Una curiosa disamina di Giorgio Ponzio
Le proposte curiose, seguite da osservazioni puntuali e suggestive, contribuiscono sovente a rendere una narrazione gradevole in particolar modo se colorata di rilievi di velata comicità.
L’articolo che ci invia il prof. Giorgio Ponzio, ci sembra che possa rientrare in questa particolare categoria. Tuttavia, se il titolo dell’articolo “Inno di Mameli – Giudizi e pregiudizi sull’Inno Nazionale Italiano” appare a prima vista come un argomento serioso, la disanima rigorosa ne mette in evidenza le contraddizioni attraverso una narrazione originale, che obbliga a riflessioni inaspettate, il tutto in un contesto di simpatica ironia.
Buona lettura. (m. b.)
File:National anthem of Italy – U.S. Navy Band (long version).ogg – Wikipedia
INNO DI MAMELI
Giudizi e pregiudizi sull’Inno nazionale italiano
Domenica 7 dicembre, come da tradizione, alla prima della Scala a Milano è stato suonato e cantato l’Inno di Mameli.

L‘Inno di Mameli fu scritto da Goffredo Mameli il 10 settembre 1847, mentre la musica fu composta da Michele Novaro il 24 novembre dello stesso anno. Il titolo originale è “Il Canto degli Italiani”.

L’Inno di Mameli divenne Inno nazionale provvisorio della Repubblica Italiana il 12 ottobre 1946, con decreto del Consiglio dei Ministri. Il riconoscimento ufficiale come Inno nazionale della Repubblica Italiana è avvenuto successivamente con la legge del 4 dicembre 2017, n. 181.
Esso è composto da sei strofe e un ritornello che si ripete dopo ogni strofa e viene eseguita solo la prima strofa seguita dal ritornello.
Quando si arrivò alla discussione per il riconoscimento ufficiale in alternativa all’Inno di Mameli, tra i candidati più accreditati ci furono il “Va pensiero” (dal Nabucco di Verdi), la “Canzone del Piave” e l’”Inno di Garibaldi”.
Quanto al coro del Nabucco, “Va pensiero”, tolta la musica, il problema sono le parole: “del Giordano le rive saluta, di Sionne le torri atterrate”. Precisando che Sionne significa Gerusalemme, in Italia non scorre il Giordano e la capitale non è Gerusalemme.
A qualcuno potrebbe venire in mente di ricorrere sempre a Verdi con il coro dell’Ernani:
Si ridesti il Leon di Castiglia
E d’Iberia ogni monte, ogni lito
Eco formi al tremendo ruggito
Come un dì contro i Mori oppressor
Siamo tutti una sola famiglia
Pugnerem colle braccia, co’ petti;
Schiavi inulti più a lungo e negletti
Non sarem finché vita abbia il cor
Morte colga o n’arrida vittoria
Pugnerem, ed il sangue de’ spenti
Nuovo ardir ai figliuoli viventi
Forze nuove al pugnare darà
Sorga alfine radiante di gloria
Sorga un giorno a brillare su noi…
Sarà Iberia feconda d’eroi
Dal servaggio redenta sarà.
Anche qui cosa c’entra la Castiglia, comunità autonoma della Spagna istituita il 2 marzo 1983, con l’Italia, e tanto meno l’Iberia, termine geografico per indicare Spagna e Portogallo.
Peggio che mai in particolare oggi per il verso “Come un dì contro i Mori oppressor”. La parola Mori indica mussulmani nordafricani, uh per carità: puro razzismo.
Tornando all’Inno di Mameli nella quinta strofa si trova un riferimento all’Austria. Cantarlo oggi tutto potrebbe anche causare una crisi diplomatica. I versi dicono:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Ma il peggio del peggio si trova alla quarta strofa, ma il povero Mameli allora non sapeva cosa stesse scrivendo:
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Tutti penserebbero subito al ventennio: manifestazioni nelle piazze, articoli sui giornali, interpellanze parlamentari e quant’altro.
Se passo ai giudizi sulla musica si possono fare due citazioni.
È passato alla storia il fatto che Muti nel 1999 non di suonò l’inno di Mameli prima del Fidelio che inaugurava la stagione scaligera a cui assisteva il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Ricordo personalmente che allora il fatto provocò parecchie critiche. La giustificazione di Muti, grandissimo direttore d’orchestra, era, se ricordo bene, che l’Inno era musicalmente brutto, costringeva gli orchestrali a delle acrobazie nel passare dalla strofa al ritornello.
