Milano si conferma cornice per il relativismo ideologico dell’Arcivescovo Delpini.

Con una certa dose di masochismo abbiamo ascoltato l’intero Discorso alla Città di Milano dell’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, in occasione della solenne celebrazione che si tiene per il patrono della città e della diocesi, sant’Ambrogio.
Anziché parlare di fede, di teologia, di spiritualità, l’Arcivescovo Delpini si è arrampicato sulle pergole delle ideologie sinistroidi, ed ha affermato: “La Costituzione della Repubblica italiana è tradita per le pessime condizioni dei carcerati e per la formazione e il trattamento del personale della Polizia penitenziaria. La Costituzione è tradita per la sempre maggiore recrudescenza delle norme”.
Intanto la difesa della Costituzione spetta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera, ai Prefetti, e alla Magistratura.
Non è compito dell’Arcivescovo di Milano definire cosa è tradimento della Costituzione e cosa no.

Fa quasi orrore sentir parlare di “recrudescenza delle norme” in una città come Milano dove la Procura della Repubblica indaga i Carabinieri per un inseguimento magistralmente eseguito e non si preoccupa della mole di reati che vengono compiuti dai minorenni – per lo più immigrati di seconda generazione – ai danni delle persone oneste e per bene.
Evidentemente per monsignor Delpini c’è un notevole aggravamento della legalità e non è importante schierarsi dalla parte delle Forze dell’Ordine.
L’Arcidiocesi di Milano, una delle più colpite dall’invasione maomettana, non si rende conto che caldeggiare baby-gang, giovani maranza, criminali e teppisti della peggio specie, non è un bene per il Cattolicesimo Romano.

Monsignor Mario Delpini, vestendo i panni da attivista del “Leoncavallo”, anziché parlare di Gesù, del Vangelo, della bimillenaria Civiltà Cristiana, dice: “La Costituzione è tradita per la scarsissima accessibilità dei percorsi di reinserimento sociale dei condannati. Le condizioni di squallore, di degrado e di violenza non facilitano il riconoscimento del male compiuto. Piuttosto suscitano rabbia, risentimento, umiliazioni”.
L’Arcivescovo di Milano – che il Vaticano non ha mai ritenuto degno dello zucchetto cardinalizio – parla come un garante dei detenuti, un attivista dei Centri Sociali, un militante di “Potere al Popolo”, “Possibile”, “Radicali Italiani”.
Abbiamo ascoltato tutto il discorso, con attenzione, lo abbiamo riascoltato dall’inizio alla fine grazie a “RaiPlay” ma abbiamo davvero faticato a scorgere nelle parole di monsignor Delpini il messaggio Cristiano del quale dovrebbe essere pregna un’allocuzione tenuta all’ambone.

L’Arcivescovo, che proprio non riesce a parlare di Gesù, o che non sa cosa dire perché non ne ha fatta esperienza diretta, inizia poi una serie di “picconate” ai danni del Governo Meloni dicendo che c’è un “segnale preoccupante” nel welfare italiano e ha sottolineato come sia un male “la paura di essere malati”.
Per fare un po’ il “piacione” ed accattivarsi un uditorio, monsignor Delpini dice: “Sono in molti a denunciare le crepe preoccupanti del sistema sanitario. Non si può ignorare che a volte la paura di ammalarsi e la pretesa di guarire esercitano una pressione sul personale sanitario che giunge fino alla violenza”.
Era dai tempi della pseudo-pandemia che non si sentiva la retorica pro-camici bianchi ed operatori sanitari. Il vittimismo di quanti lavorano nei pronto soccorso è stucchevole e, ormai, non ci credono più manco le più ideologizzate associazioni di categoria.

Ma l’Arcivescovo Delpini doveva dimostrare che il tema sicurezza non riguarda i maranza, le baby-gang, gli immigrati di seconda generazione. Per il presule lombardo il pericolo per la tenuta democratica sono le poche – e non giustificabili – persone che nei pronto soccorso perdono le staffe e compiono azioni deprecabili.
Ci siamo confrontati con alcuni nostri lettori milanesi che si sono detti “sbigottiti” dal bassissimo livello teologico-spirituale dell’Arcivescovo di Milano. Grazie alla pochezza predicativa di Mario Delpini, Milano ha perso molte vocazioni e la Chiesa Ambrosiana ormai è un orpello di cui migliaia di milanesi fanno a meno.

