Lo scioglimento del permafrost riporta alla luce microrganismi preistorici
In un mondo attraversato da guerre, crisi economiche e disastri ambientali, anche il riscaldamento globale continua a ricordarci la sua presenza, come una spada di Damocle sospesa sull’umanità. Tra i suoi effetti meno noti ma più inquietanti c’è il destino del permafrost, lo strato di terreno perennemente ghiacciato che ricopre circa il 25% delle terre emerse nell’emisfero settentrionale e buona parte delle zone costiere dell’Antartide.
Il permafrost, presente persino sotto le Alpi, ha per millenni garantito stabilità al terreno. Oggi però, a causa del cambiamento climatico, si sta sciogliendo, provocando crolli e liberando materiali intrappolati da centinaia di migliaia di anni. Un processo ormai ritenuto irreversibile.
Con la scomparsa di questa “coperta di ghiaccio”, enormi quantità di materia organica iniziano a decomporsi, liberando nell’atmosfera anidride carbonica e metano. Un effetto domino che alimenta ulteriormente l’effetto serra. Ma non è solo il clima a risentirne: tra le sostanze organiche riaffiorano anche microrganismi antichi, rimasti dormienti dall’era preistorica.
Diversi studi hanno dimostrato che batteri e virus congelati nel permafrost possono tornare attivi una volta scongelati. Di recente, 13 virus estratti da 7 campioni di terreno siberiano, anche molto distanti tra loro, sono stati identificati come appartenenti a cinque famiglie: pandoravirus, cedratvirus, megavirus, pacmanvirus e un nuovo ceppo di pithovirus. Si tratta di veri e propri “organismi zombi”, potenzialmente infettivi.
Al momento, questi virus sembrano in grado di colpire solo organismi unicellulari come le amebe. Tuttavia, la loro antichissima carica patogena solleva interrogativi sui rischi per l’uomo, che potrebbe aver perso le difese immunitarie naturali contro malattie considerate debellate, come vaiolo, peste, poliomielite o influenza spagnola.
Per ora non esistono prove di un pericolo immediato per la salute dell’umanità. Ma lo scioglimento progressivo del permafrost resta una variabile imprevedibile: con il passare degli anni, superfici sempre più vaste verranno restituite verso il cielo, e non è possibile sapere quali altri microrganismi potrebbero emergere dal ghiaccio eterno.
Il futuro dirà se queste antiche forme di vita resteranno una curiosità scientifica o se diventeranno una nuova sfida per l’umanità, come se di “grane serie” non ne avessimo create già abbastanza.
Nel frattempo, speriamo che in qualche laboratorio, umani con troppo cervello non stiano studiando nuovi virus di ultima generazione. Quello sfuggito da Wuhan ha già fatto danni.
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