Un viaggio a ritroso nel tempo per ricordare anche le scelte sciagurate del Parlamento repubblicano
Oggi è il 2 giugno, settantanovesimo anniversario di quel tanto discusso Referendum Istituzionale che dopo l’esito di segno opposto segnalato ufficialmente al Papa Pio XII e al Re Umberto II di Savoia, risultò completamente capovolto, con la proclamazione della Repubblica.
Evento che, per lunghi anni, ha anche rappresentato il trionfo della retorica, tutta a senso unico, quasi come in Italia, prima della fragile repubblica avesse regnato il caos. Si sono offuscati i valori del Risorgimento, le guerre mondiali e la solidarietà spontanea e generosa. che univa, soprattutto in occasione di eventi calamitosi il Nord con il Sud, sempre con l’intervento della Casa Regnante.
Nonostante il cambio istituzionale, in Italia, dalla Costituente sino all’elezione della V Legislatura del 1968, senza contare le elezioni comunali e provinciali, ci fu un Partito che traeva la sua fonte d’ispirazione nel ritorno di Re Umberto II° a regnare in Italia e portava nel simbolo la Corona e la Stella d’Italia.
Nel gergo popolare e nella propaganda elettorale, si indicava, per brevità “Vota Stella e Corona.” Così si esprimeva, la propaganda elettorale per il partito dei Monarchici.
Il leader indiscusso di quel Partito, che in ultima denominazione fu chiamato “Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica “ è sempre stato Alfredo Covelli che esprimeva l’unità dei monarchici, dopo il costituirsi di una fazione, poi rientrata, animata dall’armatore Achille Lauro, parlamentare che fu eletto anche sindaco di Napoli.
I Monarchici, oltre al riferimento istituzionale, ed alla scelta Atlantica ed occidentale dell’Italia, erano portatori di un programma moderato d’ispirazione liberale, volto alla ricostruzione del Paese dopo il dramma della Seconda guerra mondiale.
Tra le “perle” della prima repubblica ci fu l’istituzione delle Regioni che espresse i consigli regionali elettivi, la giunta di Governo e il suo Presidente. Con il senno di poi, alcuni partiti politici e ampi settori dell’Opinione pubblica disconoscevano già nel progetto, questi carrozzoni deleteri che di fatto hanno affossato le province che avrebbero dovuto essere potenziate, ma che, nel 2014 dopo per la sciagurata scelta del Comunista Del Rio, finirono soppresse, trascinando nel caos il funzionamento delle scuole, la manutenzione degli istituti scolastici e dei trasporti locali.

Le regioni si sono subito contraddistinte per il foraggiamento dei partiti politici con la moltiplicazione di incarichi e elargizioni di prebende, per politici e burocrati politicizzati. Alcune regioni si sono distinte in modo particolare, non per fornire servizi efficienti a favore dei cittadini, ma per il proliferare della corruzione, incistata soprattutto nella Sanità.
Come già accennato, tra gli interventi caratterizzanti della V legislatura, ci fu l’approvazione affrettata dell’Istituzione delle Regioni a Statuto ordinario, ostinatamente voluta dal siculo- repubblicano Ugo La Malfa, che i politici accorti di allora, in particolare monarchici, liberali e qualche corrente della Democrazia Cristiana avevano già giustamente definito “carrozzoni!
Le polemiche attualissime, oltre a dimostrare l’inutilità delle Regioni, puntano il dito sulla non attuazione di un effettivo decentramento amministrativo su base autonomista che avrebbe potuto portare vantaggi ai cittadini, Invece anche su queste tematiche, si sono sprecate troppe parole e vuota retorica orchestrata da un Ministro che ormai si è ridotto in termini di credibilità a rappresentare la macchietta di se stesso, ma già allora, i Monarchici, lontani dalle conventicole della partitocrazia, ci vedevano lontano.
L’on Alfredo Covelli, nella seduta della Camera dei deputati del 26 gennaio 1970, aveva elevato una vibrante e motivata critica al provvedimento in esame. Lo sottoponiamo integralmente all’attenzione dei nostri lettori, che potranno conoscere le motivazioni espresse, in parte profetiche e di viva attualità.
