Paolo VI, il 23 novembre 1975, si rivolse agli “uomini d’armi”.
Il 23 novembre 1975 Papa Paolo VI, nel recitare l’Angelus, si rivolge a quanti indossano un’uniforme e, con una paternità palpabile, li chiama “uomini d’armi”.

Durante la breve ma pregnante allocuzione, Papa Montini dice: “Noi rinnoviamo il nostro saluto a tutti i militari, alle loro famiglie, ai pellegrini, ai visitatori tutti, presenti a questa cerimonia giubilare, che cade proprio nella festa di Cristo Re dell’universo, e per noi Re della pace”.
Ovviamente il tema della pace è sempre stato nodale in Vaticano ed i pontefici che si sono succeduti sul Trono di Pietro hanno sempre ribadito la necessità di disarmare i comportamenti per costruire un mondo pacifico.
Parlando ai soldati, dopo aver ringraziato i Cappellani Militari, Paolo VI ha detto: “Voi, uomini d’armi, siete più che altri capaci di comprendere il significato dominante dell’Anno Santo, che ha dato motivo a questa convocazione: l’Anno Santo, voi lo sapete, vuol essere un grande atto, un grande sforzo di riconciliazione. Cioè di pace! Nessuno meglio di voi può esaltare la pace! Per la sua difesa nella giustizia e nell’ordine voi siete soldati!”.
Il Papa, siccome gode dell’assistenza straordinaria e costante dello Spirito Santo, sa bene come valorizzare le tematiche fondamentali del Vangelo in una società sempre più liquida ed agnostica. Per questo motivo, nel parlare agli “uomini d’armi”, Papa Montini riconosce loro il ruolo di costruttori di riconciliazione ed esaltatori della pace.
E, pensando alla grande piaga della Seconda Guerra Mondiale, continua: “E se l’uragano della guerra si è rovesciato sulle vostre esistenze, voi più di tutti potete apprezzare quale bene supremo, per la società nazionale e internazionale, sia la pace che voi volete assicurare alle famiglie ed ai popoli”.
Chi paga le conseguenze più gravi di un conflitto armato, infatti, sono proprio coloro i quali vestono un’uniforme e la onorano con il loro “dovere pericolosamente compiuto”.

Chi ha giurato di servire la Patria, infatti, anche se profondamente convinto dell’orrore della guerra, è tenuto a mettere tutta la sua professionalità e competenza a disposizione delle Forze Armate.
Papa Paolo VI, nei primi decenni del ‘900, è stato impiegato presso la Nunziatura Apostolica di Varsavia, in Polonia, al seguito dell’Arcivescovo Lorenzo Lauri. Ha potuto assaporare l’operato diplomatico, a servizio della pace, posto in essere dalla Santa Sede.
Quando venne nominato Assistente Ecclesiastico Nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), il giovane don Giovanni Battista Montini, era il 1925, cercò con ogni mezzo di insegnare ai giovani che il valore sovrumano da perseguire era quello della pace.
Non esiste forma di cultura più importante e rilevante di quella che si fonda sulla pace fra i popoli, fra le genti, fra i figli del buon Dio.

Questi insegnamenti, Montini li ha portati con sé nel Palazzo Apostolico dove, da 262esimo Papa della Chiesa Cattolica, durante i suoi quindici anni di pontificato, ha creato le basi e le strutture su cui fondare un’azione pacifista autentica di cui il Vaticano è stato coerente animatore sino al 13 marzo 2013.
Per Papa Paolo VI, infatti, “La pace non è un risultato di inerzia, di passività, di debolezza, di viltà; non è nemmeno un equilibrio provvisorio di forze contrastanti. La pace dev’essere un programma energico di rapporti umani ispirati alla giustizia, alla fratellanza, alla collaborazione; e la vostra vita militare può ben essere una pedagogia sociale ispirata a questi superiori doveri, a questi generosi propositi, cospiranti alla vera pace”.

In un mondo attanagliato da decine di conflitti, rileggere le parole dell’Angelus di Paolo VI, a 50 anni dalla loro esposizione al mondo militare, diventa motivo di riflessione coerente e profonda sui temi della diplomazia, del dialogo, della pace.
Nell’Anno Santo 2025 – così come in quello del 1975 – diventa doveroso esprimere sincera riconoscenza a quanti appartengono all’Esercito Italiano, alla Marina Militare, all’Aeronautica Militare e all’Arma dei Carabinieri, per quanto sin qui fatto a difesa della Patria, delle Istituzioni, delle persone oneste e per bene.
L’immagine di copertina è stata generata con Copilot Microsoft AI.
