Cuneo investe sulla scienza e studia il fenomeno del crack e del consumo della cocaina da fumo.

Dinanzi ad un Questore uscente, Carmine Rocco Grassi, che nel congedarsi dalla Granda per andare a ricoprire il medesimo incarico a Parma, ha asserito: “abbiamo affrontato il tema della percezione nonostante il calo continuo dell’indice di delittuosità”, si resta assai basiti.
Evidentemente il Questore uscente non si rende conto che Cuneo, Alba, Bra, Fossano, sono diventati centri nevralgici dello spaccio di sostanze stupefacenti come il crack.
Checché ne dicano i gestori dell’ordine pubblico, non si tratta di “percezione”, ma, come direbbe Roberto Carlino, di “solide realtà”.
Si deve ironizzare per non arrabbiarsi perché è assai irrispettoso sentirsi dire – da chi dovrebbe difendere gli onesti – che la lamentela di una Granda non sicura è figlia di errata “percezione”.
Evidentemente, dalle parti di Piazzetta Usmiani, non hanno saputo che la Fondazione CRC, unitamente a Eclectica+, Comune di Cuneo, Dipartimento per del Dipendenze e il Centro di Salute Mentale dell’ASL CN (Serd), hanno posto in essere un “progetto di ricerca e azione che intende analizzare con approccio scientifico le dimensioni di questa dipendenza”.
Se pongono in essere fondi e progetti per una tale analisi – evidentemente, e non per “percezione” – in Provincia di Cuneo esiste un grave problema patologico legato alla droga che, arriva all’assuntore mediante il reato di spaccio di sostanze stupefacenti.

Anche se i cittadini cuneesi hanno “percezione” di un’insicurezza che per la Questura di Cuneo non esiste, è bene rammentare che: “l’uso del crack, una forma di cocaina trasformata per essere fumata, è un fenomeno sempre più evidente nei contesti urbani al punto da costituire quella che in termini tecnici è definita come “scena aperta di consumo”, una situazione in cui i cittadini si confrontano direttamente con il consumo e con la vendita delle sostanze illegali”.
Evidentemente, anche i succitati attori sono animati da “percezione”. Oppure, com’è più probabile, la Questura di Cuneo, così come la Prefettura del Capoluogo della Granda, hanno smesso di essere punti di riferimento dei cittadini che, presi dallo sconforto, non si rivolgono più al 112 perché – dicono – “tanto è inutile, ti prendono per visionario o per rompiscatole”.
Notoriamente, il problema è definito come “oggetto di allarme sociale” e di “panico morale” e, com’è consuetudine, è “alimentato dai media, che non fa che acuire il problema”. Figurarsi se la colpa non è degli organi di informazione. Il problema non è il giornalista che parla dello spaccio ma dello Stato che permette che lo spaccio esista.
Se lo spaccio non ci fosse, il giornalista non lo narrerebbe. Troppo comodo gettare sempre un’onta di responsabilità sugli organi di informazione e sui professionisti del settore.
Secondo quanto fa sapere l’Ufficio Politiche Sociali del Comune di Cuneo, “saranno intervistati alcuni soggetti chiave, operatori di servizi pubblici e privati, che possono avere un punto di vista privilegiato sul tema. I risultati dello studio saranno il punto di partenza per la definizione di una strategia attraverso un processo partecipato che coinvolgerà una serie di soggetti interessati (amministratori, professionisti dei Serd e dei servizi sociali, associazioni, forze dell’ordine…)”.
Buone intenzioni e lodevole programma. La speranza è che non si tratti della solita “supercazzola” all’italiana.

A quanto fanno trapelare dal Municipio “l’iniziativa rispecchia la convinzione da parte dell’amministrazione comunale e dei servizi preposti al trattamento delle dipendenze che sia necessario partire dall’ascolto dei diretti interessati e dalla collaborazione interistituzionale e multisettoriale per offrire risposte efficaci a un problema complesso e composito”.
Siamo passati da una non ben chiara “percezione” dei cittadini alla valutazione di “un problema complesso e composito”. Chi sarà nel giusto?
Grazie alla lungimiranza di Fondazione CRC, attore fondamentale per i progetti più significativi e rilevanti che si svolgono nel Capoluogo della Granda, si farà un lavoro scientifico e non pressapochista ed abbozzato, come invece si fa di consueto, che sarà coordinato da Franca Beccaria e Sara Rolando, sociologhe di Eclectica+ e docenti presso il Master Internazionale EMDAS (European Masters in Drugs and Alcohol Studies) dell’Università di Torino.
Sicuramente usciranno dati interessanti e forse, sottolineiamo il “forse”, si smetterà di dire che i cittadini hanno “percezione” che in Granda vi sia degrado, criminalità, spaccio, …
