Cuneo non è una città sicura e lo dimostra l’azione recentemente portata a termine dalla Polizia di Stato in forza alla locale Questura.

La Polizia di Stato, operante presso la Questura di Cuneo, comunica che “continua a rafforzare la propria presenza sul territorio per garantire sicurezza e legalità, con particolare attenzione alle aree adiacenti alle stazioni ferroviarie e agli esercizi pubblici, attraverso servizi straordinari svolti nei pressi delle stazioni di Bra e Cuneo in collaborazione con il Reparto Prevenzione Crimine di Torino, la Polizia Ferroviaria e la Polizia Locale”.
Il caso che riguarda il Comune di Cuneo, l’area cosiddetta “Quadrilatero”, l’ammorbata zona di “Cuneo Centro”, sono migliorate rispetto al 2020 ma definirle sicure è assai improvvido.

Prova ne è che la Questura di Cuneo notifica che i “controlli hanno portato a 260 persone identificate (91 extracomunitari), 38 veicoli controllati, 4 posti di controllo, 5 esercizi commerciali verificati”.
E’ sempre la Polizia di Stato a far sapere che “nel corso delle attività, la Divisione PASI e l’Ufficio Immigrazione hanno inoltre sanzionato un’attività commerciale priva dei requisiti previsti, accompagnato 2 cittadini egiziani al CPR “Brunelleschi” di Torino, eseguito il rimpatrio di un cittadino marocchino destinatario di decreto di espulsione”.
Questo va in contrasto con quanto sostenuto dalla Sinistra nel Consiglio Comunale di Cuneo che parla sempre di progetti di integrazione, di bellezza dell’interculturalità,… e amenità simili.

E’ tutto talmente sereno e tranquillo che la Polizia di Stato ha dovuto tradurre due nordafricani al CPR di Torino ed espellere un altro nordafricano che non avrebbe più dovuto stare sul suolo nazionale.
Dalla Questura di Cuneo precisano che “i controlli straordinari proseguiranno su tutta la provincia, per essere sempre più vicini ai cittadini e rendere la comunità parte attiva nella sicurezza del territorio”.
Il consiglio è sempre il medesimo: quando si vedono strani assembramenti, strane strette di mano (che potrebbero sottendere attività di spaccio e cessione di sostanze stupefacenti) si deve chiamare il Numero Unico Emergenze (112) e chiedere l’intervento della Polizia di Stato e dei Carabinieri.
La sicurezza i cittadini la devono pretendere. Lo Stato ha il compito e la capacità coercitiva per garantirla.
Sempre di più sono i cittadini che – in linea con il progetto del Generale di Divisione Roberto Vannacci – vorrebbero una “REMIGRAZIONE” massiccia per dare un po’ di ossigeno ad un’Italia ormai soffocata dall’immigrazione criminale.

Gli immigrati irregolari in Italia sono meno dell’1% della popolazione, però. Quelli regolari l’8,5%. Numero ben lontani da quelli che legittimerebbero a parlare di un’invasione.
Va certo detto, i numeri vanno analizzati tutti, che la tendenza a compiere reati, occorrerebbe comprendere se anche in ragione di limiti nelle politiche di reale integrazione, risulta di cinque volte superiore (stante alle denunce e alla popolazione carceraria).
I fautori della remigrazione, considerando che i rimpatri oggi non arrivano al migliaio, come pensano si potrebbe procedere, considerando i costi e il fatto che la bilancia costi/benefici economici dall’immigrazione risulta a saldo positivo (il gettito fiscale supera la spesa pubblica sostenuta)?