Tragedia e rinascita di un simbolo veneziano
Alle 9:47 del mattino del 14 luglio 1902, Venezia fu scossa da un boato profondo e improvviso. Il campanile di San Marco – l’“el paron de casa”, come lo chiamavano i veneziani – si sbriciolò sotto gli occhi increduli della città, collassando su sé stesso e riducendosi in un cumulo di macerie. Il simbolo di Venezia era caduto.
Incredibilmente, non vi furono vittime tra la popolazione. Solo un gatto, quello del custode, forse, perse la vita tra i detriti. Né la basilica di San Marco né le Procuratie Vecchie subirono danni. Ma un altro capolavoro architettonico, proprio alla base della torre, fu quasi completamente distrutto: la Loggetta del Sansovino.
La storia del campanile è lunga e stratificata. Una prima torre esisteva già nel IX secolo come semplice punto di guardia e segnalazione. Tra il XII e il XV secolo, fu trasformata in un vero e proprio campanile, sopraelevato e ristrutturato più volte, fino ad assumere, nel 1514, la forma definitiva: una torre alta 98,6 metri, in mattoni, su base in pietra d’Istria, sormontata da una cella campanaria e da una cuspide con la statua dorata dell’arcangelo Gabriele.
Nel tempo, la struttura fu colpita da fulmini, scosse sismiche e incendi, resistendo eroicamente. Fu dotata di un parafulmine già nel Settecento. Ma l’umidità lagunare, i materiali eterogenei e le tecniche costruttive antiche iniziarono a mostrare segni di cedimento. Nel corso dell’Ottocento, crepe e fessurazioni apparvero sulle pareti, in particolare su quella settentrionale.
Nel luglio 1902 la situazione precipitò. La mattina del 14 luglio, i pompieri evacuarono l’area circostante, intuendo l’imminenza del pericolo. Alle 9:47, la struttura collassò verticalmente, senza esplodere verso l’esterno: un crollo “interno”, che paradossalmente salvò la basilica. Ma la Loggetta del Sansovino, posta proprio contro la base del campanile, fu letteralmente schiacciata.
Opera cinquecentesca di Jacopo Sansovino, la Loggetta era un raffinato capolavoro di marmo, bronzo e architettura classica. Fungeva da corpo di guardia, da elemento decorativo e da basamento cerimoniale. Con il crollo della torre, le sue colonne, le statue allegoriche e le pareti ornate vennero frantumate in centinaia di pezzi.
Ma nulla andò perduto. Gli operai, guidati da un forte spirito civico e artistico, raccolsero ogni frammento, catalogarono ogni elemento e prepararono già la sua ricostruzione filologica, avvenuta in parallelo con quella del campanile.
La reazione della città fu pronta e determinata. Il sindaco Filippo Grimani, di fronte alle rovine ancora fumanti, dichiarò con fermezza: “Lo rifaremo com’era e dov’era.” Una frase che sarebbe diventata emblematica.
Fin da subito fu avviata una raccolta fondi, non solo a Venezia ma in tutta Italia e tra gli emigrati all’estero. I lavori di ricostruzione iniziarono nel 1903 sotto la guida dell’ingegnere Luigi Marangoni. Le nuove fondazioni furono realizzate in cemento armato, una novità assoluta per l’epoca. L’estetica, però, fu fedelmente riprodotta: ogni dettaglio dell’antico campanile venne ricreato con rigorosa attenzione, utilizzando materiali il più possibile simili a quelli originari.
Anche la Loggetta venne ricomposta pezzo per pezzo, seguendo vecchie fotografie, rilievi e disegni. Fu uno dei primi esempi di restauro integrale su base scientifica nella storia italiana.
Il nuovo campanile fu inaugurato il 25 aprile 1912, esattamente dieci anni dopo il crollo, in coincidenza con la festa di San Marco. Venezia riabbracciava così uno dei suoi simboli più amati.
Non mancarono discussioni tra i fautori di una ricostruzione moderna – con ascensore, materiali innovativi, nuove proporzioni – e chi sosteneva il ritorno all’originale. Prevalse la seconda visione, quella della memoria e della fedeltà storica. L’ascensore venne installato solo nel 1962.
Il nuovo campanile di San Marco è oggi una fedele replica dell’antico, ma anche una testimonianza di resilienza, di consapevolezza storica e di amore per il patrimonio comune. Chi lo osserva, spesso ignaro della sua storia, vede solo una torre. Ma chi conosce quanto accadde nel 1902, riconosce in quelle pietre l’impronta di una città che, pur colpita al cuore, seppe ricostruire la propria anima.
Ho realizzato per il mio Canale YouTube un filmato sull’argomento:
Link: Venezia 1902 – Il Boato

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