15 Dicembre 2025

2 thoughts on “10 giugno 1940: l’Italia invade la Francia

  1. Per avere un’idea di quella che era l’animo degli alpini che attaccarono la Francia il 21 giugno del 1940 sul fronte del Piccolo San Bernardo bisogna leggere il libro di Curzio Malaparte “IL SOLE È CIECO” nelle pagine della “DICHIARAZIONE NECESSARIA”, in particolare l’ultimo capoverso della pagina 7 e le pagine 8 e 9. Il libro, pubblicato nel 1947, è rintracciabile su eBay e su Feltrinelli.
    Riguardo invece al fronte sul Moncenisio si consiglia l’articolo “DIARIO DI UN SERGENTE DELLA FANTERIA CARRISTA” di Pier Giorgio Corino. L’articolo si può scaricare aprendo http://www.fortebreamafam.it , cliccando su “I QUADERNI DEL FORTE” e selezionandolo dall’elenco dei vari articoli.
    Con l’occasione voglio anche precisare che quello dello Chaberton non è un forte ma è una batteria. Progettato ed iniziato a costruire a fine Ottocento a metà degli anni venti del Novecento lo Stato Maggiore si era reso conto che era tecnicamente superato; come conseguenza si progetto una batteria in caverna su due piani dotata dotata di dieci casematte in calcestruzzo per cannoni da 149/35. Iniziò lo scavo a quota 3.099 di una galleria a ferro di cavallo, la galleria dell’ordine superiore, dalla quale avrebbero dovuto partire le cinque gallerie di accesso alle casematte. Il cantiere venne ben presto abbandonato, se ne ignora il motivo.
    Cosi nel giugno del ’40 entrammo in guerra con un batteria di fine ottocento, sapendo che ormai era nel mirino dei francesi che da anni avevano pronte le coordinate di tiro sullo Chaberton (le torrette sporgevano di ben 2 metri sulla linea di cresta) ed aspettavano solo l’occasione di aprire il fuoco con quattro mortai Schneider da 280 mm divisi in due sezioni. Ricordiamo che lo Chaberton, dopo la distruzione delle prime sei torri, continuò a sparare all’impazzata su tutti i forti francesi perché non si capiva da dove arrivassero i colpi. I francesi continuarono a sparare sullo Chaberton il 22,23 e 24 giugno ma non riuscirono più a centrarlo. Memorabile è la relazione del sottotenente Miguet comandante della batteria mortai: “malgré les éclatements de plein fuet et dans des condizions certainement très dure, le Chaberton tire toujours”.

  2. Questa mia non vuole essere un commento al l’interessante articolo che ho letto con attenzione ma una semplice testimonianza e ricordo di mio padre allora giovane uomo sul fronte francese al Moncenisio nell’artiglieria alpina in qualità’ di caporale maggiore e telegrafista nel gruppo del Capitano Ghia. Sfuggito da una rappresaglia fu partigiano combattente ferito in val di Lanzo a Lemie. E se non fosse stato per l’aiuto di una suora salesiana di nome Erminia, lui non avrebbe potuto vivere fino al 2006. Grazie

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