La mascotte del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo va in pensione dopo dieci anni di servizio: un simbolo di tenerezza, disciplina e convivenza tra uomo e animale.
C’è un’immagine che in queste ore, all’indomani della Festa della Repubblica, sta attraversando il web come un piccolo soffio di tenerezza. È quella di Briciola, la cagnolina mascotte del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, minuscola accanto ai cavalli cento volte più grandi di lei, eppure capace di apparire — paradossalmente — la più grande di tutti.
Una nana tra giganti, sì. Ma anche una gigante tra i nani, perché la sua presenza, così naturale e spontanea, ha saputo negli anni superare la regalità dei cavalli, la solennità delle uniformi, la compostezza delle cerimonie.
Briciola non ha mai avuto bisogno di una sciabola o di un grado per farsi notare: le bastava esserci.
Una vita in caserma, un ruolo nato per caso e diventato tradizione
Nata il 5 giugno 2013 — proprio nel giorno in cui si celebra la fondazione dell’Arma — Briciola arriva cucciola alla caserma “Salvo D’Acquisto” di Tor di Quinto, donata da una famiglia che frequentava le attività di ippoterapia.
Nel 2014 entra ufficialmente nel Reggimento e, pochi mesi dopo, debutta come mascotte durante le celebrazioni del Bicentenario dell’Arma. Da allora non si è più fermata.
Ha vissuto tra cavalli, fanfare, trombe squillanti, parate e cambi della guardia.
Non si è mai spaventata.
Non ha mai esitato.
Si muoveva tra gli animali imponenti come se fosse una di loro.
La capriola che la rese immortale
La sua notorietà esplode nel 2015, durante l’insediamento del Presidente Sergio Mattarella.
In un contesto di rigore assoluto, Briciola decide di essere semplicemente sé stessa: si avvicina alla guida rossa e fa una capriola.
Un gesto minuscolo, ma sufficiente a sciogliere la solennità del momento e a trasformarla in un’icona.
Da quel giorno, ogni sua apparizione è diventata un piccolo evento.
L’ultima sfilata
Il 2 giugno 2026, ai Fori Imperiali, Briciola ha sfilato per l’ultima volta.
La sua mantellina d’ordinanza, cucita su misura, sembrava quasi un abito di gala.
I cavalli, altissimi, le facevano da cornice.
I Carabinieri la guardavano come si guarda un’amica di lunga data.
La tradizione delle mascotte dell’Arma
La storia delle mascotte del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo è un piccolo rito di famiglia che attraversa i decenni. Tutto comincia alla fine degli anni Settanta, quando una cagnolina meticcia viene donata al Reggimento come gesto beneaugurante. Da allora, la presenza di una piccola compagna a quattro zampe è diventata una consuetudine affettuosa, un simbolo di vicinanza tra l’Arma e i cittadini.
Le mascotte non svolgono compiti operativi: vivono in caserma, partecipano alla routine quotidiana, assistono all’alzabandiera e accompagnano la Fanfara nelle cerimonie ufficiali. La loro forza è la spontaneità: sanno muoversi tra cavalli imponenti, uniformi impeccabili e squilli di tromba con una naturalezza che scioglie la solennità dei momenti più formali.
Prima di Briciola ci sono state Trombetta, Birba, Lady. Ognuna con la sua storia, ognuna donata da una famiglia, ognuna accolta come un portafortuna. La leggenda più nota è quella di Trombetta, consegnata da un giovane che lavorava nelle scuderie dell’ippodromo di Agnano con una frase semplice: “Vi porterà fortuna.” E così è stato.
Con Briciola questa tradizione ha trovato il suo volto più amato: piccola, coraggiosa, capace di una capriola che ha conquistato il Quirinale. Ora che va in pensione, un’altra cagnolina prenderà il suo posto. Ma l’eredità di Briciola — come quella delle mascotte che l’hanno preceduta — resterà un filo sottile e tenace che unisce disciplina, affetto e memoria.
Ora, a quasi 14 anni.
Non verrà allontanata: vivrà con un carabiniere che la conosce bene, circondata dall’affetto della sua famiglia in uniforme.
Buon riposo, Briciola
Resterai per sempre la mascotte del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo.
E forse, un giorno, qualcuno ti chiamerà davvero “prima mascotte”, perché il rango, a volte, lo decide il cuore più che il regolamento.
Buon riposo, vecchia amica.
Hai camminato tra i giganti senza mai sentirti piccola.
“Torino, gli animali, noi”
Forse la storia di Briciola ci parla anche di Torino, della sua capacità antica di tenere insieme gli opposti: la disciplina e la dolcezza, la solennità e il gesto inatteso, il passo dei cavalli e quello leggero di una cagnolina che non ha mai avuto bisogno di imporsi per farsi ascoltare.
In fondo, è la stessa armonia che attraversa la città quando il Po scorre lento sotto i ponti, quando le colline respirano sopra i tetti, quando la vita umana e quella animale si sfiorano senza rumore. Una convivenza fatta di ruoli diversi, sì, ma non di gerarchie: ognuno con il proprio compito, ognuno con la propria natura, eppure capaci di condividere lo stesso spazio, lo stesso ritmo, lo stesso cielo.
Briciola, minuscola tra i giganti, ci ricorda che l’armonia non nasce dalla forza, ma dal riconoscimento. Che si può vivere insieme senza confondersi, senza sovrastare, senza pretendere. Che il rispetto — quello vero — è un equilibrio sottile, come il passo di un cavallo che evita una zampa per non schiacciare una cagnolina che gli cammina accanto.
E allora forse il suo saluto non è solo la fine di un servizio, ma un invito: a guardare gli animali come compagni di strada, a riconoscere i ruoli che la natura ci affida, a immaginare una convivenza dove nessuno è troppo grande o troppo piccolo per stare al fianco dell’altro.
Un messaggio semplice, quasi invisibile. Ma proprio per questo, necessario.
© 2026 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Notizia rielaborata da fonti pubbliche (Fanpage, Rai News, Famiglia Cristiana) nel rispetto delle norme sul copyright e sulla privacy.
Immagine Microsoft 365 Copilot
Scarica in PDF
