La scioccante new entry, pittura di nefasti presagi i nostri cieli
Dopo le cosiddette “scie chimiche”, esaltate nel 2007 da Tg e da autorevoli testate, poi scaraventate nel limbo dei complottisti da scienziati prezzolati e altrettanti giornalisti, la recente rivelazione del
cloud seeding, quella inseminazione delle nuvole che ha causato allagamenti e disastri da Dubai alla Cina, al Marocco eccetera, ha restituito l’onore maltrattato ai primitivi osservatori.
Nel frattempo, nuovi allarmanti corpi nuvolosi fanno capolino sulle nostre confuse e manipolate teste.
Il cloud seeding non è altro che il penultimo stadio di quella geoingegneria climatica (e non solo), sperimentata già tra le due guerre mondiali, infine perfezionata dagli USA, e ancor prima dall’Urss, alla fine del secolo scorso. Una tecnologia composita, che si è impadronita della natura e del colore dei nostri cieli tramite rilascio di sostanze chimiche.
Un’azione incomprensibile che, chi ha alzato gli occhi al cielo in tempi non sospetti, con attenzione, curiosità e voglia di capire, non ha potuto fare altro che individuare e distinguere dalle scie di condensa, mentre gli adulatori della scienza, con gli occhi bassi sul loro PC, hanno deriso e contrastato quel che sopra i loro sguardi si disegnava in pittorica e persino “aromatica” percettibilità.
Oggi, anche l’IA ci aggiorna così sulla manipolazione del clima
L’inseminazione artificiale delle nuvole, o cloud seeding, è una tecnica che mira a modificare la quantità e il tipo di precipitazioni atmosferiche. Si basa sull’iniezione di sostanze chimiche nelle nuvole per favorire la formazione di nuclei di condensazione e quindi, la precipitazione. Essa può essere creata in due modi.
Inseminazione glaciogena:
prevede l’uso di sostanze come lo ioduro d’argento o il ghiaccio secco per creare cristalli di ghiaccio nelle nuvole, che poi si trasformano in pioggia o neve.
Inseminazione igroscopica:
utilizza particelle igroscopiche, come il sale, che assorbono l’umidità dall’aria e favoriscono la crescita delle goccioline d’acqua.
Quindi, l’Intelligenza Artificiale, che un po’ di tutto sa, conclude dicendo che: “le sostanze vengono disperse nelle nuvole attraverso aerei, razzi o dispositivi a terra”. Esattamente il minimo sindacale che sostenevano quei “complottisti” delle “scie chimiche”, oggi dimenticate nel limbo di quelle bufale o leggende metropolitane di un decennio fa.
Nel frattempo i fenomeni atmosferici si sono fatti estremi soprattutto a latitudini “dell’Occidente “.
Trombe d’aria e celle temporalesche che danno origine a grandine e vento forte sono in aumento, e questa volta l’origine è dovuta al riscaldamento globale, perciò è un procedimento quasi naturale.
Le supercelle, e in particolare i Downburst sono temporali particolarmente intensi, caratterizzati da una forte rotazione e possono causare fenomeni meteorologici estremi come grandinate, raffiche di vento di oltre 150 km/h e, in alcuni casi, persino tornado.
L’avvento di nuove nuvole dall’aspetto spaventoso
Le nubi a rotolo (Roll Cloud); alcune risposte sono ricavate dal dossier universale dell’intelligenza artificiale, altre precisazioni sono di carattere personale:
- Sono nubi basse e orizzontali, con una forma simile a un lungo cilindro in rotazione.
- L’autore del pezzo tiene a precisare che le aveva personalmente rilevate almeno 8-10 anni fa.
- Possono muoversi anche a velocità elevate, fin oltre 20 km/h.
- Sono considerate onde solitarie atmosferiche, capaci di mantenere la loro forma anche su lunghe distanze.
- L’autore del pezzo garantisce da osservazione personale che sono tubi di nube in grado di srotolarsi di colpo e coprire una vasta superficie di un cielo sovente azzurro e sgombro di nubi.
- Sempre da controllo personale, il fenomeno osservato in un giorno tranquillo da un punto di vista meteorologico, da subito ha lasciato supporre che non si è trattato di una variazione di origine assolutamente naturale.
Shelf Cloud (Nube a mensola):
- Sono nubi basse che si formano all’avanguardia di un temporale o di una linea temporalesca
- individuata come un impressionante muro di nubi che riempie progressivamente il cielo sereno fino a quel momento.
- Hanno una forma a ripiano o a cuneo, spesso descritta come un muro di nubi che avanza.
- L’autore ipotizza da osservazione personale che possono essere generate dallo srotolarsi di una nube a rotolo.
- L’immagine di copertina si riferisce a un fenomeno rilevato verso Asti, durante il giorno fino a quel momento soleggiato.
- Sempre da osservazione personale, suffragata da immagini relative al 7 luglio 2025,
- le nubi così classificate, che a cielo sereno anticipano un forte temporale, assumono una forma “a contenitore” tutta da analizzare.
La sequenza di questa self cloud del tutto particolare è stata segnalata come spettacolare anche da “dati meteo Asti” da cui provengono queste fotografie, e altre di singoli cittadini, che hanno riempito facebook con commenti tra il preoccupato e il quasi… divertito.
Forse è proprio vero che, secondo la nota metafora “della rana bollita”, tramandataci dal filosofo americano Noam Chomsky, le nuove generazioni e i giovani ufficiali del meteo, si stanno abituando a tutto.
A noi invece, consumati vecchietti della generazione Boomer il remoto detto: “nubi a pecorelle acqua a catinelle” ancora risuona e ci manca, così come sono diventate più rare quelle nubi a forma antropomorfa, con la quale si giocava da bambini, fonte di ispirazione per poeti e per scrittori quali Richard Bach che, con il suo gabbiano Jonathan Livingston e tanti altri racconti incernierati sul misticismo e sulle nuvole, ha portato il lettore a fondersi con esse.
Chissà cosa scriverebbe adesso Bach, il pilota e lo scrittore, con la penna incastrata tra nubi seminate di ossidi, rotoli che spalmano poco romantici temporali e tramonti che hanno barattato il loro rosa con tinte allucinanti…
Forse scriverebbe thriller atmosferici dalle tinte inquietanti, oppure chissà quali romanzi di /fantapolitica… Non manca materiale per ogni ispirazione…
Alcune delle foto riportate in questo servizio, sono state realizzate dall’autore grazie un punto di osservazione privilegiato, quindi, più volte pubblicate su altri articoli di questo stesso giornale.
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