In Kosovo l’Esercito Italiano sta dimostrando la sua altissima professionalità. Alcuni aggiornamenti.
In questi giorni il NATO Kosovo Force –KFOR ha ricevuto la visita del Supremo Comandante Alleato Europeo (SACEUR), Generale Alexus G. Grynkewich, che è stato accolto dal Generale Roberto Vergori.
Dall’Ufficio delle Comunicazioni dei nostri Militari in Kosovo tengono a spiegarci che “la visita ha fornito l’opportunità di discutere del processo di ottimizzazione in corso del KFOR, che si basa su una valutazione collettiva dell’evoluzione positiva dell’ambiente di sicurezza”.
E’ molto importante quello che accade in queste visite formali perché sottolinea come nulla è improvvisato o lasciato al caso. La Repubblica Italiana è presente in Kosovo dal lontano 1999 ed ha dato tanto a quel Paese che, suo malgrado, vive un clima di contesa ed ostilità.
Per questo motivo i più stretti collaboratori del Generale Vergori specificano come “qualsiasi cambiamento nella dimensione e nella composizione del KFOR sarà implementato in modo calibrato e graduale. Tutti gli aggiustamenti saranno basati su valutazioni continue sul terreno e rimarranno reversibili in caso di significative evoluzioni di sicurezza che potrebbero influenzare la sicurezza locale e la stabilità regionale”.
E’ in queste parole che si vede con quale attenzione, delicatezza e preparazione agiscono le Forze Armate e gli operatori della Difesa quando prendono parte a delle Missioni Internazionali dove si ha a che fare con politica, diplomazia, religione, lingua, tradizione, diverse dalla nostra.
Proprio per questo il Generale Grynkewich e il Generale Vergori hanno voluto, assieme, incontrare i “rappresentanti chiave delle Istituzioni del Kosovo e successivamente i rappresentanti della lista serba”.
Incontrare entrambe le parti coinvolte nella contesa dimostra l’imparzialità e la buona fede dei Militari che si trovano ad operare presso il Kosovo Headquarters con abnegazione e impegno.
E’ bene ribadire che “queste interazioni hanno fornito l’opportunità di ripetere il messaggio che la sicurezza duratura dipende in ultima analisi da una soluzione politica, da un dialogo inclusivo e da una cooperazione”.
I due Generali, poi, hanno voluto concludere la loro visita in un luogo caro tanto ai kosovari che ai serbi: il Gračanica Monastery.
Agli italiani, che spesso si lamentano del costo delle Missioni Internazionali, è bene spiegare che – al netto delle dialettiche demagogiche – “il KFOR rimarrà un garante costante della stabilità, continuando a contribuire ad un ambiente sicuro e ad una libertà di movimento per tutte le persone che vivono in Kosovo”.
Questo è il mandato che l’Esercito Italiano e lo Stato Maggiore della Difesa hanno ricevuto dall’ONU.
