Alla ricerca di chi finanzia i black bloc, tra fake news, ipotesi e oggettività
Mentre incuranti dei 40° all’ombra i problemi del Golfo Persico si accavallano, i marocchini scavalcano la frontiera a Ceuta, il governo interrompe il trattato di Schengen, la faccenda diventa europea e… la questione antagonisti e clima di odio contro lo Stato e la Polizia non cala tra i giustizieri da tastiera che imperversano sui social e su WhatsApp, impilando ipotesi di un disegno eversivo concepito dalla destra.
Dunque, la ricerca su chi finanzia i black bloc si sposta in quest’ultima direzione
Le ipotesi traggono origine dalla memoria storica della strategia della tensione, ma oggi non trovano riscontri concreti e ufficialmente vengono considerate una chiave di lettura polemica o il riflesso di dinamiche del passato.
Però, nulla si può escludere a priori e indagare è doveroso, alla ricerca di prove provate, per cercare di arpionare le sfuggenti verità.
L’accusa, così formulata, risulta politica; non è sostenuta da certezze pubbliche che siano emerse da fonti diffuse e comprovate. Ma questo non significa che ogni critica alle politiche di sicurezza del governo Meloni, a priori sia infondata.
Ed è partendo dall’uso del caos come strumento per una svolta autoritaria, che possiamo arrivare a una valutazione abbastanza precisa, purché si sappia separare la legittima critica politica dalla ricostruzione dei fatti.
Dunque, siamo andati a valutare le azioni in merito dell’attuale governo
Sull’assunzione di nuovi agenti. Il Ministero dell’Interno comunicava il 12 gennaio 2026 che erano stati assunti 42.500 operatori delle Forze di polizia dall’inizio del governo Meloni, compresi 3.500 nuovi poliziotti che stavano entrando in servizio in quei giorni. Un governo che investe sull’apparato di polizia non deve inventarsi incidenti per motivare una restrittiva politica di sicurezza. (Interno).
Sul fermo preventivo, o decreto-legge sicurezza n. 23/2026, è diventato la legge n. 54 del 24 aprile 2026. Prevede, tra l’altro, il fermo di polizia fino a 12 ore in determinate circostanze per soggetti che possano rappresentare un concreto pericolo durante manifestazioni pubbliche. Un tema emerso dopo la guerriglia di Torino del febbraio 2026. (ANSA.it)
Questo non dimostra che il governo non sia politicamente criticabile sulle misure del fermo preventivo. Dimostra però qualcosa di fondamentale per la ricerca della verità. La norma esisteva già.
Sui minori, il 23 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che modifica l’articolo 98 del Codice penale. Per i minori tra 14 e 18 anni, la capacità di intendere e di volere verrebbe presunta fino a prova contraria, invertendo l’attuale meccanismo. (ANSA.it)
Qui c’è un dato interessante che impedisce di trasformare la questione in propaganda governativa: nel 2023 il Ministero dell’Interno registrava un calo del 4,15% di minori denunciati o arrestati rispetto al 2022. (Interno).
Però, sul lungo periodo emergono indicatori molto preoccupanti: nel 2024 i 14-17enni denunciati o arrestati per rapina erano 3.968; il doppio di dieci anni prima; per le lesioni personali 4.653 contro 2.500 circa; per le risse 1.021 contro 433. (Ministero delle Politiche Giovanili)
Il problema della violenza minorile, il fenomeno delle baby gang è in drammatica ascesa, ma è scorretto presentarlo come un fenomeno crescente sotto il governo Meloni, alimentando una propaganda “contro”, sostenendo che il governo ha fallito sulla sicurezza. Il 19 luglio scattava una maxiretata contro le baby gang. 539 arresti in 44 città italiane.
La delinquenza minorile è un complesso fatto di costume, di disagio, di integrazione, di senso civico e d’una sommatoria di casistiche, che richiede un progetto capace di compattare una gioventù multipolare, con un’azione educativa/integrativa che presenta difficoltà in tutta Europa.
Sul riconoscimento facciale. Non è corretto sostenere che «il Governo introduce il riconoscimento facciale» come se avesse già inserito una sorveglianza biometrica generalizzata.
Qui occorre ricordare che viviamo già in un grande fratello. Le telecamere ci seguono ovunque, ma non solo. La nostra privacy è svenduta ai social e ogni cellulare traccia la nostra vita.
Il decreto legislativo sull’uso dell’IA nell’attività di polizia, attualmente all’esame parlamentare, disciplina due utilizzi mirati: identificazione biometrica remota in tempo reale per finalità tassative di prevenzione e sicurezza e riconoscimento facciale a posteriori dopo un reato, con limiti e garanzie. (ANCE)
Nello stesso tempo, il Parlamento ha prorogato fino al 31 dicembre 2027 la moratoria sull’installazione e sull’uso dei sistemi di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, in attesa di una disciplina organica. (Amnesty International Italia)
Questa parte è molto più complessa di come viene raccontata nei dibattiti politici, sui quotidiani, nei talkshow di prima serata. È un punto ancora in divenire e chissà cosa ci presenterà in futuro la transizione “digital/artificiale”. È un pericolo evidente, ma non è questo governo che fermerà il futuro.
Ma infine, il Governo sta reagendo alla violenza o la sta cavalcando per diventare più repressivo?
Stando a una valutazione basata sulle evidenze, la prima ipotesi è assai più sostenibile della seconda. Non perché il Governo sia necessariamente esente da critiche, né perché ogni misura di sicurezza sia automaticamente giusta, ma perché per sostenere la seconda ipotesi occorrerebbe un elemento causale concreto.
