Cara del Nizzardo del Borgogno 1683. In verde i confini- In arancione le strade
Una ricerca originale di Giorgio Ponzio
La storia ufficiale del “Risorgimento italiano” è sempre stata infarcita di una retorica funzionale al potere politico dominante. In sintesi si potrebbe dire che il “Risorgimento”, a seconda delle stagioni storico-politiche, ha avuto rappresentazioni, episodi, una narrativa e interpretazioni così diverse da far nascere il sospetto che la “vera storia”, a cui vorremmo fare riferimento, sia un’invenzione.
Pertanto cercare una versione storicamente inconfutabile, che tenti di rappresentare la pura realtà degli eventi e delle conseguenze generate, diventa una lavoro non facile, accidentato, dovendolo depurare dalle inevitabili contaminazioni palesemente di parte o retoriche.
A sostegno di questa tesi, sempre che ce ne fosse ancora bisogno, proponiamo l’articolo di Giorgio Ponzio – ex Professore Aggregato di Genetica Medica presso il Corso di Laurea in Infermieristica, Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università di Torino ed ex Vicepresidente del Museo Forte di Bramafam di Bardonecchia (TO), appassionato di storia, che ci offre una ricerca curiosa e poco nota sulla cessione del “Nizzardo” alla Francia di Napoleone III.
Come tradizione di Civico 20 News, tribuna libera e aperta, prenderemo in considerazioni le opinioni discordanti, purché supportate da documentazione probante.
Buona lettura. (m. b.)
PIEMONTE E NIZZARDO
UN LEGAME QUASI MILLENARIO TRADITO DA CAVOUR
E VITTORIRIO EMANUELE II
I legami tra Nizzardo e Piemonte iniziano, si vogliamo limitarci al Medioevo, già nel X secolo. Infatti se consultiamo la carta della marca arduinica (secoli X – XII) presente a pagg. 102 e 103, pubblicata dal Sergi [1], notiamo che della marca faceva parte il comitato di Ventimiglia.

L’immagine è tratta dal Quadro d’Unione della Carta degli Stati di S.M. Sarda in terraferma. Nella rielaborazione con la linea rossa si sono indicati i confini accertati del Comitato, la zona compresa tra le due linee blu tratteggiate rappresenta invece quella dove il confine è incerto.
Esso si estendeva dalla foce del torrente Armea, ad est di Sanremo, risalendolo sul versante est, fino alle Alpi Liguri delle quali seguiva la linea di cresta fino al Colle di Tenda; da questo colle seguiva lo spartiacque delle Alpi Marittime fino alle sorgenti del fiume Vesubia (Vésubie), affluente di sinistra del Varo. A questo punto il confine verso ovest fino al mare era decisamente incero spostandosi da Capodaglio (Cap-D’Ail) fino al fiume Varo (Var).
Nel 1046 la comitissa Adelaide (che nessuno dica o scriva “di Susa”, si veda Sergi pag. 127), ultima discendente degli arduinici sposò Oddone di Savoia, portando così questa dinastia in Piemonte
Alla morte di Adelaide, nel 1091, la marca si disgrega ad opera dei vari pretendenti e anche ad opera dell’imperatore Enrico IV. Solo tra il 1098 ed il 1103 Umberto II di Savoia riuscì a rivalicare le Alpi e portarsi a Susa. Ormai qualsiasi rapporto con il Nizzardo era chiuso.
Con un salto di circa trecento anni si arriva al 1388. Di seguito in corsivo la trascrizione del testo del Gabotto [2] in cui egli riporta gli eventi che appunto nel 1388 spinsero Nizza a prestare obbedienza ed omaggio ad Amedeo VII di Savoia e le condizioni poste da Nizza stessa in cambio.
Si precisa che le barre “/” nella trascrizione rappresentano gli “a capo” nel testo originale.
