“La salute dei reni per Tutti. Prendersi cura delle Persone, proteggere il Pianeta”
Com’è noto, in tutto il mondo, ormai da vent’anni si celebra la giornata mondiale del rene. In Italia la Fondazione Italiana del Rene e la Società Italiana di Nefrologia, con il concorso e il supporto di ASL, Enti e associazioni, organizzano sul territorio nazionale iniziative volte alla sensibilizzazione verso:
la prevenzione e la diagnosi precoce delle nefropatie.
La diffusione della cultura del dono e del trapianto di rene.
Il dialogo fra pazienti, professionisti del settore sanitario ed associazioni.
Il miglioramento delle cure, della qualità della vita e delle condizioni di salute dei pazienti affetti da malattie renali e delle loro famiglie, anche attraverso lo sviluppo della ricerca medica
la formazione e l’aggiornamento professionale delle figure sanitarie interne ed esterne alla fondazione.
Quest’anno, dalla scorsa settimana e sino al mese di aprile si stanno svolgendo In Piemonte e valle d’Aosta, oltre 800 iniziative con il coinvolgimento di nefrologi, medici di famiglia, infermieri, operatori sanitari, e soprattutto pazienti e famigliari, volte alla sensibilizzazione della popolazione e precisamente:
Porte aperte e supporti informativi preso le unità nefrologiche delle due regioni, tre convegni di approfondimento, presenza di nefrologi in strutture assistenziali, concerti con dediche specifiche, camminate della salute, pubblicizzazione di poster e documentazione informativa diffuse presso farmacie grazie alla loro capillare organizzazione, centri commerciali, palestre, numerose sedi CRI e Croci Bianche, sedi di infermieri di comunità, panificatori ed esercizi di varia natura. È anche pervenuta l’adesione degli Ordini dei medici e dei farmacisti della provincia di Torino e di altre associazioni.
Nella serata dell’11 marzo sono stati illuminati con apposito logo la Mole Antonelliana di Torino, il Battistero di Biella e il municipio di Nichelino
Il 12 marzo, la S.C Nefrologia e Dialisi dell’ASL 3 diretta dalla dottoressa Giuliana Tognarelli, con il placet e la partecipazione della direzione generale e il supporto scientifico e organizzativo della dottoressa Franca Giacchino, presidente della sezione FIR Piemonte e Valle d’Aosta e del dottor Stefano Maffei, presidente SIN Piemonte e Valle d’Aosta, ha organizzato un convengo improntato principalmente sul binomio” prendersi cura delle Persone e proteggere il Pianeta”.
Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha inviato un Messaggio di saluto riferito particolarmente al tema scelto, ove sottolinea “un aspetto sempre più incidente sulla salute delle persone. Il legame cruciale tra la cura dei reni, il benessere umano e la sostenibilità ambientale” per poi proseguire riferendosi ai cambiamenti climatici, inquinamento e rischi di malattie renali e loro progressione “alcune terapie salvavita, come la dialisi, richiedono un notevole impegno di energia, acqua e materiali: l’energia non deve poi mancare per salvare vite umane: Dobbiamo produrla in modo sostenibile” Attestando così l’impegno del Governo verso “una sanità sempre più attenta all’impatto ambientale che rappresenta una delle sfide più importanti dei prossimi anni”
Sulla modalità di tale impegno, nel rispondere al quesito “Come ridurre l’impatto ambientale della dialisi” nel corso del convegno, si è soffermato il dottor Mario Salomone che con competente realismo ha evidenziato i percorsi che potrebbero essere seguiti per ottimizzare la situazione, sempre privilegiando la cura del paziente, rapportando le proposte possibili alla convenienza economica.
Sono seguite altre relazioni vertenti la diagnosi precoce e lo stile di vita per prevenire le nefropatie consistenti in controllo ematici, dieta sana e attività sportiva, esposte con particolar evidenza dalla dottoressa Martina Ferraresi e dal dottor Marco Pozzato.
La tematica fondamentale dell’evento l’ha svolta il Professor Luigi Biancone. Direttore S.C.U. Nefrologia, Dialisi e Trapianto della Città della Salute e della Scienza dell’Università di Torino, con la relazione:” Trapianto renale, migliore opzione di cura del paziente e salvaguardia dell’ambiente.”
Il professor Biancone ha confermato come i centri di Torino e Novara siano all’avanguardia in Europa sotto il profilo qualitativo e per numero di trapianti di rene eseguiti. Non bisogna mai dimenticare che senza il dono disinteressato e solidale della donazione dell’organo, nessun trapianto sarebbe possibile e ormai milioni di pazienti sarebbero stati condannati a un destino segnato.
Nel corso degli anni, oltre alla farmacologia e all’esperienza dei nefrologi, si registra un positivo andamento dei trapianti tra viventi che, consentendo anche al paziente ricevente di evitare la dialisi, confermano in assoluto l’ottimale e prolungata continuità dell’autosufficienza renale. Ci si appella alle famiglie coinvolte nell’insufficienza renale di qualche famigliare di porsi il problema, ottenendo il massimo supporto clinico e psicologico che si potrà trovare nelle due strutture dedicate, affinché possano prendere in considerazione anche quest’opzione.
Non c’è che da essere orgogliosi del primato dei centri trapianti del Piemonte che parte da lontano. Dall’ostinazione dei nostri pionieri dei trapianti, i nefrologi Antonio Vercellone, Giuseppe Piccoli, Giuseppe Segoloni e Piero Stratta oltre all’opera determinante dei chirurghi, l’urologo, il vascolare e l’anestesista. In questo consesso il professor Giuseppe Segoloni ha ricordato con espressioni toccanti e precise, la figura del dottor Piero Bretto, deceduto da pochi mesi, che il 5 novembre del 1981 ha effettuato alle Molinette, il primo trapianto di reni, seguito da una lunga serie.
Altri centri in Italia operavano da anni, ma il Piemonte ha saputo raggiungere ambiti primati. Bretto si cimentava in casi difficili. Si era formato giovanissimo in Inghilterra e al suo ritorno a Torino ha sempre più perfezionato le tecniche chirurgiche, collocandosi all’avanguardia. Così Torino ha conquistato il primato del centro che trattava, con successo i casi più difficili, da altri centri declinati.
Stiamo vivendo in un contesto mondiale difficile, ove il valore della vita è sempre più effimero. Non va dimenticato che lo slancio umanitario e disinteressato del dottor Bretto lo ha anche portato a salvare la vita di bambini, operando, a suo rischio in zone di guerra.
