La sanità pubblica sotto la lente della UIL.
Il Segretario Confederale della UIL, Santo Biondo, parlando di sanità pubblica ha detto: “Il sistema sanitario nazionale è prossimo al punto di non ritorno: senza misure strutturali e lo sblocco dell’imbuto formativo, la carenza di professionisti nella Sanità sarà cronica, a danno del diritto alla salute dei cittadini“.
Questa cosa preoccupa, non poco, i cittadini italiani che, manco a dirlo, sono stanchi di vedere l’avanzata e la proliferazione di cliniche private a scapito della sanità pubblica.
L’allarme lanciato dalla UIL è sempre lo stesso: “Nei prossimi anni, il numero di medici e infermieri che andrà in pensione sarà di gran lunga maggiore di quello dei potenziali nuovi assunti“.
Purtroppo è una triste realtà che il Governo e le Regioni stanno sottovalutando. La politica risulta spaccata sul tema della sanità e a farne le spese sono quei cittadini che non hanno possibilità di curarsi al di fuori del SSN.
I servizi sanitari sono sempre più cari e sempre meno accessibili alle tasche della maggioranza del Paese.

A Cuneo, tanto per fare un esempio, il Direttore Generale di ASLCN1, Giuseppe Guerra, ha deciso che “dal 15 aprile prossimo la sede della postazione di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) di Cuneo sarà trasferita dall’attuale collocazione presso la CRI (piazzale Croce Rossa 1) alla nuova sede presso la Struttura ex Mater Amabilis Angeli (viale Federico Mistral 9 in prosecuzione del viale Angeli oltre la Chiesa)“.
Peccato che tale sede sia fuori mano per la maggior parte della popolazione cuneese e che sia addirittura irraggiungibile per quanti abitano nelle frazioni dell’Oltrestura dal momento che non vi è nessun servizio di Trasporto Pubblico Locale, con una linea dedicata a portare le persone all’ex Mater Amabilis.
I medici che svolgono servizio di continuità assistenziale, poi, sempre più raramente vanno a fare visite domiciliari e per il paziente non è possibile l’accesso diretto all’ambulatorio ma deve preventivamente chiamare il numero gratuito 116117, ed attendere di essere ricontattato dal medico in turno.
Chi vi scrive, nel gennaio 2024, dimesso dall’ospedale dopo intervento chirurgico ortopedico, ha atteso cinque ore di essere ricontattato, ha dovuto recarsi con punti e tutore ortopedico in ambulatorio, per vedersi prescrivere un farmaco da banco non necessitevole di prescrizione medica.
Una sanità che va in questa direzione spinge il cittadino a dover cercare un’alternativa che solo il privato offre.
Unico neo è che la sanità privata si fa pagare lautamente e, dunque, il cittadino riversa la sua angoscia da patologia – più o meno seria – sul Pronto Soccorso del nosocomio cuneese che, ad oggi, gestisce un numero di accessi simile all’Ospedale Cardarelli di Napoli.
Il tema è complesso e bisognerà tornarci. Per il momento attendiamo e vediamo gli sviluppi.

Con questa situazione è follia pensare a comprare armi per decine di miliardi! Non può esistere una decisione del genere con i problemi sanitari che abbiamo anche qui al nord! Ci sarà qualcuno al governo che prende seriamente a cuore i problemi di salute degli italiani? Deve esserci! Non ha senso continuare così! La sanità italiana qualche decennio fa era con la scuola il nostro fiore all’occhiello, nessuno se lo ricorda? Con la maledetta UE è andato tutto a ramengo!!! Dobbiamo liberarcene presto!!!!