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il 20 giugno ’88 Margherita e Ladislao di Durazzo / donassero in allodio[3] a Giovanni di Boglio, siniscalco [4] di / Nizza e capo di lor parte del paese, tutte le terre compo-/nenti la baronia feudale di lui ond’egli ne poteva ora di-/ sporre senz’altra dipendenza che dall’Impero, né ciò bastando, / poco di poi consentissero al medesimo ed al fratello Ludo-/ vico di ricorrere a qualsiasi principe per averne aiuto contro / Luigi II d’Angiò [5], prestandogli a tal fine obbedienza ed / omaggio del pase stesso. In conseguenza di questa per-/ missione, portavasi tosti Ludovico Grimaldi in Chambery, / e quivi, il 2 agosto, a nome suo e di Giovanni, prestava fe-/ deltà ad Amedeo VII per la baronia suddetta, impegnan-/ dosi inoltre di assoggettare alla signoria sabauda le contee / di Ventimiglia e di Nizza con tutte le terre che suo fratello / teneva in governo dai Durazzesi, nonché di procurare da questi / la cessione a Savoia delle intere contee di Provenza e Forcal-/ chieri [6], sotto condizione, però, che per niuna ragione, foss’anche / di credito, le potesse mai riconoscere il Conte Rosso da Maria / o da Luigi II d’Angiò e loro discendenti [7]. In principio di set-/ tembre Amedeo mosse dunque con forte schiera di gen-/ tiluomini e soldati alla volta di Nizza; ebbe il 14 a Barcel-/ onetta nuovo giuramento da questa terra, ed offerta di / dedizione da quella di Vinadio, effettuata solo il 7 ot-/ tobre; discese indi a San Martino di Lantosca [8], e per la / Scarena [9] arrivò nella pianura nizzarda, ponendo il suo al-/ loggio nella badìa di San Ponzio. Costretti a ritirata gli / Angioini che assediavano la città, il 28 furono stipulati i / patti per la dedizione della medesima, fra cui i soliti di ca-/ rattere ed importanza locali, ma alcuni aventi portata più / larga, come l’impegno di dar comitato e passo a’ Nizzardi / e ad ogni altra persona volesse recar aiuto al re Ladislao [10],
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di negarlo a chi volesse offendere il medesimo; la promessa / di difendere il territorio dagli Angioini e dai conti di Ven-/ timiglia, signori di Tenda e Briga; quella di acquistare, se / fosse possibile, la Provenza ed il Forcalchieri [6], levando in / guerra bandiera propria ed imperiale; l’ultima, infine, più / grave di ogni altra, e per cui legalmente non vale la ces-/ sione a Francia del 1859, di non alienare Nizza e il vica-/ riato ad altri che a’ Durazzesi e loro discendenti. Fermato / l’accordo, «il Conte Rosso entrò con gran festa in Nizza, / da lui ribenedetta e restituita all’onore di città italiana, quale / Natura l’avea fatta, i Romani l’avevano dichiarata».
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Con gli accordi di Plombières del 21 luglio 1858, in caso di guerra con l’Austria, Napoleone III avrebbe aiutato Vittorio Emanuele II a conquistare il Lombardo – Veneto. Scoppiata la guerra nel 1859 dopo la battaglia di San Martino e Solferino Napoleone III firmò l’armistizio di Villafranca con l’Austria (11 – 12 luglio).
Cosa che forse solo pochi sanno è che con gli accordi di Plombières era anche previsto che per l’aiuto francese i ducati di Parma, Modena e della Toscana, che durante la guerra erano insorti cacciando i loro signori, dovevano ritornare ad un principe francese, probabilmente Napoleone Giuseppe Bonaparte, figlio di Girolamo Bonaparte, formando così un nuovo regno (per di più francese, evitando ogni commento sul concetto Unità d’Italia di Vittorio Emanuele II) in Italia Centrale.
Con la pace di Zurigo del 10 novembre 1859 l’Austria cedeva la Lombardia alla Francia che a sua volta la assegnava al Regno di Sardegna, nei ducati di Parma, di Modena e della Toscana dovevano rientrare i legittimi signori, così come le Legazioni delle Romagne dovevano essere restituite alla Santa Sede. Come conseguenza Cavour, deluso e politicamente sconfitto, dava le dimissioni.
Nuove insurrezioni nei ducati con il problema che questi avrebbero dovuto appartenere ad un principe francese. Il 21 gennaio 1860 Vittorio Emanuele II richiama Cavour al governo, al fine di risolvere la questione dell’Italia centrale. Con l’appoggio della Gran Bretagna, che inizia a valutare in modo positivo la presenza di uno stato italiano in grado di limitare le ambizioni francesi e austriache, Cavour riesce a raggiungere un accordo con la Francia, che aveva minacciato in caso di annessione di abbandonare il Regno di Sardegna alla controffensiva austriaca. L’accordo prevedeva il benestare francese all’annessione dell’Italia centrale al Regno di Sardegna in cambio della cessione di Nizza e della Savoia [11].
