Ci sono certe notizie che come per incanto un giorno compaiono su tutti i media e social, e il giorno dopo non se ne sa più niente, vengono quasi abortite sul nascere, non si forma il dibattito pubblico, non si formano le correnti di pensiero e, alla fine si può anche arrivare a pensare che non siano mai esistite. Ma la verità è che la notizia è stata manifestata e portata, e le coscienze l’hanno registrata anche se non hanno avuto il tempo di elaborarla. Il cittadino dunque è stato informato, è stato avvertito!
È questo il caso della notizia diffusa il 14 novembre dello scorso anno che informava del bonus economico annuale di € 2.000 offerto ai medici di famiglia dall’Ausl di Modena a patto che diminuissero del 40% le prescrizioni di esami e visite specialistiche ai propri pazienti, per l’urgente necessità di decongestionare la struttura sanitaria emiliana, di ridurre gli sprechi ottimizzando con ‘appropriatezza’ le risorse disponibili, e di ridurre le lunghe liste di attesa diventate normalità. Con ostentata sicurezza il dirigente sanitario ha sostenuto che il 40% delle prestazioni sanitarie attualmente fornite sono inutili, non sarebbe necessario eseguirle, senza peraltro comprovare, dati alla mano, questo fantomatico dato statistico.
Si sono levate proteste e critiche da parte dei camici bianchi e dei loro sindacati, ma tant’è, la delibera Ausl Modena è passata, è entrata in vigore e con buona pace di tutti i riflettori sul caso si sono spenti. Naturalmente, per seguire il buon esempio della regione Emilia Romagna, sempre avanti alle altre regioni in tema di politiche progressiste, altre Asl regionali si sono mosse per realizzare lo stesso progetto. E così nel giro di due giorni la notizia è scomparsa tanto dai media mainstream quanto da quelli alternativi, evaporata, dissolta nel nulla. Il mondo dell’informazione ha continuato a correre e a contorcersi in un dedalo di notizie sempre nuove, sempre più veloci e sempre più superficiali. Questa è stata un’ulteriore picconata alla sanità pubblica, così com’è accaduto per l’istruzione e la giustizia.
Di converso assistiamo al fiorire e all’affermarsi delle società sanitarie private alle quali è stata gradualmente e con metodi scorretti e subdoli ‘scaricata’ la nostra salute. Possiamo finalmente dichiarare alla luce del sole che il welfare in Italia è stato smantellato, lo Stato non persegue più il benessere dei propri cittadini, non si occupa del suo territorio che inquina con politiche energetiche inutili e scellerate, non si preoccupa dei suoi confini assaltati da gente che non avrebbe neanche il diritto di entrare in Italia, non si occupa delle sue coste che stanno franando e delle colline che smottano portando con sè paesi e la vita delle persone che perdono tutto nel giro di una notte.
Mi aspettavo che la notizia del bonus ai medici desse il via ad un dibattito allargato all’esame delle funzioni del medico di famiglia nell’odierna realtà, in quanto è ormai di dominio pubblico la convinzione che il medico di famiglia da attento curante della salute è diventato un semplice burocrate passacarte. In molti sostengono che la colpa di questo disimpegno dei medici sia la medicina difensiva che si è affermata da quando negli anni 90 sono aumentate in modo significativo le azioni legali di risarcimento contro di loro. I medici hanno imparato a prevenire ogni azione legale non solo munendosi di polizze assicurative milionarie ma anche disimpegnandosi dall’attività professionale. In quei due giorni in cui la notizia è stata battuta e dibattuta le critiche che sono state mosse alla delibera sono state tante e serie, e soprattutto dirette a denunciare l’ulteriore svilimento della professione medica.
I politici al governo della sanità gestita dalle Aziende (un tempo Unità) Sanitarie Locali ritengono che il 40 % delle attuali spese sanitarie sarebbero inutili e di nessuna efficacia per la salute pubblica; e forse hanno in parte ragione, se solo poniamo mente alle forniture di mascherine, di Test PCR e di milioni di dosi di vaccini o meglio sieri sperimentali per l’acquisto dei quali sono stati spesi milioni di euro del popolo italiano.
