Gli Evangelici della Fcei aprono a Revello un Ostello per immigrati che lavorano nei campi.
La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei), da sempre in prima linea a fianco degli immigrati, fa sapere che il prossimo 13 settembre inaugurerà, l’“Ostello per i lavoratori” nel comune di Revello, in provincia di Cuneo.
Dal quotidiano on-line delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia “Riforma” tengono a far sapere che “dopo “Dambe So”, la «Casa della dignità» aperta in Calabria nel 2022, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) attraverso il suo programma migranti e rifugiati Mediterranean Hope (Mh)” inaugurerà “un nuovo Ostello per i lavoratori migranti occupati come braccianti a Revello, nel Saluzzese”.
Notizia interessante che fa capire come dalle parti del mondo dell’evangelismo storico italiano l’attenzione sia tutta orientata a immigrazione e migranti. D’altronde queste piccole realtà confessionali hanno una comunità di fedeli per lo più in età geriatrica e – non fosse per qualche immigrato che si converte a seguito di sostegno e sussidio – rischierebbero di scomparire in meno di un ventennio.
Per giustificare la loro azione “umanitaria” dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia tengono a specificare che “l’iniziativa è in larga parte finanziata dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese – Unione delle Chiese metodiste e valdesi”.
Ecco perché diversi cittadini hanno espresso che dall’anno prossimo non destineranno più fondi a questa realtà confessionale. Dinanzi ad un’immigrazione sempre più invasiva, invadente e criminale, ci mancano solo nuove strutture di accoglienza sul territorio della Granda per facilitare la sostituzione etnica narrata da Oriana Fallaci.
I cultori dell’immigrazione a sfondo agricolo tengono a sottolineare come “ogni anno, si stima che circa 12.000 lavoratori stagionali arrivino nella piana del Saluzzese per la raccolta della frutta. La stagione inizia a giugno con mirtilli e ciliegie, prosegue con pesche, albicocche e prugne, e raggiunge il suo apice con la raccolta delle mele, da agosto a novembre. Molti stagionali provengono da altre aree rurali del Sud Italia – da Rosarno, dalla provincia di Napoli o dalla Sicilia – e si trovano fin da subito costretti ad affrontare la questione cruciale, quella abitativa, ossia, trovare un alloggio e possibilmente dignitoso”.
Se è vero – come è vero – che serve manodopera per essere impiegata nella raccolta della frutta nelle campagne di tutta Italia, va detto anche – senza retorica – che andrebbero controllati e sanzionati gli imprenditori agricoli che non assumono più i giovani italiani nelle campagne perché questi “hanno la pretesa” di essere contrattualizzati, regolarizzati, e desiderano vengano rispettate le clausole previste dai CCNL.
Chiaramente conviene assumere immigrati senza cultura, facilmente ricattabili, con poche pretese, e così via.
Il fenomeno del caporalato in agricoltura è una piaga purulenta che nessun Governo ha estirpato. Come dice un vecchio adagio: “Agricoltura e Allevamento sono il Settore Primario del Paese e il primo agglomerato di voti per chi vuole andare a sedersi nelle stanze dei bottoni”.
La Coordinatrice di “Mediterranean Hope”, Marta Bernardini, aggiunge: “L’abitare dei braccianti stagionali si struttura lungo tre direttrici principali: le sistemazioni offerte direttamente dalle aziende agricole, le accoglienze diffuse promosse da alcuni Comuni e da enti del territorio e infine il vasto e precario mondo dell’abitare informale”. Mai parole furono meglio spese.
Sarebbe opportuno che Prefetture e Questure obbligassero i latifondisti del terzo millennio ad inviare periodicamente i report degli immigrati presenti nei loro campi, il contratto di lavoro stipulato, la ricevuta di bonifico attestante l’avvenuto pagamento del bracciante, e il domicilio con planimetria e autorizzazione all’abitare fornita dagli Enti Competenti.
In altri Paesi si fa così. Come mai in Italia no?
Ad aggiungere un ulteriore tassello per la riflessione anche il Referente del Progetto “Mediterranean Hope” Piemonte, Giovanni D’Ambrosio: “Uno spazio sociale per accogliere dieci braccianti stranieri in condizioni di precarietà abitativa. Il nuovo spazio si aggiunge ad un primo appartamento aperto l’anno scorso a Verzuolo che attualmente ospita altre quattro persone. Perché, la situazione abitativa generale è un tema dirimente e da affrontare con azioni concrete”.
Uno degli ospiti dell’Ostello che verrà inaugurato a Revello – ma che già è funzionante – ha spiegato: “Vivevo in una casa con due camere da letto e un salone insieme ad altre undici persone. Ognuno di noi pagava 120 euro al mese per vivere in pessime condizioni”. Parole che fanno rabbrividire.
Una Nazione che si fregia di appartenere alla “squadra dei volenterosi” dovrebbe – prima di “cacciare il naso” nelle cose della Federazione Russa – guardare al proprio territorio e rendersi conto che in Italia viene permesso di sfruttare la manodopera, favorire l’immigrazione irregolare, ecc…
Il 13 settembre prossimo, ad inaugurare l’Ostello di Revello vi saranno il Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Daniele Garrone, il Coordinatore di “Mediterranean Hope”, Marta Bernardini, il Rappresentante del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Libero Ciuffreda, gli artisti Olmo Costa e Daniele Bianciotto.
Lodevole l’iniziativa degli Evangelici italiani ma per molti, e sono sempre di più, resta necessario valutare il processo di remigrazione proposto dal Generale Roberto Vannacci, eurodeputato “Lega”.

Una parola sola risolve i problemi di sfruttamento nel lavoro e delle altre condizioni di vita: REMIGRAZIONE; e poi multe salate agli italiani sfruttatori. I libri di O. Fallaci sono stati profetici perché la scrittrice aveva viaggiato e conosciuto tante realtà sociali e culturali e aveva capito che saremmo andati incontro all’occupazione e via via alla sostituzione etnica. Dobbiamo difendere la nostra libertà e dignità umana e culturale, ma non lo faremo mai se per quattro soldi ci abbandoniamo allo sfruttamento e quasi allo schiavismo