Due vicende recenti offrono lo spunto per riflettere su tecniche, controlli e verifiche nel mondo dei beni culturali
Negli ultimi mesi due episodi hanno riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra giustizia, arte e autenticità.
Il primo riguarda un dipinto seicentesco attribuito a Rutilio Manetti -vicenda che coinvolge il critico d’arte Vittorio Sgarbi- sequestrato dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nell’ambito di un’inchiesta sulla sua provenienza.
Il secondo riguarda il presunto autoritratto di Benvenuto Cellini, presentato nel 2021 come scoperta clamorosa e oggi oggetto di contestazioni tecniche e di un provvedimento di sequestro confermato dalla Cassazione. Due vicende diverse, ma accomunate da una domanda cruciale: come si accerta l’autenticità e la provenienza di un’opera d’arte?
Ogni opera ha una sua “biografia”, chiamata “provenance”: il percorso di proprietà, esposizioni, passaggi in asta. Una provenienza completa garantisce stabilità e valore, mentre le lacune aprono a dubbi, rischi e contestazioni. Sia nel caso Manetti sia in quello Cellini, la catena della provenienza è stata messa in discussione. Ed è proprio lì che hanno avuto inizio i controlli.
Quando la storia documentaria non basta, entrano in gioco le analisi di laboratorio.
Prima di proseguire una precisazione doverosa merita il cosiddetto metodo al Carbonio 14. La tecnica è più utile per datare materiali organici di migliaia di anni. Per oggetti degli ultimi 400 anni, la precisione del metodo è inferiore e può fornire solo un lasso di tempo di qualche centinaio di anni, che non è sempre informativo.
- Con la fluorescenza a raggi X (XRF) si identificano i pigmenti: nel caso del presunto Cellini, la presenza del “blu di Prussia” – colore noto solo dal Settecento – ha sollevato dubbi sulla datazione cinquecentesca.
- Le analisi stratigrafiche rivelano ridipinture o aggiunte: in casi analoghi, un panneggio o un oggetto inserito a posteriori possono alterare l’iconografia originale.
- Radiografie e riflettografie svelano disegni nascosti, pentimenti e modifiche che aiutano a distinguere l’opera antica dal ritocco moderno.
La scienza, insomma, diventa arbitro silenzioso ma fondamentale.
Anche i materiali raccontano la loro storia:
- Le tavole lignee, i telai delle tele, le cornici si datano con l’analisi degli anelli di crescita -Dendrocronologia- o con la Spettroscopia Molecolare, messa a punto dal Museo d’Arte e Scienza di Milano, di cui per numerosi anni sono stato il referente in Piemonte.
- Le tele rivelano l’epoca grazie a fibre e tessiture.
- Le cornici e i chiodi originali, così come i rifoderi successivi, sono indizi cronologici preziosi.
Nel presunto autoritratto di Cellini, ad esempio, la presenza di una cornice ottocentesca e di un’etichetta coeva con la scritta “Tête d’Homme. Benvenuto Cellini” ha alimentato ulteriori discussioni.
Accanto alle analisi materiali, un ruolo decisivo lo giocano le banche dati dei beni culturali sottratti. In Italia il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale gestisce un archivio che dialoga con l’Interpol. È in questi registri che un dipinto può essere riconosciuto come trafugato: nel caso Manetti, le verifiche hanno riguardato proprio la corrispondenza con opere segnalate in passato.
Un’opera può anche essere camuffata per renderla irriconoscibile: aggiungendo un oggetto, cambiando un volto, modificando una luce. In tali situazioni intervengono i restauratori.
La rimozione controllata delle ridipinture, il confronto con fotografie d’archivio e l’uso di microscopi rivelano la mano di chi ha tentato di mascherare un’origine diversa.
Queste vicende dimostrano quanto sia stretto il legame fra tribunali, laboratori scientifici e mercato antiquario. Un’opera può valere milioni, ma soltanto se autenticità e provenienza sono certificate senza ombre. Per questo i sequestri e le verifiche, pur generando clamore, rappresentano strumenti di garanzia: difendono la legalità, tutelano il patrimonio storico-artistico e danno sicurezza a collezionisti e istituzioni.
Il caso Manetti e il caso Cellini – pur diversi tra loro – hanno acceso i riflettori sullo stesso tema: dietro ogni dipinto c’è un intreccio di storie, documenti, materiali e indagini che va ben oltre l’apparenza.
La verità su un’opera non si stabilisce mai con uno sguardo superficiale, ma attraverso la convergenza di scienza, archivio, restauro e diritto. È in questo dialogo che prende forma la reale identità di un’opera d’arte, al di là delle polemiche e delle interpretazioni.
A questo proposito Vi propongo un mio filmato relativo alla valutazione e interpretazione dell’autenticità su Manufatti Lignei:
