Ha portato l’igiene e la patologia moderna nelle aule universitarie e nelle istituzioni
Nato a Moncalieri il 25 aprile 1857, figlio di un medico impegnato nella vita civica, Giorgio Rattone appartiene a quella generazione di studiosi che, tra Otto e Novecento, trasformò la medicina italiana in una disciplina scientifica moderna, capace di dialogare con l’Europa e di incidere sulla società. La sua parabola – da giovane promettente del Reale collegio delle Province a figura di riferimento dell’Università di Parma, fino ai banchi del Parlamento e del Senato – racconta un’Italia che cresce attraverso la scienza, l’igiene pubblica e l’impegno civile.
Trasferitosi a Torino in giovane età, Rattone si distingue subito negli studi, ottenendo nel 1874 l’ammissione al Reale Collegio delle Province. Qui maturò una solida preparazione che lo portò alla laurea in medicina e chirurgia, conseguita con pieni voti il 28 giugno 1880.
Gli anni universitari sono decisivi: ha lavorato all’Ospedale di San Giovanni, ha frequentato l’Istituto anatomico come aiutante volontario e, soprattutto, è entrato in contatto con tre insigni esponenti della scienza torinese – Carlo Giacomini, Giulio Bizzozero e Vittorio Colomiatti – che ne orientano gli interessi verso l’anatomia, l’istologia e la patologia.
Nel 1880 diviene dissettore effettivo alla cattedra di Istologia patologica di Colomiatti, avviando una stagione di intensa attività scientifica.

Il nome di Rattone entra nella storia della medicina nel novembre 1883, quando, insieme ad Antonio Carle (Chiusa di Pesio, 1854 – Torino, 1927), dimostra sperimentalmente l’infettività del tetano. I due studiosi forniscono una prova decisiva della natura contagiosa della malattia e i risultati, pubblicati nel 1884 sul Giornale della Regia Accademia medica di Torino, hanno vasta eco nel mondo scientifico.
Parallelamente, Rattone continua a pubblicare articoli di patologia e a consolidare la propria reputazione accademica.
Nel 1885 vince il concorso per la cattedra di Patologia generale all’Università di Sassari, ma vi rimane solo un anno. Il 30 novembre 1886 è chiamato a Parma come professore straordinario: inizia così un legame destinato a durare quarantatré anni.
Dal 1888 è professore ordinario e direttore del Gabinetto patologico, incarichi che mantiene fino al 1929. A Parma insegna anche Igiene (1890-1904) e, per un breve periodo, Anatomia patologica. La sua autorevolezza lo porta a ricoprire ruoli di vertice: Preside della Facoltà di Medicina (1892-95) e Rettore (1895-96).
In questi anni si dedica alla patologia del fegato e alla nefrite, ma soprattutto all’igiene, disciplina che contribuisce a diffondere con approccio moderno e divulgativo. Nel 1894 pubblica il trattato “Dei microrganismi”, apprezzato per chiarezza e rigore.
La sua competenza viene riconosciuta anche a livello nazionale: nel 1892 il governo Giolitti lo invia a Marsiglia come osservatore dell’epidemia di colera.
Dal 1896 Rattone affianca alla carriera accademica un crescente impegno pubblico. Eletto nel Consiglio comunale di Parma, si occupa soprattutto di questioni igienico-sanitarie. A lui si deve l’introduzione della refezione scolastica nelle scuole comunali (1897), passo importante nella tutela dell’infanzia.
Parallelamente svolge un’intensa attività divulgativa, con conferenze su temi di salute pubblica come “Il bagno” (1897) e “L’Ospedale dell’Infanzia” (1898).
Nel 1909 viene eletto deputato nel collegio di Aosta, riconfermato nel 1913. Alla Camera siede nei banchi della Sinistra costituzionale, e interviene sia su temi generali sia in difesa dei diritti dei valdostani. Nel 1919 è nominato senatore e aderisce ai gruppi liberaldemocratici fino all’avvento del fascismo, quando la sua attività politica si fa più discreta.
Sposato dal 1895 con Ernestina Festa, da cui ha due figli, Rattone rimane a Parma fino alla morte, avvenuta il 20 dicembre 1929.
La sua figura resta quella di un medico-scienziato capace di unire ricerca, didattica e impegno civile, contribuendo alla modernizzazione della medicina italiana e alla diffusione della cultura igienica in un’epoca di grandi trasformazioni. La sua eredità vive nelle istituzioni che ha guidato, nelle riforme che ha promosso e nella visione di una medicina al servizio della collettività.
