Cattolici disorientati dall’ambiguo operato del Prefetto per il Dialogo Interreligioso. Cristo è “via, verità e vita” ma in Vaticano si parla di “Grande Armonia” e “Grande Unità”.
Negli ultimi anni dalla Città del Vaticano sono giunte una marea di scomuniche, riduzioni allo stato laicale, sospensioni “a divinis”, nei confronti di Cattolici che hanno osato mettere in dubbio le asserzioni talvolta eretiche di Jorge Mario Bergoglio.
Nel Bollettino della Sala Stampa di ieri, sabato 01 agosto 2026, invece, il Vaticano ha fatto sapere che “il Dicastero per il Dialogo Interreligioso, in collaborazione con la Conferenza Episcopale Cattolica della Corea, l’Università Sogang e l’Accademia Confuciana Coreana, organizzerà il primo colloquio Cristiano-Confuciano, che si terrà presso l’Università Sogang di Seul il 4 e 5 agosto 2026”.
Notizia molto interessante. Bellissimo che si voglia dialogare con chi la pensa in modo diverso, anche se non riconosce la divinità del Signore Gesù Cristo. Come mai, però, la stessa cortesia dialogica il Vaticano non l’ha usata ai membri del “Sodalizio Sacerdotale Mariano”?
Dalla Sede Apostolica tengono a specificare che “il colloquio riunirà eminenti leader religiosi, studiosi, rappresentanti cristiani e confuciani, per esplorare come queste due tradizioni possano ispirare congiuntamente un mondo più giusto, pacifico e umano”.
Dal 13 marzo 2013, lo abbiamo detto tante volte, in Vaticano la preoccupazione principale risulta essere “lo sviluppo integrale dell’uomo” che – giocoforza – sminuisce l’azione evangelizzatrice che Gesù stesso affidò ai primi settantadue discepoli.
Evidentemente presso il Dicastero per il Dialogo Interreligioso non hanno a memoria quanto Gesù chiese con convinzione: “Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la SUA messe” (Luca 10:2).

La Chiesa Cattolica deve lavorare affinché arrivino molti operai nella vigna del Signore perché “la messe è molta ma gli operai sono pochi!” (Matteo 9:37). Quale vantaggio avrà la diffusione del Vangelo da inutili e infruttuosi dialoghi con chi crede in Confucio?
Grazie al Cielo, in Vaticano qualcuno che ha un minimo di raziocinio c’è ancora e, allora, la Sala Stampa Vaticana specifica: “sebbene il Cristianesimo e il confucianesimo poggiano su fondamenti teologici e filosofici distinti, la loro comune attenzione alla dignità umana, all’integrità morale, a una leadership responsabile e al bene comune offre un terreno fertile per un dialogo significativo”.
Molti Cattolici pensavano che dopo Jorge Mario Bergoglio sarebbe salito sul soglio di Pietro uno che avrebbe riportato nell’agenda delle cose ecclesiali gli argomenti che sgorgano dal Vangelo.
“Chimera pia illusione” dice un motto. Robert Francis Prevost (alias Leone XIV) sta seguendo con pervicacia il solco delle amenità tracciato da Bergoglio.
In Vaticano ci si preoccupa della “frammentazione sociale”, dell’“incertezza morale”, del “degrado ambientale”, e delle presunte “minacce alla pace”. Prevost, nonostante vesta di bianco e abiti nel Palazzo Apostolico, sembra il presidente di una ONG più che il Successore dell’Apostolo Pietro.

Per il Vaticano, i colloqui del 4 e 5 agosto prossimi dovranno tendere ad una “continua cooperazione cristiano-confuciana nell’ambito dell’istruzione, della formazione etica e della costruzione della pace, segnando l’inizio di una tradizione duratura di dialogo tra i seguaci di queste due tradizioni”.
Intanto quella Cattolica non è una “tradizione” ma una Confessione di Fede in Colui grazie al quale “noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Giovanni 1:16-17).
L’apostolo Giovanni, quello che era ai piedi della Croce con la Beata Vergine Maria, non ha dubbi nel dire che “la verità venne per mezzo di Gesù Cristo”. Confucio non porta nessuna verità e non è il Figlio di Dio.
Soprattutto, Gesù “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (cfr. Giovanni 1:12). Chi altro ha fatto, o può fare, questo?
Inutile che Cardinali e Vescovi spendano parole per dire che i seminari sono vuoti e c’è grande carenza di vocazioni. I giovani vogliono essere accompagnati da chi ha fede, da chi è coerente, da chi è credibile.
Che credibilità ha un Cardinale che parla di “Nuovi cieli, nuova terra e Datong (Grande Armonia, Grande Unità)” e che aspira a “costruire una società ideale”?
Non deve meravigliare il declino della Chiesa Cattolica perché il Prefetto per il Dialogo Interreligioso, cardinale George Jacob Koovakad, è solo uno dei tanti sincretisti che compongono il “Sacro Collegio”.
