Tutti avranno ormai notato come il nostro Paese stia scivolando ogni giorno di più in un clima di violenza verbale -ma in molti casi anche fisica – che sta rapidamente degradando il clima politico e il confronto civile.
Chi ha vissuto altri tempi – con l’eccezione degli anni del terrorismo, che però era tutt’altra cosa dal confronto politico – ricorderà come il dialogo fra partiti e fra esponenti politici fosse comunque informato a un certo rispetto reciproco e come esso si focalizzasse su grandi temi civili, economici, sociali anziché su scontri individuali di basso livello.
Oggi si ha invece l’impressione che la lotta politica in Italia si stia progressivamente spostando dalle sedi istituzionali alle piazze, come se improvvisamente non bastasse più la normale e civile dialettica fra le forze politiche classiche e si sentisse la necessità di far entrare in quella lotta masse sempre più smaniose di partecipazione.
Una tendenza che si è accentuata da quando il governo Meloni si è insediato nell’ottobre del 2022, confermando quello che scrivevamo allora, e cioè che l’opposizione di sinistra, allontanata dal potere, avrebbe scatenato una lotta senza esclusione di colpi contro la maggioranza di centro-destra, anche a costo di mobilitare le piazze nel modo più passionale e turbolento; una vera e propria prefigurazione di quella rivolta sociale auspicata in seguito da Maurizio Landini.
A tutto ciò si è aggiunto un inasprimento, e contestuale involuzione, dell’ordinaria polemica politica, che ha assunto toni sempre più striduli e violenti, cadendo in personalismi offensivi e in una retorica barricadiera senza più contenuti razionali, ma piena solamente di slogan ossessivi e ripetuti all’infinito. Anche personaggi di rilievo come Schlein, Conte, Landini sembra abbiano perso il senso della realtà imputando alla maggioranza ogni possibile nefandezza, con toni da perenne comizio e sempre sopra le righe; e sarà opportuno tacere su ciò che si è detto e figurato nei cortei delle piazze italiane: odio e insulti sfociati poi in molti casi nel vandalismo barbarico dei gruppi antagonisti. Il tutto con l’aiuto volonteroso degli intellettuali impegnati, quelli che Luca Ricolfi ha ben definito come la maggiore “sciagura cognitiva” che si sia mai abbattuta su uno schieramento politico, vista la loro totale incapacità di comprendere le cose reali.
Accusare il governo di complicità nello sterminio palestinese è poi totalmente incomprensibile se non in una logica di voler sempre e comunque trovare una colpevolezza dell’esecutivo, ignorando il suo impegno umanitario a favore delle popolazioni di Gaza, dimenticando e tacendo su un’ipotetica e pari colpevolezza degli altri governi europei. La denuncia poi alla Corte Penale Internazionale di Giorgia Meloni e alcuni suoi ministri per concorso in genocidio lascia stupefatti per stupidità, assurdità e ignoranza giuridica.
Eppure, la retorica della classe politica di sinistra e delle piazze italiane, chiamate all’inutile lotta per una causa come quella della pace a Gaza o come quella altrettanto inutile, e anche fasulla, della Global Sumud Flotilla, ha sedotto moltissime anime belle che, in quelle piazze, hanno trovato essenzialmente un’eccitata sensazione di essere dalla parte giusta del mondo.
Pensare che l’accordo fra Hamas e Israele, anziché alla lucida follia di Donald Trump, possa essere attribuito in qualche misura alle urla e agli striscioni dei cortei italiani è semplicemente ridicolo, così come appare patetico il supporto di tanta brava gente che ha creduto nella missione della Flotilla, totalmente inutile anch’essa, sopratutto dopo che si è scoperta la desolante assenza degli aiuti umanitari a bordo; e l’iniziativa è apparsa per quello che veramente era: un’impresa mediatico-propagandistica finanziata in modo oscuro e, data la presenza a bordo di parlamentari italiani, trasformata anche in un ulteriore attacco al governo Meloni.
E tutto questo è durato per settimane in un crescendo di esaltazione dove l’etica dell’intenzione ha sopraffatto del tutto l’etica della responsabilità, e dove si è dimostrato come le sinistre posseggano tuttora una straordinaria abilità nel manovrare masse consistenti di persone e indirizzarle opportunamente verso il loro obiettivo politico di destabilizzare il sistema e il governo attuale liberamente eletto dai cittadini.
Si obietterà che quelle sinistre fanno semplicemente il loro lavoro di opposizione alla maggioranza di centro-destra, cosa in parte vera ma in parte assolutamente opinabile: fare opposizione utilizzando la piazza – cosa auspicata e praticata anche da un sindacato che minaccia scioperi in continuazione e guarda benevolmente ai blocchi stradali, ferroviari, urbani e non si distacca in modo inequivocabile dai violenti che li attuano – appare molto discutibile sotto il profilo non solo della legalità ma anche sotto quello della correttezza democratica.
Se poi, come dicevamo, le opposizioni utilizzano, oltre alla violenza urbana, anche l’esaltazione della più detestabile irrazionalità argomentativa, allora quella forma di opposizione diventa pure un degrado del confronto civile e razionale, oltre che un insulto a quell’esercizio pubblico della ragione che abbiamo citato più volte nei nostri articoli.
Deprime constatare che il sonno della ragione nel nostro Paese abbia generato questo clima di populismo di sinistra dove ogni occasione è buona per creare e coltivare il disordine. E non crediamo che questo clima sia destinato a migliorare: le forze della contestazione sanno bene come utilizzare l’arma dell’extra-parlamentarismo per imporre la loro avversione a un governo che semplicemente considerano nemico. E sicuramente non mancherà loro la fantasia per inventarsi nuove occasioni di contestazione e di scontro.
Dopo di che non abbiamo il diritto di scandalizzarci se un’astiosa rappresentante di questo mondo sovreccitato, durante un congresso dei socialisti europei, dice cose incredibili – tra cui l’accenno al caso, ancora da decifrare, del mezzo martire Sigfrido Ranucci – con lo scopo non di criticare legittimamente il governo del suo paese, ma di far apparire quest’ultimo come una giungla autoritaria che distrugge le libertà politiche e civili, e che quindi si pone fuori dal contesto delle nazioni democratiche.
