Palestina libera è il grido di battaglia dei pro-Pal. Dov’erano costoro quando morivano centinaia di migliaia di persone – per mano islamica – in Iraq, Siria e Yemen?
Nella giornata di ieri, 22 settembre 2025, in molte città italiane abbiamo assistito a manifestazioni dei cosiddetti “Pro Palestina”, i quali sono scesi in piazza per denunciare la mattanza in corso nella Striscia di Gaza.

Domenica 21 settembre, da Cuneo a Boves, da Borgo San Dalmazzo a Boves, da Chiusa Pesio a Boves, c’è stata la “Carovana della Pace” promossa, tra gli altri, dalla Diocesi di Cuneo-Fossano, per parlare del massacro in corso a Gaza.
Partecipate iniziative, corrette espressioni del libero pensiero, proposte per una dovuta riflessione, ma va detto che c’è anche tanta, stucchevole, inaccettabile, retorica.
Per tornare con i piedi per terra, ed affrontare le cose con spirito di realtà e di analisi dei dati, non possiamo non ricordare come in Iraq sono stati uccisi oltre 210.000 civili per mano dell’Organizzazione Terroristica Islamica “ISIS”, dei maomettani di Al-Qaeda, delle milizie sciite.
In Siria, invece, ad essere uccisi sono stati 320.000 civili per mano del Regime di Assad, dell’“ISIS”, dei ribelli in senso al Paese, della Federazione Russa e della coalizione USA.
Nello Yemen si parla di 20.000/30.000 civili uccisi direttamente, più 250.000 morti a seguito di ferite riportate, malnutrizione, consunzione e mancanza di cure medico-chirurgiche. Responsabili di tutto questo sono stati Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, milizie Houti.
Numeri che fanno rabbrividire ma che non hanno affollato le piazze delle nostre città. Perché?
A pensar male si potrebbe dire che non si è scesi in piazza perché in Iraq, in Siria e nello Yemen, tutte nazioni facenti parte il Medio Oriente, a massacrare i civili erano realtà e sodalizi che si riconoscono nel Corano. E in Europa, si sa, nessuno ha voglia di dire che l’Islam è una minaccia.
Lo scrisse Oriana Fallaci, lo ha detto Benedetto XVI in una bellissima lezione tenuta all’Università di Ratisbona, ma entrambi furono fatti oggetto di violente minacce.
L’Unione Europea deve ritrovare le sue radici cristiane se no, dispiace dirlo, farà una bruttissima fine e diverrà terra di conquista da parte del movimento islamico internazionale della Jamaat al-Tabligh.
