A Milano, Monsignor Delpini esprime parole di stima e apprezzamento per i giornalisti.
In occasione del “Giubileo della Comunicazione”, l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, ha scritto una lettera gli operatori della comunicazione dal titolo: “Da grande vorrei fare il giornalista”.
Una lettera di diciotto pagine nella quale l’Arcivescovo Delpini – al quale Jorge Mario Bergoglio non ha mai voluto concedere la berretta cardinalizia – ha detto: “C’è una ragione profonda e una responsabilità nel fare comunicazione a proposito della Chiesa… I giornalisti hanno cura per le cose, per le notizie verificate, per una professione seria. Sono queste la speranza e la responsabilità di chi comunica. Il giornalismo è una missione”.
Parole molto importanti con cui l’Arcivescovo di Milano dimostra stima e riconoscenza nei confronti dei giornalisti e degli operatori dell’informazione. Parole che assumono un significato più che importante dopo i pessimi e beceri attacchi di Jorge Mario Bergoglio.
Il giornalismo è un mestiere complesso, difficile ma che gode di grandi privilegi: essere riferimento per i lettori, interlocutore di tutte le categorie del Paese, professionista della notizia e custode della “buona stampa”.
Monsignor Delpini sostiene come il giornalista debba “padroneggiare la lingua”, “distinguere tra informazione e chiacchiera”, verificare le fonti, essere presente sul territorio, raccontare storie di speranza, svolgere un servizio di informazione per il bene comune.
Dalla lettera dell’Arcivescovo di Milano “emerge un quadro ricco di spunti non solo per chi aspira a intraprendere questa professione, ma anche per chi già la esercita”. Concetti precisi, puntuali e peculiari. Difficilmente un vescovo si è soffermato ad analizzare il lavoro dell’informazione; di solito si fanno congetture e retorica prive di senso.
Per Monsignor Delpini il giornalismo non è solo una professione ma “una vera e propria vocazione al servizio della società”.
Milano è una delle città che più danno lavoro ai giornalisti. Tante realtà industriali, sanitarie, sindacali, professionali, universitarie; tanta cultura, moda, musica, teatro, … Anche un’importante presenza ecclesiale in quanto la Chiesa Ambrosiana è una delle più feconde e radicate del mondo occidentale.
Non dimentichiamo che a Milano, per esempio, vi sono stati Arcivescovi del calibro di Giovanni Battista Montini, divenuto poi Papa Paolo VI, Dionigi Tettamanzi, Angelo Scola, Ildefonso Schuster.

Ecco perché Monsignor Mario Delpini, che a differenza dei suoi predecessori non è Cardinale, ha insistito sull’“importanza di un’informazione libera, responsabile e orientata alla verità”. Una diocesi seria non può desiderare altro che trasparenza, serietà e libertà di informazione.
Non possiamo che gioire, perciò, quando l’Arcivescovo di Milano dice: “Voglio esprimere il mio apprezzamento, il mio incoraggiamento e la mia grande stima per chi vive il proprio mestiere di giornalista e di comunicatore come nobile servizio per il bene comune”.
Il mondo del giornalismo – non solo quello milanese – rende grazie a Monsignor Delpini per queste accorate e sentite parole.
Il Signore Gesù che è “Via, Verità e Vita” (Giovanni 14:6) guidi i passi di tutti i professionisti dell’informazione affinché, con il loro lavoro, possano esprimere in modo semplice, e comprensibile da tutti, sempre e solo la verità.

Indubbiamente è necessario che la stampa lavori in modo serio e libero, con competenza e verità, ma tu sai bene,caro Elia, che i giornalisti non sono tutti uguali: alcuni, come te, sono persone serie e oneste, ma molti non lo sono. Per denaro e per carriera c’è chi si vende anche l’anima, e il pubblico attento lo sa. Per il politically correct c’è chi sostiene l’insostenibile. Ad esempio, proprio il cosiddetto papa Francesco, che ne ha dette di cotte e di crude ai giornali, solo perché sosteneva preferibilmente la sinistra e l’apertura ai migranti, è stato portato in palma di mano da tutti i giornali e mai criticato dai giornali vicini alla chiesa, anche quando pronunciava discorsi pubblici che facevano accapponare la pelle ed erano palesemente eretici. Concludendo, spesso la politica di partito e gli interessi economici intaccano la deontologia professionale di molti.
Cara Margherita, indubbiamente ci sono giornali e giornalisti più liberi ed altri meno.
Purtroppo il terrore di molti editori è quello di inimicarsi la Chiesa per paura di perdere consenso, lettori e guadagni.
Ci sono editori coraggiosi che non si fanno condizionare e, per questo, a distanza di molti anni, hanno giornali ancora freschi, vivaci ed attuali dove il pluralismo dell’informazione prevale sulla logica del profitto.