Un pensiero affettuoso va a tutte le mamme: a chi lo è diventata da poco, a chi lo sarà, e a quelle che continuiamo a sentire vicine anche se non possiamo più abbracciarle
Maggio, il mese che profuma di rinascita
Il mese di maggio porta con sé un’energia particolare: la natura si apre, la luce si allunga, i colori tornano a occupare il mondo.
In Italia, proprio in questo tempo di fioritura, celebriamo la Festa della Mamma, che nel 2026 cade domenica 10 maggio.
Non è una data fissa, ma una ricorrenza mobile che segue la seconda domenica del mese.
Dietro questa scelta apparentemente semplice si nasconde una storia lunga, stratificata, che attraversa culture, religioni e sensibilità diverse.
Dalle antiche “Grandi Madri” al Mothering Sunday
Molto prima che esistesse la festa moderna, i popoli antichi rendevano omaggio alla Madre Terra, simbolo di fertilità e custode del ciclo vitale.
Con il Cristianesimo, questa dimensione si intrecciò con la devozione mariana, trasformando maggio nel mese dedicato alla Vergine.
Nel mondo anglosassone, già nel XV secolo, esisteva il Mothering Sunday: una giornata in cui chi lavorava lontano poteva tornare alla “chiesa madre” e alla propria famiglia, portando piccoli doni e fiori raccolti lungo la strada.
Una festa che cambia data a seconda dei Paesi
La celebrazione non è universale nel calendario, e proprio questa varietà racconta la ricchezza delle culture:
- Prima domenica di maggio: Spagna, Portogallo, Ungheria, Romania.
- Seconda domenica di maggio: Italia, Stati Uniti, Germania, Austria, Belgio, Brasile, Australia, Grecia.
- Quarta domenica di Quaresima: Regno Unito e Irlanda, nel solco del Mothering Sunday.
- 21 marzo: molti Paesi arabi, in coincidenza con l’Equinozio di primavera.
- Ultima domenica di maggio: Francia (con eventuale slittamento a giugno se coincide con la Pentecoste).
Anna Jarvis e la nascita della festa moderna
La versione contemporanea della Festa della Mamma nasce negli Stati Uniti, grazie all’impegno di tre donne:
- Ann Reeves Jarvis, che durante la Guerra Civile organizzò gruppi femminili per assistere i feriti e migliorare l’igiene pubblica.
- Il Mother’s Friendship Day, creato per riunire madri di schieramenti opposti e favorire la riconciliazione.
- Anna Jarvis, la figlia, che nel 1908 trasformò il ricordo della madre in una celebrazione nazionale.
La storia ha un risvolto amaro: Anna Jarvis trascorse gli ultimi anni della sua vita combattendo contro la commercializzazione della festa che lei stessa aveva contribuito a creare.
L’Italia tra devozione e… fiori
Da noi, la Festa della Mamma arriva più tardi e con due anime distinte:
- Quella commerciale: nel 1956 il senatore Raul Zaccari e il floricoltore Giacomo Pallanca la promossero per valorizzare il mercato dei fiori.
- Quella religiosa: nel 1957 don Otello Migliosi, a Tordibetto di Assisi, volle dedicare un giorno alla maternità come valore universale e ponte tra culture.
Nel 1958 il tema arrivò persino in Senato: alcuni temevano che una legge potesse trasformare un sentimento intimo in una celebrazione artificiale.
La festa, però, si radicò spontaneamente nel cuore degli italiani.

Un gesto vale più di un oggetto
Oggi, più che mai, il dono più prezioso resta quello
che nasce dal tempo e dall’attenzione.
un dolce preparato con cura,
una passeggiata insieme,
una colazione speciale,
un abbraccio che non ha bisogno di parole.
Riflessione: la maternità come viaggio dell’anima
Celebrare la madre significa riconoscere un mistero che attraversa la storia umana e che nessuna epoca, nessuna cultura, nessuna filosofia è riuscita davvero a esaurire.