Già tale affermazione avrebbe dovuto indignare – e non solo per due giorni – la categoria dei medici in tal modo criticata di non svolgere ‘responsabilmente’ la propria funzione caricando lo Stato di spese inutili, e avrebbe dovuto indignare la popolazione che avrebbe dovuto chiedere al Ministero della Salute di procedere ad indagini e accertamenti sulla verità o falsità degli sprechi denunciati. E i medici che avranno aderito a questo ignobile patto dovranno certamente nasconderlo perché se i pazienti ne venissero a conoscenza perderebbero ulteriormente fiducia in loro, e sarebbero sempre attraversati dal dubbio che il proprio medico oltre a non visitarli più – a questo ci hanno già abituati – diventi, per misera avidità – anche tirchio nella ‘concessione’ di accertamenti e cure per le proprie patologie. Sarebbe un disastro vedere decadere totalmente la fiducia dei pazienti sui propri medici, ancora un dividi et impera andato a segno.
Ma forse, andreottianamente pensando, questo è proprio ciò che il sistema vorrebbe: portare confusione, dividere, e dare il colpo di grazia alla sanità pubblica. Riguardo al fatto che le liste d’attesa siano troppo lunghe perché ci sono sprechi, faccio presente solo che le cause delle liste d’attesa lunghe sono altre. In primis c’è il tentativo di fare disamorare i pazienti e intrupparli verso la sanità privata, dapprima convenzionata eppoi integralmente a pagamento. Di poi la corruzione e la disonestà di coloro che sono coinvolti nel procedimento di prenotazione: medici, impiegati e altri. È del 16 dicembre 2025 la scoperta dello scandalo delle liste taroccate da delle ASL “che fissavano esami urgenti a distanza di svariati mesi dichiarando che il paziente aveva rifiutato una data precedente senza che invece l’avessero veramente offerta”.
Lo scorso anno si è scoperto che dieci medici specialisti, dopo aver timbrato il cartellino, uscivano per andare a giocare a golf, per incontrare l’amante, per fare la spesa; per fare i fatti loro insomma, truffando lo Stato e i pazienti (notizie date anche dalla stampa mainstraim e rinvenibili sul web). Tali personaggi non agiscono ‘in coscienza’ e sempre più spesso neanche ‘in scienza’. E invece, passato un mese dallo scandalo, li ritrovi a girare per i corridoi delle strutture sanitarie tronfi e pieni di sé come prima. Tali medici hanno dimenticato che la loro professione è una missione che assumono verso gli individui, da svolgere con umiltà e competenza. Per fortuna, tra tutti loro, ci sono ancora dei fari di conoscenza e di umanità.
Si può concludere però, senza volerli giustificare, che la loro spregiudicatezza altro non fa che rispecchiare quella di tante altre categorie professionali e di lavoratori in genere. Rappresentano solo la punta dell’iceberg che lascia intuire e intravvedere le pochezze dell’essere umano di oggi, morbosamente preoccupato di possedere e soddisfare ogni desiderio, disumanizzato dal relativismo materialista, e attualmente incapace di concepire il bene dentro e fuori di sé.

Cara Ines hai perfettamente ragione, ormai mi spiace dirlo, ma l’italiano medio se ancora esiste, purtroppo oggi pensa a come sbarcare il lunario e a sopravvivere, anche la politica seria sta scomparendo, tra diatribe non ultima del referendum, credo ormai fatto a posta per continuare a dividerci sempre di più. Condivido il tuo scritto come sempre molto istruttivo ciao e a presto 🙏🤗
Cara Ines, non posso che trovarmi in sintonia con ciò che hai scritto. Ormai non ci si indigna più, non si combatte più per la giustizia, per gli ideali che hanno trasformato la società del passato in una democrazia. La globalizzazione ha compito un cambiamento devastante del vivere civile, sostituendo l’etica e la giustizia sociale con il potere e il dio denaro. Va ricordato in tutto questo che tutti moriremo sia I reietti che gli uomini che esercitano il potere per un tornaconto personale.