopo la beatificazione: “B.M. MARIA AB ANGELIS CARMELIT. EXCALCE. OBIJT / TAURINI ANNO DOMINI 1717 DIE 16 DECEM. AETAT. A ° 57”.
In un linguaggio antico e aulico, percepiamo il racconto di una devozione antica e forte per questa figura che tanto ha dato alla città di Torino, che meriterebbe una riscoperta, non solo in chiave religiosa.
L’anno 2025, che volge al termine, segna il 150° della proclamazione della Beata: in questa occasione è stato avviato il progetto di restauro dell’urna che ha contenuto le spoglie di Maria degli Angeli dal 1865 al 1988, al quale si può contribuire anche con una piccola donazione.

Note
1) Alla festa liturgica si affianca un’antica devozione popolare a Maria Bambina. Negli anni fra il 1720 e il 1730 una francescana di Todi (suor Chiara Isabella Fornari) realizza per devozione personale alcuni simulacri in cera di Maria neonata, avvolta in fasce. Una di queste effigi nel 1739 è donata alle suore Cappuccine di Santa Maria degli Angeli, in Milano. Le suore ne propagano la devozione, che nel contesto ambrosiano trova un terreno fecondo. Dopo trasferimenti e vicissitudini, la statuetta approda nella casa generalizia delle Suore di Carità di Lovere, in via Santa Sofia a Milano, dove diventa popolare, tanto che ad oggi le suore di questa congregazione sono popolarmente chiamate “di Maria Bambina”.
2) La Lega Eucaristica nasce a Milano il 16 gennaio 1896, col nome di S. Lega Eucaristica, da Padre Gerardo Beccaro, carmelitano scalzo, per unire i cattolici in devozione speciale verso l’Eucaristia e per riparare le offese a essa arrecate. Seguiranno una tipografia per l’edizione di stampe cattoliche (fra cui il periodico mensile L’Aurora del Secolo del Sacramento), un ospizio nazionale per i derelitti e il tempio monumentale dedicato al Corpus Domini, inaugurato in Milano il 2 novembre 1897, eretto con le oblazioni degli iscritti alla Lega in Italia, Belgio e Francia.
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