Ieri, venerdì 12 dicembre la CGIL ha indetto uno sciopero generale “per l’intera giornata di lavoro, con manifestazioni, presìdi e comizi in tutte le regioni. Una presenza diffusa che segnala” la profondità del disagio sociale e la volontà del sindacato di cambiare una Legge di Bilancio ingiusta e dannosa per lavoratori, pensionati e giovani”.
Lo sciopero generale per Landini ha due obiettivi: sostenere le categorie in tutte le vertenze aperte con le controparti per il rinnovo dei contratti scaduti, perché i salari vanno alzati innanzitutto con la contrattazione; lanciare una vera e propria vertenza – tutta di merito – nei confronti del Governo, per cambiare la Manovra di Bilancio sulla base delle nostre richieste.
Nel minestrone delle motivazioni alla base di questo ennesimo sciopero indetto in “solitaria” vengono specificati i seguenti obiettivi:
Per fermare l’innalzamento dell’età pensionabile
- Per dire no al riarmo e investire su sanità e istruzione
- Per contrastare la precarietà
- Per vere politiche industriali e del terziario
- Per una riforma fiscale equa e progressiva
Per fare tutto questo, secondo Landini, ci sono due precondizioni.
La prima: andare a prendere i soldi dove sono (profitti, extra profitti, grandi ricchezze, evasione fiscale), anche chiedendo un contributo di solidarietà all’1% della popolazione più ricca, per finanziare politiche a beneficio del restante 99%. La nostra proposta garantirebbe 26 miliardi all’anno in più, per finanziare tutto ciò che rivendichiamo, a partire dalla sanità.
La seconda: rinunciare alla folle corsa al riarmo, che mira a convertire la nostra e quella europea in un’economia di guerra, e che sottrarrà un’ingentissima mole di risorse alle vere priorità economiche e sociali del Paese. Solo per l’Italia, parliamo di quasi 1.000 miliardi di euro, se si vuole davvero raggiungere il 5% del Pil entro il 2035.
Un comunicato della CGIL informa che mezzo milione di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, cittadine e cittadini, hanno partecipato alle oltre cinquanta manifestazioni organizzate sul territorio nazionale a sostegno dello sciopero generale proclamato dalla Cgil per l’intera giornata di oggi in tutti i settori, pubblici e privati, contro una legge di bilancio ritenuta ingiusta e dannosa”.
“Secondo i dati pervenuti al ministero sarebbero molto basse le adesioni allo sciopero generale indetto dalla Cgil: alle ore 15 di ieri, con una rilevazione sul 51,88% delle scuole, l’adesione nazionale è del 3,86%, fra le più basse registrate in questi ultimi 3 anni”: lo riferisce il ministero dell’Istruzione e del Merito in riferimento all’agitazione sindacale prevista ieri, venerdì 12 dicembre, contro la legge di Bilancio.
Un flop anche secondo quanto riportato dal ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo: “Questo sciopero rappresenta l’ennesimo
fallimento di chi continua a mistificare la realtà, facendo passare meri interessi partitici per richieste dei lavoratori. Il dato, seppur parziale, dell’adesione dei dipendenti pubblici allo sciopero fermo all’8,2% dimostra che si trattava solo ed esclusivamente di una manifestazione decisa per sfidare un governo capace di rispettare gli obiettivi che si era prefisso e che aveva promesso agli italiani. Promesse mantenute e obiettivi che verranno portati avanti fino alla fine della legislatura”.
E ancora: “Se ne faccia una ragione anche Maurizio Landini, che fa finta di essere il segretario della Cgil, ma in realtà vuole solo prepararsi a diventare il nuovo leader della sinistra più radicale”.
Non tanto diverso il riscontro dato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini: “Ero nella sala di controllo di Ferrovie dello Stato perché oggi è un classico venerdì: stiamo garantendo il 100% di percorrenza sulla Roma-Milano”, ha detto commentando lo sciopero nel settore dei trasporti durante l’intitolazione del Ponte dell’Industria a San Francesco. Dopodiché ha rivendicato il rinnovo contrattuale dei ferrovieri: “Abbiamo rinnovato il contratto a 90mila ferrovieri con 200 euro al mese. L’adesione a questo sciopero è bassa. I lavoratori vedono ciò che stiamo facendo e agiscono di conseguenza”.
Un flop insomma!
Questo sciopero generale contro la quarta manovra dell’esecutivo Meloni. Esprime l’ultimo di molti di “no” che il sindacato di Maurizio Landini ha detto negli ultimi anni. In sostanza, per ritrovare le ultime intese firmate dalla Cgil bisogna andare indietro nel tempo a più di tre anni fa, all’epoca del governo Draghi, quando Landini firmò, insieme alle altre sigle, protocolli sul Pnrr e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro durante l’emergenza Covid.
Nel chiamare alla rivolta contro il governo i suoi iscritti, il tribuno Landini sostiene che i lavoratori italiani debbono avere dei soldi. Omette in modo fraudolento di ammettere che è stata proprio la sua organizzazione ad opporsi al rinnovo di molti contratti di lavoro che, come noto, dovrebbero costituire la molla per ottenere aumenti salariali. E si è sempre trattato di accordi importanti, quali i rinnovi contrattuali della sanità e della scuola, protocolli sugli scioperi, salario minimo proposto dal Cnel, vertenza Eni Versalis.
