Una clamorosa scoperta coordinata da Fra Luca Isella dopo 322 anni di ricerche infruttuose
Il 26 aprile c.a. Civico 20 News ha pubblicato la prima parte dell’articolo “Il Conte Filippo d’Agliè volle scomparire dalla storia e dalla vanità del mondo?” evidenziando che ne sarebbe seguita una seconda.
Un’ appassionata ed avvincente ricerca storico-archivistico-topografica fu realizzata dal 1989 da un gruppo di studiosi, tra cui fu accolta Carla Amoretti in sostituzione del padre.
I protagonisti principali di questo team di ricerca sono ormai scomparsi perché dopo la morte nel 2008 del Gen. Guido Amoretti se ne sono andati anche il Prof. Grilletto (2017) antropologo e fra Luca Isella (2022).
Il percorso di studio, durato oltre vent’anni tra la scoperta archeologica e la collocazione monumentale, rappresenta una delle pagine più affascinanti della storia e dell’archeologia torinese recente. Viene qui sintetizzato con una progressione di eventi e scoperte sorprendenti.
Personalmente sono convinto che il lettore interessato a queste tematiche, ne apprezzerà il contenuto storico, l’importanza del ritrovamento dei resti mortali del Conte Filippo d’Agliè, il suo messaggio profondamente umano, autenticamente religioso e francescano.
Forse il significato di questa lettura potrebbe essere utile a riempire un attimo della nostra convulsa vita quotidiana con una riflessione filosofico-esistenziale sui valori irrinunciabilmente umani . Sono quei principi universali ed etici che definiscono l’essenza stessa dell’umanità, proteggono la dignità di ogni individuo e garantiscono la convivenza pacifica, ma che in modo inesorabile il mondo consumistico e materiale costantemente tende a snaturare e deformare.
Tuttavia, resta auspicabile il fatto che, con l’acquisizione storica del corpo di Filippo d’Agliè, la chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini, possa avere una motivazione in più per essere visitata da cittadini e turisti appassionati della storia di Torino.
Come sempre un ringraziamento a Carla Amoretti per il suo importante contributo.
Buona Lettura (m. b.)
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Il 3 marzo 2010 era una giornata caratterizzata da un clima con cieli in prevalenza nuvolosi. Le temperature erano su valori bassi, con una minima intorno ai 3°C . Anche le massime non avrebbero superato gli 8°C.
Solo il giorno precedente, 2 marzo, Fra Luca Isella mi aveva avvisata che il mattino successivo avrebbe fatto tumulare i resti del Conte Filippo San Martino all’interno della Chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini a Torino. La nuova tomba prescelta era nel vestibolo d’ingresso della chiesa. Trovai Fra Luca infreddolito vicino alla piccola bara che raccoglieva le ossa del Conte, dopo essere state depositate per 21 anni [1989-2010] in un sotterraneo della chiesa del Monte, nei pressi delle ossa accumulate dei frati defunti.
Arrivai credendo di trovare diverse persone… invece c’erano solo il frate cappuccino e 2 muratori.

Provai gratitudine verso quel religioso che mi aveva concesso di essere presente in quel momento di sacralità, in cui il piccolo loculo stava per stringersi e proteggere il corpo. Ebbi il privilegio di poter ancora toccare il legno della bara e una vibrazione profonda mi attraversò interamente, come l’eco di una presenza che ancora cercava un contatto, parlando direttamente alla mia anima.
Dopo 322 anni Filippo d’Aglié veniva ora ceduto alla quiete eterna della chiesa, nella atmosfera soffusa, intima e raccolta di quel luogo tanto amato. Per me l’istante della tumulazione era molto più importante di quello ufficiale fissato il 27 marzo, con la presenza dei famigliari e di estimatori. .