11-12 marzo: 1860 con un plebiscito il Gran Ducato di Toscana, il Ducato di Parma, il Ducato di Modena e le Legazioni Pontificie delle Romagne sono annesse al Regno di Sardegna.
Il 15 e 16 aprile si svolsero le votazioni in tutta la Contea di Nizza, e gli annessionisti ottennero la maggioranza con 25.743 voti favorevoli e appena 160 contrari su un totale di 25.933 votanti. Successivamente al plebiscito, dalla Contea di Nizza emigrarono in Italia oltre 11.000 nizzardi su un totale di 44.000 abitanti.
Dopo la sconfitta di Sedan e la proclamazione della Terza Repubblica, approfittando del momento di sbandamento statale della Francia e dell’allentarsi della morsa repressiva, la popolazione prese coraggio e il sentimento nizzardo riesplose prepotentemente nelle liste filoitaliane dell’8 febbraio 1871, che ebbero 26.534 voti su 29.428 voti.
Per tutta risposta, il governo francese inviò 10.000 soldati i quali, dopo iniziali difficoltà nel disperdere la folla, soffocarono con la violenza gli entusiasmi. Nei 3 giorni seguenti, passati alla storia come Vespri Nizzardi, vennero chiusi gli ultimi giornali in lingua italiana rimasti e la maggioranza dei nizzardi venne incarcerata o espulsa, ultimando quella repressione iniziata anni prima con la francesizzazione dei cognomi, della toponomastica, l’eliminazione dell’italiano dalle scuole e dagli atti pubblici, e la scomparsa del ligure dalla cultura locale [12].
Tutto questo grazie a Vittorio Emanuele II e a Cavour che violarono un patto secolare cedendo Nizza alla Francia, cosa che non avrebbero mai dovuto fare, se non restituendola ai Nizzardi stessi.
Giorgio Ponzio
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[1] Giuseppe Sergi: I confini del potere – Marche e signorie tra due regni medievali. Giulio Einaudi editore, Torino 1995.
[2] Alessandro Gabotto.- Docente della R. di Torino: Gli ultimi Principi d’Acaia e la politica subalpina – dal 1383 al 1407. Pinerolo, Tipografia Sociale Editrice, 1897.
[3] Il termine allodio era utilizzato nel Medioevo per indicare i beni e le terre possedute in piena proprietà , in opposizione ai termini feudo o “beneficio”, con i quali si indicavano invece i beni ricevuti in concessione da un signore dietro prestazione di un giuramento di fedeltà, il cosiddetto omaggio feudale o vassallatico. Da Wikipedia.
[4] Ossia amministratore.
[5] Angiò: dopo che, nel 1204, era tornato sotto il controllo del re di Francia, Filippo II di Francia, l’Angiò fu annesso al regno e successivamente andò in appannaggio a Jean, figlio di Luigi VIII di Francia che morì ragazzo nel 1232 senza lasciare eredi; allora passò al fratello, Carlo, la cui discendenza governò l’Angiò, per circa 250 anni (sino al 1481), prima con la dinastia capetingia (prima dinastia angioina) e, poi coi Valois (seconda dinastia angioina), che per circa trent’anni (1328-1360) furono anche re di Francia e quindi la contea annessa al regno. In seguito il ducato di Angiò fu appannaggio di diversi principi delle casate di Valois e di Borbone, senza tuttavia che se ne originassero nuove dinastie.
Da Wikipedia.
[6] Era un antico feudo situato a nord e ovest della contea di Provenza, che si estendeva dalla riva destra del fiume Durance, che la divideva dalla contea di Provenza, sino ai feudi del marchesato di Provenza.
Da Wikipedia: Contea di Forcalquier.
[7] Ossia alla Francia. Vedasi nota [5].
[8] Oggi Saint-Martin-Vésubie, nella valle della Vésubie, confluente in quella del Varo.
[9] Oggi Escarène, villaggio è situato a 21 km a nord-est di Nizza.
[10] Ladislao di Durazzo, o d’Angiò – Durazzo, fu re di Napoli dal 1386 al 1414.
[12] Questa parte è tratta dalla rivista ETNIE, dall’articolo basato su materiale di Jean-Marc Fonseca e Andrea Gandolfo: https://rivistaetnie.com/annessione-nizza-savoia-99755/.
Se ne consiglia la lettura integrale aprendo il sito per rendersi conto come furono condotte tutte le operazioni di annessioni, plebisciti compresi.
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