Cuneo presenta la previsione di spesa per il 2026. La “Caritas diocesana” grava – e non poco – sui fondi della Diocesi di Cuneo-Fossano.
In questi giorni la Diocesi di Cuneo-Fossano ha reso pubblica la ripartizione dei fondi “8×1000” dell’anno 2025.

Ci vien reso noto che il vescovo di Cuneo-Fossano, monsignor Piero Delbosco, “ha determinato la ripartizione dei Fondi Otto per mille dell’anno 2025”. Altresì ci vien detto che “sono stati ripartiti 804.000,00 euro del Fondo per esigenze di culto e pastorale e 764.000,00 euro per interventi caritativi a favore della comunità diocesana”.
Interessante la tabella sui “Costi personale laico Curia e organismi diocesani – 2026” che la Diocesi di Cuneo-Fossano ha diramato alla collettività.
Una delle voci più onerose – e sinceramente inspiegabili – è quella che riguarda la “Caritas”. Si evince che il Direttore della “Caritas”, delegato vescovile, percepirà un netto mensile di 2.250,00 euro per un costo lordo totale di 52.000,00 euro. Il Segretario della “Caritas”, referente diocesano, percepirà un netto mensile di 1.800,00 euro per un costo lordo totale di 40.000,00 euro.
Altri costi esosi ed esorbitanti sono quelli dei “Centri Ascolto Caritas”.

Vi operano due addetti. Uno risulta essere addetto dipendente di 2° livello, e percepirà un netto mensile di 1.500,00 euro per un costo lordo totale di 35.000,00 euro. L’altro addetto, referente diocesano, invece, percepirà un netto mensile di 1.800,00 euro per un costo lordo totale di 47.000,00 euro.
La “Caritas diocesana” dovrebbe essere un organismo pastorale con compiti caritativi, a vantaggio delle persone più svantaggiate. Il denaro che viene elargito e stanziato per la “Caritas” dovrebbe esser messo a disposizione di chi ha maggiormente bisogno.
In Italia risultano presenti 220 presidi di “Caritas diocesana” ed hanno – in linea di massima – un iter di finanziamento che va da una porzione del “gettito fiscale derivato dall’Otto per mille”, alle “raccolte di fondi straordinarie” e “manifestazioni”, sino ai “contributi di benefattori”.
La Diocesi di Cuneo-Fossano, evinciamo dalla tabella, spenderà 174.000 euro solo per pagare i quattro dipendenti in forza all’organismo pastorale “Caritas”.
Un’enormità di denaro che risulta veramente assurda in tempi nei quali ci sono lavoratori che si trovano a dover operare con stipendi da fame.
Si comprende, alla luce di queste informazioni economiche, il motivo per il quale tanti cittadini – residenti nel territorio della Diocesi di Cuneo-Fossano – hanno deciso di devolvere il loro “8×1000”, in sede di Dichiarazione dei Redditi, ad altre entità differenti dalla Chiesa Cattolica.
Sono sempre di più i Cattolici sconcertati dalla collaborazione che “Caritas Italiana” ha con “Fondazione Migrantes”.

Moltissimi Cattolici sono rimasti increduli quando – alla presentazione del Rapporto Immigrazione “Giovani in un mondo che cambia” hanno sentito dire che “il Rapporto 2025 pone al centro i giovani con background migratorio, che rappresentano una risorsa vitale per la società italiana”.
E’ risultato quasi offensivo sentir dire che “molti di loro affrontano difficoltà nel riconoscimento e nella partecipazione, ma la loro esperienza è una narrazione vivente di speranza e cambiamento”, dal momento che – ogni giorno – sentiamo di episodi criminali compiuti da immigrati giovani e minorenni.
Abbiamo potuto prender atto del fatto che “nel 2024 crescono i rapporti di lavoro attivati con cittadini stranieri (+5.8% in un anno), ma persistono disuguaglianze e sfruttamento, soprattutto nel settore agricolo e in quello dei servizi”.

Perché “Caritas” non si preoccupa dei tanti, troppi, italiani che lavorano con paghe assolutamente da terzo mondo e che non riescono a far valere i loro diritti in quanto i Sindacati sono più preoccupati per Gaza e Caracas che per i lavoratori nostrani?
“Caritas” è un organismo pastorale alle dipendenze della “Conferenza Episcopale Italiana”; la sua prima preoccupazione dovrebbero essere gli italiani e non gli immigrati.
L’effetto Bergoglio, purtroppo, non conosce battute d’arresto e nella Chiesa italiana il mantra è sempre lo stesso: prima l’immigrato e poi – se ne avanza – l’italiano.
Non a caso “l’indagine Caritas-Migrantes evidenzia forti discriminazioni e barriere di accesso alla casa per le famiglie straniere”.

Sarebbe opportuno che le due realtà della CEI accendessero ogni tanto il televisore per guardare la trasmissione “Fuori dal Coro”, diretta da Mario Giordano.
Si renderebbero conto che tra “le famiglie straniere” vi sono moltitudini di “ladri di case” che non pagano gli affitti, le spese di condominio, mettendo in ginocchio chi gli aveva regolarmente affittato il proprio immobile.
Ognuno ha la possibilità di farsi una propria idea e di trarre le sue conclusioni.
Una cosa è da tenere in considerazione: elargire fondi per pagare lautamente centinaia di dipendenti “Caritas” che poi, nel concreto, si occupano quasi esclusivamente di immigrati, non è una scelta patriottica.

Quel vescovone di Cuneo! E mi fermo qui