La lapide era stata concordata con la Soprintendenza, su proposta di Fra Luca. Il frate, teologo e importante storico italiano, scomparso il 1° maggio 2022 all’età di 76 anni, si era dedicato con molta passione allo studio di questo personaggio. Mi confessò di sentirlo molto vicino.
Confronto tra Filippo d’Agliè e Fra Luca Isella
Per capire questo suo sentimento provo a mettere a confronto Fra Luca Isella e Filippo San Martino d’Agliè, facendo dialogare il ricercatore contemporaneo con il protagonista del Barocco sabaudo che egli stesso ha contribuito a “riscoprire”.
Legame spirituale: tra i due esiste un legame spirituale e territoriale. Nonostante i secoli di distanza, i due profili condividono punti di contatto profondi, spesso mediati proprio dagli studi del frate.
Il Monte dei Cappuccini come fulcro: entrambi sono legati indissolubilmente a questo luogo simbolo di Torino. Filippo d’Agliè scelse il convento indicandolo nel suo testamento come luogo di sepoltura. Fra Luca ne è stato l’archivista e lo storico principale, trasformando il “segreto” della tomba del conte in una scoperta documentata.
La vocazione francescana: c’è un’affinità elettiva nel desiderio di spiritualità. Filippo d’Agliè espresse in vita il desiderio di diventare frate cappuccino, saggiamente impedito dallo zio Fra Michelangelo. Chiese di essere sepolto con il saio. Fra Luca ha vissuto pienamente quella stessa vocazione che il conte poté solo sognare.
Mentre lavoravamo assieme al libro “Il Monte dei Cappuccini e Filippo d’Agliè”, Fra Luca mi svelò che per farsi religioso aveva rinunciato alla sua brillante attività sportiva come campione di scherma, candidato alle olimpiadi.
L’amore per le arti e la cultura: entrambi sono stati uomini di raffinata cultura. Filippo era un politico, musicista e coreografo di corte. Fra Luca è stato un intellettuale, archivista, esperto d’arte e saggista che ha dedicato la vita alla bellezza della memoria storica. Ha vissuto una vita di umiltà, studio e servizio alla comunità religiosa e scientifica.
Fra Luca Isella è stato colui che ha chiuso il cerchio della vita di Filippo d’Agliè: studiando il suo desiderio negato di farsi frate. Ritrovando la sua tomba dimenticata, gli ha restituito quella dignità spirituale che il conte aveva cercato, in silenzio, tra gli sfarzi della corte sabauda.
Ritrovamento del corpo
La scoperta della tomba di Filippo d’Agliè è avvenuta il 31 luglio 1989 al Monte dei Cappuccini di Torino, durante alcuni lavori di ristrutturazione del complesso conventuale. Si era deciso di scavare una fossa in giardino per seppellire i resti storici di altri religiosi. Quel giorno nel giardino del Monte erano presenti Fra Luca Isella, antropologo e paleopatologo torinese Renato Grilletto e l’ing. Mauro Lanza.

Foto Archivio Isella
A circa 80 centimetri di profondità, emerse uno scheletro perfettamente conservato, fu rinvenuto nell’area dell’antico orto dei frati. Fra Luca fece scavare dei giovani frati in un punto preciso, guidato dallo studio di una vecchia carta, su cui era riuscito ad individuare il posto più abbietto et umile del convento, la discarica delle cucine.

Questa collocazione apparentemente insolita rispettava fedelmente le ultime volontà del conte: nel suo testamento.

In esso Filippo aveva chiesto di essere sepolto vestito solo di un saio cappuccino.
Elego per mia tomba pochi palmi di terra alla Madona Santa M. del monte suplicando quelli Venerandi Padri di pormi nel più abietto humile sito del convento dove debba essere calcata nella mia persona ogni superbia humana ….
Dal libro Il Monte dei cappuccini e Filippo d?Aglié
Così leggiamo nel Libro Il Monte dei cappuccini e Filippo d’Aglié a fima di Fra Luca Isella.
Il conte d’Agliè Filippo Giuseppe San Martino morì il martedì 19 luglio 1667 nel suo alloggio al piano terreno del Castello di Madama, dopo alcuni mesi di malattia e dove aveva fatto estremo e legale testamento il precedente martedì 5 luglio. La sua volontà fu che la sua salma fosse rivestita dell’abito proprio dei frati Cappuccini e inumata nel convento del Monte anziché nel sepolcreto familiare esistente nella chiesa di San Francesco d’Assisi in Torino. … Nella prima mattina di giovedì 21 luglio dal suo palazzo si formò la processione funebre, guidata dal Parroco del Duomo e dai sacerdoti, senza insegne araldiche e militari.
Tra i famigliari che ricoprivano anche le massime cariche dello Stato vi erano i tre esecutori testamentari, Carlo Emanuele Filiberto di Simiane marchese di Pianezza, Gian Francesco fratello minore del conte, abate d’Agliè e di Staffarda e Giovanni Battista Amoretti abate di Casanova. Seguivano i frati Cappuccini in preghiera e dodici poveri rivestiti di nero. …..
Imboccata la contrada di Po, usciti dalla città e superato il fiume, salirono l’erta del Monte con pubblico salmodiare, giungendo alla chiesa di Santa Maria.
Officiata la Messa solenne e benedetta la salma, venne congedata la folla. Il cadavere del d’Agliè, chiusa alle spalle la porta del convento, scendeva nella terra del piccolo orto dei religiosi, in una semplice cassa di legno, presenti i parenti più stretti, i testimoni citati e pochi frati, custodi del segreto del sepolcro. Nessun segno del seppellimento rimaneva tra le zolle del giardino, come l’estrema volontà di Filippo aveva richiesto, scompariva umilmente nella terra, ridiventato così “humus”, riconsegnando solamente a Dio la memoria del dono della propria vita
Esami scientifici e di identificazione
Il lavoro scientifico e di identificazione guidato da Renato Grilletto, svolto in collaborazione con un’équipe interdisciplinare comprendente l’ingegnere Mauro Lanza e frate Luca Isella, a cui si è ricongiunto il gen. Guido Amoretti, si è articolato attraverso specifiche fasi metodologiche:
Identificazione e Contesto Archeologico
Esame del corredo: Accanto allo scheletro furono ritrovati due fornelli da pipa.