Camera dei Deputati, V Legislatura. Seduta del 26 gennaio 1970. Dichiarazione di voto dell’On. Alfredo Covelli
COVELLI.” Annuncio, a nome del gruppo del partito democratico di unità monarchica, che noi voteremo contro questa legge che è l’ultimo atto, purtroppo, che, almeno in questa Assemblea, si compie per dare concretamente inizio o per mettere concretamente in “moto la macchina funesta che realizzerà le regioni. Voteremo contro per ragioni di coerenza, avendo avversato in tutte le sedi e in ogni circostanza l’attuazione delle regioni. Voteremo contro anche e soprattutto in considerazione del fatto che la regione, così come la si vuole attuare, è un aborto, è un mostro, da qualsiasi punto di vista la si voglia considerare, anche e soprattutto, dal punto di vista di un ragionevole e razionale decentramento. stato spesso evocato a proposito e a sproposito in questo dibattito – è vero, onorevole Di Primio? – lo spirito dei costituenti in ordine alle regioni. Ma nessuno ha ricordato – lo faremo noi che in quello spirito vivemmo da modesti protagonisti – che le regioni, nella formazione della Costituzione, rappresentavano un sogno lungamente perseguito da taluni implacabili integralisti e da altrettanto implacabili repubblicani per dispetto, e per calcolo, i quali non nascondevano il proposito di distruggere fin nelle ultime vestigia la struttura e il fondamento dell’Italia laica, risorgimentale e monarchico costituzionale. Era, onorevoli colleghi, l’istituto delle regioni, nella formazione della Costituzione, un atto polemico, uno strumento politico, un altro baratto tra gruppi e ideologie contrapposti, come il non abbastanza famoso articolo 7; e perciò irrazionale, superficiale, affrettato, illogico. Vogliamo dire con tutta tranquillità ai colleghi della maggioranza regionalista che, se le regioni a statuto ordinario fossero state attuate nei tempi previsti dalle norme transitorie della Costituzione, cioè nel 1948, noi avremmo potuto meglio capire la loro fretta, il loro fervore, il loro furore: l’attuazione della regione si sarebbe potuto spiegare o collocare in un paese che doveva essere ricostruito ab imis fundamentis. Ma attuare oggi la regione, nel modo sbagliato, con leggi sbagliate, nel momento sbagliato, consentitemi di dire francamente che è semplicemente aberrante. Con questo noi, che siamo stati sempre estremamente realisti, estremamente sensibili alle spinte dell’evoluzione e dell’attualità, non vogliamo escludere che è tempo questo anche di larghi decentramenti. Ma noi vogliamo dirvi con molta umiltà, ma anche con solida convinzione, che nel momento in cui lo Stato italiano attraversa la più grave delle sue crisi – che è crisi di autorità, crisi di potere, crisi di coscienza, crisi di costume , crisi di competenza, crisi di istituti – attuare le regioni a statuto ordinario, e attuarle prima delle leggi-quadro, quelle che dovrebbero definire i limiti della competenza, è indubbiamente il colpo più duro che voi, colleghi della maggioranza regionalista, potete infliggere alle strutture fondamentali del nostro Stato , del nostro paese. Il popolo italiano, onorevoli colleghi della maggioranza, i lavoratori italiani – è una nostra convinzione – premuti e oppressi da immensi e crescenti problemi, si aspettavano ben altre cose, ma soprattutto si aspettavano uno Stato autorevole ed efficiente nel promuovere leggi e nel farle rispettare, nel tutelare l ‘ordine democratico, nel provvedere alla difesa della pace, della libertà, della sicurezza dei cittadini. Ebbene voi date ai lavoratori italiani il divorzio e le regioni: state per dare, soprattutto uno Stato che cresce in debolezza e inefficienza, uno Stato, cioè, maturo per essere travolto, sommerso dalle cattive regioni e dalle pessime ragioni politiche che le hanno sostenute. Noi vogliamo dire solamente, nel momento in cui si sta per congedare questa legge, che, se la maggioranza di centro-sinistra con l ‘aiuto palese, massiccio, al di là delle finzioni, dei comunisti e dei socialproletari, ha scelto questo modo per celebrare il centenario della breccia di porta Pia e di Roma capitale d’ Italia, ebbene bisogna avere il coraggio di affermare che Pio IX e il cardinale Antonelli non potevano trovare vendicatori più accaniti, più efficaci, più implacabili.
Noi voteremo contro questa legge per dissociare nettissimamente le nostre responsabilità. Votando contro osiamo sperare che gli italiani – almeno quelli non rassegnati registrino che qui dentro non tutti hanno dimenticato e perciò hanno tradito i sacrifici che sono stati compiuti, il sangue che è stato versato per fare di un paese una Nazione, per fare l’Italia una, libera e indipendente, quella che voi, onorevoli colleghi della maggioranza, vi accingete a demolire nel modo più spietato”
In carenza di una vera svolta Autonomista dell’ordinamento regionale, quali conclusioni possiamo oggi trarre?