E ancora, rappresentanza dei lavoratori e valorizzazione della ricerca. Tutti questi temi hanno un punto in comune: ogni volta che se n’è discusso la Cgil ha risposto con un secco “no”.
L’ultimo è arrivato nelle scorse settimane, quando è stata sottoscritta la preintesa del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-24 nella sede dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran).
L’accordo riguarda 137 mila medici dirigenti e sanitari e prevede aumenti medi di circa 491 euro al mese per 13 mensilità e degli arretrati medi stimati in 6.500 euro. Quest’accordo porterà nelle tasche degli infermieri (e non solo) 172 euro per 13 mensilità, circa 520 euro nel caso degli operatori del pronto soccorso, oltre a una serie di altri riconoscimenti dal punto di vista professionale e sulle condizioni di lavoro
Ma Fassid, la federazione sindacale dei dirigenti medici e sanitari, e la Cgil non lo hanno firmato
La trattativa per il rinnovo del contratto Istruzione e Ricerca 2022-2024, che interessa 1 milione e 286mila dipendenti, di cui 850mila docenti, si è conclusa con la firma di cinque sigle sindacali su sei: Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Gilda-Unams, Snals-Confsal e Anief hanno aderito all’intesa all’Aran, mentre anche in questo caso la Flc Cgil ha deciso di non sottoscriverla. Gli aumenti sono di circa 150 euro medi mensili per 13 mensilità, con punte di 185 euro medi mensili per gli insegnanti, in base all’anzianità di servizio, e 240 euro medi mensili per ricercatori e tecnologi. Ma c’è di più.
All’inizio del 2025, Luigi Sbarra, diventato poi a giugno sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per il sud, era riuscito a ottenere la discussione in Parlamento di una proposta di legge di iniziativa popolare sulla rappresentanza dei lavoratori, che avrebbe introdotto alcune importanti novità come l’ingresso dei dipendenti nei Consigli di amministrazione e nei consigli di sorveglianza, la distribuzione degli utili, lo strumento partecipativo dei “piani di azionariato”. Ma anche in quel caso Landini si era opposto parlando di “modo per aggirare la contrattazione”
A marzo i sindacati di categoria di Uil e Cisl hanno sottoscritto un verbale di intesa con Versalis. E la Cgil è stata l’unica a non firmarlo.
Oltre al mantenimento dei posti di lavoro, uno dei punti principali del verbale era la possibilità di mettere in stand-by l’impianto di cracking di Brindisi, per riattivarlo auspicabilmente quando ci sarebbero state le condizioni di mercato. Ma la Cgil riteneva che fosse tecnicamente impossibile e chiedeva in sostanza che Eni cancellasse il suo piano strategico. Una posizione, quella del sindacato di Landini, che non è piaciuta ai lavoratori degli impianti: a Brindisi, i rappresentanti sindacali del petrolchimico hanno scritto in un documento di volersi dissociare dalla Cgil.
Il sindacato di Landini non si è limitato solo ai “no”: a febbraio ha anche inviato una lettera alla Commissione europea per contestare il governo e chiedere il ritiro del ddl sulla valorizzazione della ricerca. La ministra dell’Università Anna Maria Bernini, con il ddl sulla valorizzazione della ricerca, si era impegnata a introdurre delle formule di flessibilità al “contratto nazionale di ricerca”, impegno condiviso anche dalla Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) che si era schierata contro l’ostruzionismo della Cgil. Sono stati gli ricercatori universitari a chiedere al governo di andare avanti opponendosi alla precarizzazione innescata proprio dal modello universitario propagandato dal sindacato.
Quali sono state le delittuose omissioni di Landini?
Il suo sindacato ha semplicemente ignorato le vendite di aziende e stabilimenti di grandi aziende quali Comau, Iveco e Marelli, senza chieder garanzie sulla stabilità occupazionale e notizie dei piani industriali. Ora che i giornali del gruppo GEDI sono in vendita, il nostro tribuno ormai schiacciato sulle posizioni di Bonelli & Fratoianni, perderà la possibilità di concionare e di usare la violenza politica quale mezzo di contrasto, a prescindere, nei confronti di Governo e imprenditori. Linguaggio violento quello di Landini, cavalcando tematiche politiche e non sindacali.
La violenza verbale ha scatenato in più occasioni, la violenza sulle piazze della quale siamo purtroppo spettatori, se non vittime, da mesi. Violenza che si è anche espressa contro gli attivisti degli altri sindacati, perché Landini, oltre ad essere un demagogo e mestatore è un totalitario che fa politica non a tutela di diritti e per risolvere aspetti contrattuali e normativi, ma per imporre la sua linea autoritaria e punitiva contro categorie di investitori e imprenditori che “hanno avuto il torto di creare ricchezza”, senza mai denunciare le sacche di improduttività della pubblica amministrazione e i contributi a pioggia altri sprechi che purtroppo infestano la scia di ogni governo,
Le violenze scatenate sulle piazze d’Italia dimostrano la mala fede di un cattivo maestro che ricalca anni tragici ove, manco a farlo apposta la violenza e il terrore arrivavano proprio da lì. Intanto pezzi significativi della sinistra riformista e gli altri sindacati, gli voltano le spalle. Povero!