Uno dei due era in argilla e recava uno stemma “parlante”, con un’incisione legata a Cristina di Francia.

Filippo d’Agliè era l’autore del celebre balletto di corte Il Tabacco (1650). Questo elemento ha fornito un immediato legame indiziario con il personaggio storico.
Lo stemma parlante era la base del fornello ed aveva la misura di una moneta da 1 centesimo di euro.
Lo scultore che lo aveva inciso doveva essere un miniaturista esperto di araldica che scrisse una dedica; le trentanove perle ricordano Cristina che adorava le perle, e 39 potrebbero essere gli anni di Filippo quando era prigioniero a Vincennes (1604+39=1643). Fra Luca ipotizzò che fosse un regalo inciso dal Borgonio, grande amico di Filippo e nel 1643 inviato da Cristina al Conte ancora prigioniero a Vincennes.
Si individuano 3 lettere J,C,V, una corona reale con diadema gigliato ed un cuore centrale… Je Chretienne, madame royale a Vous, mon Coeur. Il frate carmelitano e architetto Andrea Costaguta, agente di Cristina, può essere stato il latore del personalissimo dono di Madama. Solo la duchessa conosceva i versi del conte, nei quali il cardinale Richelieu, morto da poco, veniva descritto quale demonio.


Triplice ritratto del cardinale Richelieu di Philippe de Champaigne (1642)
conservato alla National Gallery di Londra.
Oltre alle pipe, nella terra vennero trovati i chiodi che sigillavano la cassa, il cui legno era ormai completamente decomposto a causa del tempo e dell’umidità del terreno. I chiodi in ferro sono la prova che il corpo fosse stato interrato assieme alla bara lignea, con cui era stato trasportato sino alla Chiesa del Monte dei Cappuccini.

Analisi Antropologica e Osteologica
Determinazione di sesso ed età: Lo studio dello scheletro ha confermato che i resti appartenevano a un individuo di sesso maschile. La maturità ossea riscontrata coincideva con l’età di Filippo d’Agliè al momento della morte, avvenuta a 63 anni nel luglio del 1667. Morfologia robusta: le ossa hanno rivelato la struttura fisica tipica di un uomo d’arme e cavaliere del Seicento, abituato alla vita militare e all’equitazione.
Indagine Paleopatologica
Studio delle patologie: I documenti storici attestavano che il conte passò gli ultimi mesi di vita tormentato da gravissimi dolori causati da calcolosi (renale o vescicale). L’analisi paleopatologica guidata da Grilletto (esperto in materia e coautore di testi di paleopatologia) ha cercato riscontri ossei e sedimentari compatibili con le sofferenze fisiche e le patologie croniche descritte dalle cronache dell’epoca.
Il dettaglio del “temporale”
L’articolo scritto su la Repubblica di venerdì 8 settembre 1989, riporta questa testimonianza sul rinvenimento della salma: “quando l’abbiamo trovata, all’improvviso si è levato un vento impetuoso. Ci siamo guardati “E’ lo spirito di Filippo”.”
Viene quindi descritto il momento della scoperta delle spoglie di Filippo San Martino d’Agliè, narrando un vento impetuoso come una reazione quasi magica alla violazione del sepolcro dopo oltre tre secoli. Questa drammatica descrizione lega la precisione storica al mito, evocando lo spirito teatrale del “Conte Barocco” durante il ritrovamento sul Monte dei Cappuccini.

