L'arresto di Paskedda Zau nella rievocazione della sommossa del "Su Connottu" a Nuoro il 22 aprile 2018.
L’Associazione di Promozione Sociale “Paskedda Zau” ha organizzato la commemorazione per il 26 aprile 2026, intitolata “26 APRILE LA MEMORIA VIVE”
Il 26 aprile 1868 Nuoro fu teatro di una delle pagine più significative della storia sociale sarda: la rivolta de Su Connottu. A guidare la protesta fu Pasqua Selis Zau, conosciuta come Paskedda Zau, figura popolare diventata simbolo della resistenza contro l’abolizione degli usi civici e la vendita dei terreni comunali.
La rivolta nacque da un conflitto profondo tra le esigenze delle comunità locali e le decisioni delle istituzioni. Con la legge del 1865 vennero infatti soppressi i terreni di proprietà collettiva e di uso comune, risorse fondamentali per la vita quotidiana di pastori, allevatori e famiglie povere, già duramente colpiti da una tassazione considerata gravosa.
Per capire la sommossa di Nuoro bisogna risalire all’Editto delle chiudende del 1820, emanato da Vittorio Emanuele I, che autorizzava la chiusura dei terreni fino ad allora condivisi dalla collettività. In Barbagia e in Ogliastra, l’impatto di quel provvedimento fu particolarmente duro, perché mise in crisi un equilibrio economico e sociale costruito sull’uso comunitario della terra.

La situazione peggiorò ulteriormente nel 1858, quando furono alienati anche i terreni demaniali, privando gli abitanti dei villaggi del diritto di pascolo e di legnatico. Da allora la protesta si fece più intensa e si diffuse in diversi centri della Sardegna, alimentando un malcontento destinato a esplodere a Nuoro.
Alla vigilia della vendita dei terreni comunali, il clima in città era già tesissimo. Il sindaco Francesco Gallisay-Serra si dimise e gli subentrò l’avvocato Salvatore Pirisi-Siotto, che però lasciò presto l’incarico dopo aver diffuso un manifesto con cui intimava ai pastori di liberare i terreni destinati alla vendita.
La domenica del 26 aprile 1868, davanti alla Cattedrale e nei pressi della Sottoprefettura, si radunò una folla in cerca di una mediazione da parte del sottoprefetto Giovanni Pes di San Vittorio. Quando la protesta si trasformò in sommossa, circa 300 persone si mossero verso il Comune al grido di “torramus a su connottu”, cioè tornare alla condizione originaria, alla consuetudine precedente.

Al centro dell’insurrezione c’era Paskedda Zau, una popolana sessantenne capace di arringare la folla con una improvvisata bandiera in mano. La sua immagine è rimasta legata a quella di una donna che rappresenta non solo la rabbia popolare, ma anche la dignità di una comunità privata dei mezzi di sostentamento.
Accanto a lei, la figlia Tonia, a sostegno della mobilitazione.
Quando il corteo raggiunse Palazzo Martoni, sede del Municipio, l’aria era diventata elettrica. Bastò un attimo: un urlo, un gesto, un passo avanti. E la porta cedette. Dentro, tra carte, registri e mappe, Paskedda si fece largo come una furia. Afferrò con i denti un fascio di documenti – i piani di lottizzazione, i simboli concreti della perdita – e gridò: «Ecco su sambene de su poveru», il sangue del povero. La verità nuda e cruda di un popolo che vedeva la propria vita messa all’asta.
Le fiamme divorarono i registri, compresi quelli di Stato Civile, appena avviati. La folla, ormai fuori controllo, rovesciava mobili, strappava carte, cercava di cancellare l’ingiustizia bruciandone le prove.

A riportare un fragile ordine fu il capitano dei Carabinieri Giacomo Brunero, che con fermezza e prudenza evitò che la giornata si trasformasse in tragedia. Gli arresti furono una settantina. Dieci gli accusati di essere istigatori, tra cui il sacerdote Sebastiano Deledda, zio della futura Nobel.
Ma la verità, presto, emerse chiara: non era stata una rivolta politica, né un complotto. Era stata la disperazione di una comunità che difendeva il proprio diritto a vivere. Grazie all’intervento del deputato Giorgio Asproni, arrivò l’amnistia firmata da Vittorio Emanuele II.
La ferita, però, rimase. E con essa la memoria.
Tra gli spettatori di quella giornata ci fu anche il giovane poeta Salvatore Rubeddu, che in seguito dedicò all’episodio una delle sue poesie più note, “Passio – A su Connottu”. Il suo sguardo testimonia quanto quella rivolta abbia lasciato un segno profondo non solo nella storia politica, ma anche nell’immaginario culturale sardo. La rivolta de Su Connottu non fu soltanto una protesta contro una delibera comunale. Fu l’espressione di uno scontro più ampio tra modernizzazione imposta dall’alto e difesa dei diritti comunitari, tra interessi economici e sopravvivenza delle classi popolari. La presenza di Paskedda Zau ha contribuito a trasformare l’episodio in un simbolo identitario, ancora oggi ricordato nella memoria storica della Sardegna.
Michele Pintore, giornalista pubblicista nuorese, e Gianfranco Conti, ricercatore e cultore di storia locale, hanno ricostruito “Su Connottu”, la sommossa popolare dell’aprile 1868. Dal 2017, il 26 aprile a Nuoro, si rievoca la rivolta contro la privatizzazione delle terre comunali guidata da Paskedda Zau. L’obiettivo è mantenere viva la memoria storica e culturale, coinvolgendo la comunità e i visitatori.
Il 26 aprile 2026, l’Associazione di Promozione Sociale Paskedda Zau ha organizzato una commemorazione presso Casa Soddu-Murru (Sechi-Bullinu) dal titolo “26 APRILE LA MEMORIA VIVE”. Il programma prevede: alle 10:00 “Il Risveglio”, laboratorio teatrale a cura di Gianluca Medas; alle 12:00 “L’Incontro”, rappresentazione scenica dei bambini; alle 13:00 “Il Pane Condiviso”, rinfresco conviviale; alle 18:00 “La Memoria Si Fa Voce”, con il Coro Di Nuoro e Mauro Mibelli alla chitarra che accompagnavano Gianluca Medas nel racconto di Paskedda.
Fotografie di Graziano Secchi.


Eccezionale ! Grazie da parte di tutti noi!