Tantissimi milanesi, negli ultimi 5/6 anni, hanno smesso di andare a Messa nelle Chiese in comunione con il Vaticano ed hanno intrapreso un cammino serio e teologicamente onesto nel “Piccolo Resto Cattolico”, alla sequela del “Sodalizio Sacerdotale Mariano”, come ben dimostrano i riuscitissimi “Raduni di Monza” organizzati da don Alessandro Maria Minutella.

Discorsi come quello del 5 dicembre 2025, allocuzioni come quella tenuta nella Basilica di Sant’Ambrogio, sono segno e testimonianza del relativismo teologico e della fede di cui è pregna la Chiesa Vaticana.
Benedetto XVI aveva messo in guardia i Cattolici dal relativismo delle idee, del pensiero e della fede. Qualcuno lo ha ascoltato? Pochi, molto pochi. Monsignor Mario Delpini certamente no.
L’appuntamento è per il Discorso alla Città di Milano del 5 dicembre 2026. Chissà quali saranno le argomentazioni che verranno proposte.
L’immagine di copertina è stata generata con Copilot Microsoft AI.

Sono allibita! Ha piagnucolato sulle condizioni delle carceri ma non ha detto una parola in difesa della polizia penitenziaria e nulla di nulla in sostegno del lavoro improbo delle forze dell’ordine, le quali ci vanno sempre di mezzo: sono sempre colpevoli di qualcosa! O inseguono i criminali con le macchine e non va bene o catturano ladri col taser e non va bene… si comportano tutti male verso i criminali, I quali poverini non sono sollazzati abbastanza nelle carceri perché i carcerieri sono severi. Non ho più parole; ormai è chiaro: tutti quelli che sono di sinistra ( preti compresi) non sono scemi, LO FANNO PROPRIO APPOSTA A NEGARE IL SOLE E PRESTO CI DIRANNO CHE GESÙ CRISTO È MORTO DI FREDDO
Gentile sig. Andrea Elia ROVERA,
vorrei ringraziarla di cuore per questo articolo così sincero e trasparente che riguarda la situazione della Chiesa oggi, e soprattutto della positiva visione dell’operato del Piccolo Resto e di don Alessandro Maria Minutella, insieme al sodalizio sacerdotale.
Per sottolineare quanto appena detto, vorrei informarla che il prossimo 8 dicembre, dopodomani, ci sarà un incontro di preghiera del Piccolo Resto a Milano, per affermare che Maria, la Santa Vergine, è Corredentrice, insieme a Suo Figlio Gesù, della redenzione del genere umano.
La sede dell’incontro al quale mi permetto di invitarla, si terrà presso
NH CONGRESS CENTRE
STRADA 2a
20057 ASSAGO MILANO FIORI
Inizio incontro ore 13:30
Potrà così conoscere personalmente don Alessandro ed i sacerdoti che lo aiutano, oltre ad immergersi in una atmosfera di gioia serena che scaturisce dalla presenza di Cristo, dove due o più sono uniti nel Suo nome.
La ringrazio
Finalmente una testata giornalistica nella persona del dott. Rovera che fa un’ottima disanima circa la condizione dei prelati e della chiesa (ormai falsa), per il modo in cui si preoccupano delle esigenze filantropiche, piuttosto che delle necessità delle anime.
Fa benissimo a sottolineare come anche le piu alte cariche clericali, deputate a confermare i fratelli nella Fede in Dio, in questo caso il Vescovo della più grande diocesi al mondo, e mai diventato Cardinale, da quell’ambone non proclamino più la Parola di Dio come vera fonte di salvezza, ma le norme statali, ambientali e teorie varie.
Mi fa piacere che lei abbia messo in luce la possibilità che la Vera Chiesa Cattolica di Gesù Cristo e del Suo Vangelo, persista ancora in un piccolo resto guidato dal Grande Prelato don Alessandro M. Minutella, il quale, con immenso amore alla Santissima Trinità e alla Santa Vergine Maria Immacolata e Corredentrice, ha il merito di formare le anime alla Vera Fede e di guidarle verso la Salvezza in Gesù.
Proprio domani, 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, il Leone di Maria radunerà il piccolo resto ad Assago Milano, per testimoniare che la S. Vergine è la Corredentrice del genere umano… viva Maria!!!