Se si cerca oggi su internet questa versione dei fatti non è riportata.
La seconda citazione è quella dell’articolo di Maurizio Maggiani, IL SECOLO IX, “ l’Inno di Mameli è brutto, l’Italia ne merita uno migliore, 13 Giugno 2021”.
“La verità è che proprio non ce la può fare e non si capisce perché dovrebbe. È, nel Paese con la più vasta e splendida tradizione canterina, musicalmente bruttino, anzi, proprio brutto, e con un testo incomprensibile per il novantanove per cento degli italiani e persino inaccettabile; chiedete voi a un ragazzo perché dovrebbe andare in giro con la capoccia cinta dell’elmo di Scipio, chiedete a un sincero democratico perché dovrebbe farsi schiavo di Roma, e vediamo cosa hanno da dire”.
Per chiudere questa analisi l’Inno di Mameli, come gli altri presi in esamina, veicolano contraddizioni che forzano una identificazione con le analogie storiche, religiose, geografiche della storia dell’Italia.
Tuttavia, l’Inno di Mameli è diventato l’Inno Nazionale e, conseguentemente, lasciamo al lettore il giudizio finale in merito, consapevole che alle evidenti contraddizioni possono compensare evocazioni emozionali, patriottismo risorgimentale e sentimento di coesione nazionale.
Resta un fatto oggettivo che impone una riflessione: a forza di sentire e cantare l’Inno Nazionale, questo “simbolo musicale” è diventato parte integrante del nostro vivere e dell’immaginario collettivo. Prendiamone serenamente atto.
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Articolo molto interessante su di un inno decisamente brutto
Resta un fatto oggettivo che impone una riflessione: a forza di sentire e cantare l’Inno Nazionale, questo “simbolo musicale” è diventato parte integrante del nostro vivere e dell’immaginario collettivo. Prendiamone serenamente atto.
Mi pare la conclusione più sensata suggerita dall’ Autore medesimo.
Articolo dal carotaggio molto basso: un po’ di Wikipedia e molti luoghi comuni, scritto da chi non ha mai approfondito né l’inno né, soprattutto, la produzione poetica e musicale del Risorgimento. La storia bisogna contestualizzarla, non leggerla con gli occhi di oggi: troppo facile.
Costituzionalmente l’inno di Mameli è stato da sempre il nostro inno e cantato nelle occasioni più disparate, dagli alunni delle Scuole Elementari alle occasioni rappresentative di Stato. Certo il Va Pensiero Verdiano emozionalmente parlando rende dí più e rappresenta quello spirito che incarnava il senso liberatorio dall’oppressore austriaco milanese .Scevri dall’immaginario collettivo e dalle accettazioni varie di patriottismo mi chiederei comunque …. Oggi Chi potrebbe mai comporre un inno rappresentativo della nostra bandiera e del nostro vivere ? Personalmente la vedo un po’ dura e reputo il Fratelli d’Italia ancora socialmente valido e cantabile da tutti.
In realtà si canta solo la prima strofa e il ritornello che sono abbastanza neutri
La frase “Schiava di Roma” aveva senso quando si voleva la capitale appunto a Roma e ha senso ancor oggi visto che la capitale è proprio lì.
Il nostro Paese nasce dal Risorgimento, per cui ha senso scegliere un inno risorgimentale e garibaldino. Una volta che questa marcetta è entrata nelle orecchie la si apprezza anche perchè ormai è legata a momenti gloriosi, unitari e persino quotidiani della nostra storia.
L’inno di Mameli contiene contraddizioni non maggiori di quasi tutti gli altri inni nazionali in Europa. “Deutschland ueber alles” (che anche ora è inno nazionale) parla di una Germania che si estende dall’Adige fino al Memel (fiume in Polonia). Gli olandesi rendono onore “al Re di Spagna” da cui secoli fa dipendevano. Ho letto – tradotto -un articolo su “Allons Enfants” dai contenuti critici non dissimili da questo, ma ho poca dimestichezza con Francia e francesi, perciò non l’ho conservato. Signori schizzinosi a proposito di Mameli (e di Novaro, non dimentichiamolo!) C’è – giustamente -una pietra d’inciampo sul marciapiedi sotto i portici di via P.Micca davanti alla casa dove l’inno fu composto