E cioè, prove provate che qualche elemento del governo che abbia ordito, ordinato, finanziato, provocato, favorito o anche solo tollerato gli scontri allo scopo di utilizzarli politicamente. Black bloc inclusi.
Sui fatti esiste una sequenza cronologica che va in senso contrario: il problema degli scontri antagonisti esiste da molto prima dell’attuale governo; a Torino poi, le violenze innescate dallo sgombero del centro sociale Askatasuna hanno accelerato una svolta.
E soprattutto, nel caso della Valle di Susa, abbiamo centinaia di antagonisti, stranieri identificati, molotov, maschere antigas e ordigni artigianali. Gli investigatori stanno procedendo autonomamente e la Procura di Torino ipotizza la devastazione. (ANSA.it)
Questo rende molto difficile sostenere che l’insieme degli eventi abbia qualche costruzione governativa. Ora è vero che nel mondo dell’ipotesi complottista non c’è limite alle congetture. Nel mondo dei social ognuno può democraticamente seguire la propria pista, ritornare a un passato “fascista” e ricamarci su.
Non è questa una sequenza per una buona indagine giornalistica. La domanda è un’altra: «quali prove abbiamo che il Governo abbia provocato disordini per giustificare qualsiasi stretta sulla sicurezza?»
Perché una cosa è contestare una legge, altra cosa è sostenere che il governo abbia usato gli scontri come sponda per giustificare un inasprimento delle leggi sull’ordine pubblico.
La prima è dialettica politica e democratica. La seconda è un’accusa precisa. Al momento, per quanto l’indagine abbia potuto verificare, le prove non ci sono. Eppure, un coro di antagonismo elettorale insiste, alimentato da “altre certezze”.
Durante la ricerca sono emersi molti paradossi tra dichiarazioni spesso a mezz’asta, dove l’opposizione ha sempre condannato «ogni violenza, senza se e senza ma», pur accusando il governo di strumentalizzare la vicenda. (ANSA.it)
Dunque la questione interessante, a questo punto non è stabilire chi abbia ragione. È misurare la distanza tra un fatto dimostrabile e una sua interpretazione politica.
E questa è la conclusione di un sunto analitico che emerge da una ricerca a caccia di un colpevole senza volto. Quello che finanzia i black bloc. Un percorso di vecchia data, che si muove da Seattle a Genova, a Milano, a Torino, alla Valsusa.…
Le teorie complottiste emerse in tale direzione, ipotizzano finanziamenti occulti da parte di superpotenze, fondazioni estere (come quelle al centro del dibattito politico statunitense) o servizi segreti stranieri, rimangono nel campo della speculazione politica o della teoria del complotto, prive fino ad ora di riscontri oggettivi da parte degli inquirenti.
Carlo Mariano Sartoris

Non penso che dipenda dal governo, un problema non risolto da anni, Qualcuno ha interesse a provocare disordini
Da 3/4 anni a questa parte abbiamo assistito a violenze per strada da parte di maranza, che non sono i gruppi antagonisti dei paninari anni ’80 ma ragazzini minorenni nati in Italia da genitori magrebini, risse, accoltellamenti, violenze di genere, rapine etc. Molti si chiedono perchè non si pongano in essere misure restrittive, come il riconoscimento facciale tramite telecamere, già in uso in Cina. Siamo pronti per questo? Lo siamo al punto da regalarci la galera per la sicurezza? Dopo gli attentati subiti in Val di Susa negli anni passati, con feriti e danni ingenti, non si potrebbe proporre il rioconoscimento facciale a personaggi già noti alle FF.OO. ed allontanarli dalle zone con un Daspo a vita? Non c’entra il governo Meloni, loro sono anarchici e hanno combattuto anche quando al governo c’era la similsinistra, quanto ai “mecenati” dei No Global, No Ponte, Pro Pal e Black Blok io sono convinto che siano persone che hanno a che fare con la teoria del caos, gli stessi che portano avanti ONG e altre Onlus pro migranti. “Cui prodest”? A chiunque abbia in mente una rivoluzione vera, fatta con armi vere e morti vere. Che io sappia, Mussolini non fece rivoluzioni né morti.
A partire dal fatto che forse dovrebbe studiare la storia prima di dire che Mussolini non deve morti, definire una categoria di persone “maranza” in termi dispregiativi (come pure si permettono i ns. politici) è una forma di aggressione e mancanza di rispetto. Non è certo lo spirito che aiuta a costruire una degna convivenza.. di lì in poi, la deve reazione piuttosto che l’integrazione..
Qui prodest, Carlo, appunto? E quali risultati?!
In questo periodo sovreccitato, sono tantissimi i leader politici che fanno passare le loro norme illiberali e di controllo con la scusa che devono combattere il terrorismo.. ma il risultato è che siamo mappati in ogni modo ma il crimine imperversa, come a Gotham City..
Sopprimere e condannare, rinchiudere in prigioni che scoppiano, o lavorare sull’educazione, l’inclusione, la sicurezza economica e lavorativa, la crescita culturale e relazionale della nostra società? Dovessi investire fondi pubblici (cioè i nostri soldi) io non avrei dubbi su quale indirizzo seguire..
Poiché questo articolo si è sviluppato alla ricerca di chi finanza un tipo di dissenso particolarmente invasivo, analizzando se era interesse dell’attuale governo, Sarebbe interessante raccogliere non solo le opinioni ma anche le proposte dei lettori, quindi suscita attenzione su quale indirizzo seguire nell’investire i nostri soldi, compatibilmente all’argomento affrontato, grazie per ogni eventuale precisazione