Il volume curato dalla storica dell’arte Martina Leone ricostruisce per la prima volta la figura di Francesco Ruschi pittore veneziano del Seicento a lungo trascurato evidenziandone il ruolo di raccordo tra la cultura romana e quella veneziana
Il Seicento è per la Serenissima una stagione ingiustamente sottovalutata da tanta parte della critica, compressa tra gli sfarzi del secolo
precedente e le glorie del successivo, benché grazie alla forza di uno Stato attrattivo, gli artisti fossero giunti in gran numero in laguna a rinnovare la pittura. “Francesco Ruschi e l’abundantia barocca: pittura e collezionismo tra Roma e la Serenissima”, è il nuovo libro di Martina Leone – 284 pagine corredato di 216 immagini: 140 b/n e 96 colori, pubblicato dalla Campisano Editore, che restituisce per la prima volta la fisionomia di un protagonista dimenticato del Seicento italiano, crocevia tra cultura romana e identità veneziana.
“Il libro di Martina Leone si inserisce in una stagione di studi, scrive nella prefazione Luca Siracusano, concentrandosi su uno su uno dei comprimari del Seicento veneto. La studiosa pubblica un libro dall’impianto tradizionale, un catalogo ragionato dove si leggono 44 schede di dipinti, tra un buon numero di nuove attribuzioni, più un’articolata voce sugli affreschi di Villa Venier Contarini a Mira, e anche 10 schede di disegni e un repertorio di 32 incisioni, mentre in coda vengono discusse le opere di attribuzione incerta e sono elencate quelle espunte e perdute.
Questa monografia rielabora e amplia l’impegnata tesi dottorale che l’autrice ha dedicato a Francesco Ruschi, discussa nel giugno 2025 all’Università degli Studi di Teramo. 
Dunque, la pubblicazione si compone di cinque densi capitoli, nei quali ci sono digressioni su temi legati alla storia del collezionismo e, più in senso lato alla storia della cultura, che per la prima volta traccia la figura di Francesco Ruschi, attraverso documenti inediti, e le analisi delle sue opere.
Viene trattata anche l’intimità religiosa di Ruschi, che è celata nelle radici della conversione a spirituale
del padre Camillo, medico romano, prima ebreo poi cristiano, lo rende un pittore popolare, apprezzato dalle famiglie di estrazione giudaica, dagli ordini mendicanti e dalle conventuali, per la committenza di grandi pale d’altare e cicli che dovevano soffittare sull’impronta di Veronese.
Il valore di questo artista si spiega anche nella sua piena riuscita d’intenti: essere presente in ogni stratificazione sociale, difendendo un profilo artistico e intellettuale alto e ricercato, memore dei grandi fasti romani e dei più intimi racconti antichi, legati alla filosofia e alla letteratura latina come metafora per una vita d’alto profilo morale.
Il libro inserisce l’attività del Ruschi, nel contesto di una Venezia dinamica e aperta agli scambi artistici, segnata da nuove forme di collezionismo e da intense relazioni tra artisti, mecenati e istituzioni religiose e
accademie, restituendo il ruolo alla città lagunare come laboratorio di sperimentazione nel cuore del Barocco europeo.
In questo contesto, la pittura di Ruschi – sontuosa, colta, romana, attraversata da una sensualità – si pone come cerniera tra tradizione barocca e istanze tenebriste dando forma a un linguaggio capace di riflettere le ambizioni, le inquietudini e le strategie di autorappresentazione della società secentesca della Serenissima, con un occhio sempre verso la città dei papi.
Tra gli spazi del sacro, mercato e cultura letteraria, la sua vicenda diventa così osservatorio privilegiato per rileggere il Seicento veneziano non come stagione marginale, ma come momento cruciale di rinnovamento artistico e identitario “esito di più maniere”.
Autrice
Martina Leone, storica dell’arte, Dottore di Ricerca in Storia dell’arte moderna e collezionismo e professoressa docente a contratto presso l’Università di Genova. Formata tra l’Università degli Studi di Catania, e l’Università Roma Tre, ha concluso il suo PhD presso l’Università di Teramo. Specializzata in pittura barocco lungo i segmenti Palermo-Roma e Genova Venezia, indaga i percorsi del collezionismo tardo secentesco dalla capitale pontificia verso la Repubblica di mare e la Sicilia e le dinamiche di circolazione della pittura italiana in America. Collabora con l’Università di Padova del progetto Marie Sklodowska-Curie Actions “WOMENWRITERS-The Self – Fashioning of Women Writers in Early Modern Italy (1410-1610)”.
Descrizione immagini:
Foto copertina volume Francesco Ruschi “Nosce te ipsum (Socrate e due allievi) 1659-1660 ca., olio su tela, cm 104×87, Modena, cantore galleria Antiquaria
Foto 1 Francesco Ruschi “Cornelia madre dei gracchi”, 1628-1630 olio su tela, cm 156×116, collezione privata, già Pandolfini, Firenze
Foto 2 Francesco Ruschi “Susanna” 1635ca. olio su tela, cm 120×80, Villaverla, collezione Accebbi
Foto 3 Francesco Ruschi “Sant’Orsola”, 1640-1643, olio su tela, cm 132×101, Venezia, Gallerie dell’Accademia
Foto 4 Francesco Ruschi “Crocifissione” 1645ca, olio su tela, cm 153×103, Great Neck, NY. The Art Collection – Fine Art & Antiques
Foto 5 Francesco Ruschi “Allegoria dell’Aurora” 1650ca. olio su tela cm 95.5×76 Calvagese della Riviera (Brescia), Martes – Museo d’arte Sorlini
Foto 6 Francesco Ruschi “Le sante Orsola e Maddalena” 1652-1654 olio su tela, cm 480×240, Venezia, Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano
Le immagini che documentano il testo sono tratte dal libro:
“Francesco Ruschi e l’abundantia barocca. Pittura e collezionismo tra Roma e la Serenissima”, a cura di Martina Leone, pag.384 con 140 ill. b/n e 96 a colori, Campisano Editore, Roma, 2026, €50.00. ISBN 979-12-5746-025-9.