Un forte temporale estivo in arrivo con la sua pioggia battente avrebbe dilavato lo scavo, rischiando di danneggiare lo scheletro rimasto protetto per 322 anni, di mescolare gli strati di terreno e, soprattutto, di disperdere o rovinare i piccoli reperti fondamentali per l’identificazione: le due pipe ed i chiodi della bara.
Per salvaguardare l’integrità del ritrovamento, il Prof. Grilletto e i presenti dovettero affrettare al massimo le operazioni di recupero, riuscendo a mettere in sicurezza lo scheletro e gli oggetti appena in tempo.
Pubblicazione
L’intero percorso di studio, durato diversi anni a causa della complessità dei dati, è confluito nel volume monografico intitolato Il Monte dei Cappuccini e Filippo d’Agliè, firmato da Luca Pier Giorgio Isella, Guido e Carla Amoretti, Renato Grilletto, e Mauro Lanza.

Carla Amoretti
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Ho sempre avuto interesse ai personaggi e agli eventi relativi lungo il corso del XVII secolo nello Stato Sabaudo . Il grande piacere di leggere il bell’articolo sul Conte Filippo sella Amoretti è’ un po’ rivivere il lavoro del Padre Luca che ricordo con piacere ma anche con l’affetto soprattutto dello studioso che indaga continuamente alla ricerca di una verità che aveva fatto anche sua. Ricordare in questa sede i contatti costanti da parte sua nei miei confronti per sapere se erano emerse delle novità’ su Filippo in relazione ad un mio lavoro sul Marchese Giacinto Simiana di Pianezza , ministro e compagno di vita del D’Aglie ‘, ci diede occasione di incontrarci e dialogare sull’argomento Cristina – Filippo e Giacinto tale da percepire e rivivere in un certo qual modo gli umori di quelle anime vissute tre secoli e mezzo fa e che ancora oggi ci attraggono e incuriosiscono. Grazie per il bell’articolo E.C. Ostellino
Sicuramente il conte d’Agliè è un personaggio insigne che meriterebbe maggiore risonanza storico/culturale. Per me è stata una scoperta del tutto accidentale per merito di Carla Amoretti che è stata collega di lavoro per diversi anni ALL’ITIS CARLO GRASSI dove entrambi insegnavamo matematica. Grazie Carla.
Una ricerca davvero accurata e “maniacale” ( in senso positivo e di apprezzamento per la cura del particolare ).
Complimenti !
Marco
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Complimenti per l’accuratezza dello studio e per il rigore con cui è stato ricostruito il ritrovamento del corpo del Conte Filippo d’Agliè. Colpisce la passione degli studiosi, capaci di unire ricerca storica, osservazione scientifica e ragionamento logico, restituendo vita a una pagina dimenticata della storia torinese.
Ancora più potente appare la scelta del Conte che, contro ogni protocollo e privilegio del suo rango, volle essere sepolto nel luogo più umile del convento, quasi a cancellare ogni vanità terrena. In un’epoca come la nostra, spesso dominata dal divismo, dall’apparenza e dalla continua ricerca di visibilità, questa decisione assume un significato straordinariamente moderno e profondo. È il segno di una grandezza autentica, che non aveva bisogno di monumenti o celebrazioni per esistere. Una lezione umana e spirituale che, ancora oggi, invita a riflettere sul vero valore della vita e della memoria.
Grazie ancora a Carla Amoretti, unica superstite di quel gruppo di lavoro, che con semplicità, lucidità e grande sensibilità ha saputo custodire e restituire alla città una memoria storica così preziosa.
Un’ ulteriore testimonianza del prezioso lavoro storico che Carla Amoretti continua a fare con la stessa passione del padre: il generale Guido Amoretti. Colgo l’occasione per ringraziarla per la generosa donazione gratuita del materiale dell’ Archivio Amoretti all’ Archivio di stato. A questo è seguita l’ intitolazione al generale stesso di una via cittadina da parte del comune di Torino.
Grazie Prof.ssa Amoretti per il dono della scoperta di questo piccolo mistero storico. Ne ho particolarmente apprezzato il rigore scientifico dell’investigazione storica e il fascino mistico dell’ambientazione.
Un suo ex alunno.