La maternità è un gesto antico quanto il mondo e, allo stesso tempo, nuovo ogni volta che accade. È un atto di coraggio che si rinnova, una promessa che prende forma nel silenzio del corpo e nella profondità dell’anima.
Nove mesi non sono soltanto un tempo biologico: sono un cammino interiore, un lento aprirsi a un’altra presenza, un dialogo muto che trasforma chi lo vive.
Il corpo cambia, si adatta, si espande; l’anima si allarga per fare spazio a un’altra anima che arriva da lontano, portando con sé un percorso che non conosciamo ma che riconosciamo come parte del nostro stesso destino. È vero: l’unione tra uomo e donna accende la scintilla dell’esistenza.
Ma è la donna, la madre, a custodire quella scintilla, a nutrirla, a sopportarne il peso e la grazia.

La gravidanza è un territorio sospeso tra fragilità e forza, tra timore e meraviglia.
E il parto è insieme dolore e rivelazione: un varco che si apre, un passaggio che unisce due mondi.
Il primo vagito non è soltanto un suono: è un atto di riconoscimento, un “sono qui” che risponde al “ti ho atteso” della madre. In questa prospettiva, la maternità non è soltanto un evento biologico:
è un rito di passaggio, un’esperienza spirituale che permette all’anima di incarnarsi e proseguire il proprio cammino evolutivo.
Ogni nascita porta con sé una storia che viene da lontano, un intreccio di memorie, di possibilità, di lezioni da apprendere.
E ogni madre diventa custode di questo viaggio, ponte tra ciò che siamo stati e ciò che potremo diventare.
Per questo, oggi, la nostra gratitudine va a tutte le madri:
a chi ha donato la vita,
a chi l’ha custodita con pazienza,
a chi l’ha accompagnata con amore,
a chi continua a farlo anche da un’altra dimensione, dove la presenza non ha più bisogno del corpo per farsi sentire.
Riconoscere la madre significa riconoscere la nostra origine, la nostra radice, il nostro primo legame con il mondo.
Significa ricordare che ogni vita è un dono e che ogni dono porta con sé una responsabilità: quella di crescere, di evolvere, di restituire al mondo almeno una parte dell’amore che abbiamo ricevuto.
Maggio un mese particolare:
è il mese della primavera, della fertilità e della rinascita, dedicato alla dea romana Maia e nella tradizione cristiana, alla Madonna.
Maggio, ogni anno, ci sorprende allo stesso modo: non con clamore, ma con una luce che cresce piano, come se il mondo avesse imparato a respirare più profondamente.
È il mese in cui Torino si riempie di libri e di voci, in cui il lavoro torna a essere memoria e impegno, in cui la natura si apre senza chiedere nulla in cambio.
E poi arriva la Festa della Mamma, che non è una data sul calendario, ma un gesto che ritorna: una mano che ci ha guidati, un sorriso che abbiamo riconosciuto anche quando non sapevamo ancora parlare, una presenza che continua a seguirci anche quando non c’è più un corpo da abbracciare.
Forse è questo che unisce tutte le ricorrenze di maggio:
la cura.
La cura che mettiamo nel lavoro, la cura che dedichiamo alle parole, la cura che riceviamo e che impariamo a restituire.
La cura che ci ha insegnato una madre — qualunque forma abbia avuto nella nostra vita.
E allora questo maggio, che porta con sé fioriture, libri, diritti, memorie e promesse, ci ricorda una cosa semplice e luminosa:
che tutto ciò che vale davvero nasce da un atto di attenzione.
Da un gesto che protegge, che accompagna, che fa spazio.
Perché, alla fine, la maternità — quella biologica, quella spirituale, quella che si manifesta nei gesti quotidiani — è la prima forma di mondo che abbiamo conosciuto.
E ogni volta che scegliamo di prenderci cura di qualcuno o di qualcosa, continuiamo quel gesto antico.
Maggio ce lo sussurra in molti modi.
La Festa della Mamma ce lo ricorda con dolcezza.
E noi possiamo solo rispondere con gratitudine.