Anche quaesta volta Carla Amoretti ci ha presentato un approfondimento storico in modo avvincente. Pochi reperti ma passione e rigore nella ricerca ci restituiscono nei particolari la figura del Conte Filippo d’Agliè, grande uomo di stato dalla profonda spiritualità che in qualche mooo sembra arrivare ai giorni nostri attraverso la sensibilità della professoressa Amoretti e di Padre Luca Isella
Una storia avvincente fatta di impegno e competenza
Non conoscevo il Conte Filippo d’Agliè, figura affascinante, eclettica e talentuosa.
Politica, poesia, musica, danza, fede religiosa, tutto incarnato in una sola persona.
Nella prossima visita alla Chiesa di Santa Maria, la lapide avrà per me tutto un altro risalto.
Una ricerca minuziosa accende una luce su questo illustre personaggio.
Grazie a Carla Amoretti per la diffusione.
ho avuto il piacere di essere allievo della prof. Amoretti. La passione che metteva allora nell’insegnamento la ritrovo oggi nelle ricerche che svolge sulla storia di Torino e del Piemonte.
Articolo interessantissimo e ricco di dettagli.
Si nota il lavoro certosino e approfondito portato avanti nel tempo da Carla Amoretti su tematiche storiche di questo calibro.
Grazie per questo lavoro e per i sempre graditi articoli
La storia raccontata dalla prof Amoretti é un’ analisi storica nel contempo affascinante e precisa.
Filippo e Maria Cristina, oltre ad avere avuto un ruolo fondamentale nella storia della nostra città sono stai due grandi personaggi. Degni di un ruolo da protagonisti in un romanzo di Dumas.
La ricollocazione dei resti al Monte dei Capuccini restituisce Filippo alla storia
La vicenda raccontata dalla prof Carla Amoretti è nel contempo affascinante e precisa.
Maria Cristina e Filippo sarebbero stati dei protagonisti perfetti di un romanzo di Dumas, ma nella nostra città hanno avuto un ruolo storico fondamentale, meritando entrambi di essere maggiormente conosciuti . Sicuramente la traslazione dei resti di Filippo ci permette di ricordarlo , ma sarebbe bello poter dare anche maggiore risalto alla sepoltura di Maria Cristina nella chiesa di Santa Teresad’ Avila nella omonima via.
Grazie Carla per avermi portato a conoscenza di questa scoperta relativa al ritrovamento ed all’identificazione delle spoglie del Conte Filippo d’Aglie’. Come al solito, ho apprezzato la tua serieta’ e rigorosita’ descrittiva e mi ricordi sempre più il tuo papà Gen. Amoretti.
Esprimo un grazie sentito all’amica prof. Carla Amoretti per il prezioso articolo che ci ha regalato, risultato dell’accurato lavoro di ricerca, svolto con padre Luca Isella, su Filippo d’Agliè: sulla sua vita e sul ritrovamento della sua umile sepoltura. Conosco il metodo di lavoro di Carla Amoretti: sempre fatto con passione, rigore scientifico e curiosità, seguendo la stessa via tracciata dal padre: il generale Guido Amoretti, un illustre ed indimenticato maestro anche per me.
E’ proprio leggendo parole come quelle che precedono questi commenti che si riesce ad apprezzare il raro riuscire a fare della soggettiva componente logico-scientifica da un lato e di quella umanistica dall’altro, un insieme di significativo, alto valore aggiunto, arrivando così a sapere trasformare storie in Storia, ad essere capaci di trasmettere conoscenza e a stimolare interessi diversi. E a chi, come Carla Amoretti, di tutto ciò è lampante esempio vanno tutta la chiara riconoscenza e il dovuto apprezzamento
Suscitare interesse e curiosità accade solamente a poche, preparate persone. È quello che è successo a me riguardo all’amica Carla Amoretti. Confesso che, nonostante la mia passione per la storia del ducato di Savoia, dalla restaurazione con Emanuele Filiberto all’abdicazione di Vittorio Amedeo ll, non ho dedicato la dovuta attenzione alla figura di Filippo di Aglie’. Ringrazio Carla Amoretti che, con il suo articolo rigoroso e appassionato, ha risvegliato in me il desiderio di rimediare all’errore.
grazie carissima Carla Amoretti per questa documentatissima relazione sul marchese d’Agliè. Per fortuna che hai raccolto queste notizie, perchè ormai si perdevano le tracce del ns. passato. Madama Reale Maria Cristina ed il fedele Filippo d’Agliè sono tra coloro che hanno fatto grande il nostro Piemonte. Specialmente paragonando questi personaggi storici all’umile pletora dei politici attuali. Grazie carissima Carla, con un caro ricordo speciale ai tuoi genitori e quindi non solo al mitico generale, ma anche alla tua cara mamma