Un esempio di meglio gioventù, ambasciatore del nostro Paese
Domenica 1/11/2026 è valsa la pena tirare tardi davanti alle tv per assistere a un evento destinato a passare alla storia. Kimi Andrea Antonelli da Bologna, anni 20 e 68 giorni, a Città del Messico si è laureato campione del mondo di Formula 1. Il più giovane al mondo, il primo italiano 73 anni dopo Alberto Ascari.
Antonelli è giunto terzo dopo una gara entusiasmante e una stagione dominata al volante di una Mercedes, quantomai “freccia d’argento”, e ha condiviso il podio con Max Verstappen e Lewis Hamilton che hanno portato in spontaneo trionfo il giovane vincitore in un’apoteosi di gioia e di festa. 12 mondiali divisi per tre. 12 come numero della monoposto di Kimi, lo stesso di Ayrton Senna, idolo del campione italiano che a 13 anni, quando correva nei kart aveva le idee chiare: diventare campione del mondo di Formula 1.
Chiunque abbia assistito alla gara e poi, al proseguimento di commenti e festeggiamenti messicani che hanno strappato emozioni che solo certe persone e certe imprese saranno distillare, ha anche condiviso un grande spot per l’Italia, per una nazione che sta dando lezioni di sport a mezzo mondo.
Oltre alle lacrime di genitori e staff tecnico della Mercedes, i sentimenti nei confronti di un giovane semplice, affabile, dalla faccia innocua e pulita, ma che sotto il casco diventa una bestia di gara, hanno forato il video e si sono sparsi per il mondo.
Mentre il campione sventolava il tricolore, la voce immortale di Luciano Pavarotti intonava: «All’alba vincerò», celebre finale di “Nessun Dorma”, dalla Turandot di Giacomo Puccini, immortale anch’essa. “Tanta roba” in un solo momento.
Quindi è stata la volta di Vasco Rossi, apparso sulle note di “vado al massimo”, e di altri cantanti, ma solo dopo la carrellata dei più grandi atleti italiani di ogni sport: Jannik Sinner, Alessandro del Piero, Alberto Tomba, Valentino Rossi, Vincenzo Nibali, Federica Pellegrini, Jury Chechi, Sofia Goggia e tanti altri, tutti a complimentarsi con Kimi. Anche in questo caso, parole importanti ed emozioni in stock.
Molti di loro si frequentano, sono amici, i migliori ambasciatori della Nazione.
E mentre l’ora si faceva tarda, pensavo che questo spettacolo non avrebbe dovuto finire mai. Non in questi momenti di un’Italia disunita dove un ragazzo di vent’anni ha tenuto gli appassionati appiccicati al video. Un ragazzo amabile e tranquillo che ha lanciato un messaggio importante: «quando si desidera qualcosa, se ci si applica con convinzione e sacrificio, la si raggiunge».
Una frase che vale per tutto. Per piccoli e grandi obiettivi; si ottengono così in eguale misura. Una frase che mi sono immaginato come ambasciatrice di unità e di pace, ascoltata in ogni parte del mondo. Non sono stato l’unico a pensarla così.
E infine, ritornando ai campioni che si sono alternati fino alle ore piccole, pensavo che molti di loro sono sponsorizzati dalle Fiamme Oro, dalle Fiamme Gialle, dai centri sportivi dei Carabinieri. Quelle stesse Forze dell’Ordine bistrattate da faziosità politica che soffia sul fuoco della contestazione violenta, quasi giustificando i sampietrini tirati sulla testa degli agenti dagli “eroici combattenti antagonisti” dei centri sociali, coinvolgendo un’opinione pubblica facile alla manipolazione di un distratto cervello.
C’è qualcosa che non va in questo Stivale delle Sette Beghe. Italia unita all’inno di Mameli, quando è intonato in occasione di un successo sportivo, ma in fondo disunita, non così “fratelli d’Italia” quando è ora di rivendicare Ideologie e diritti, scordando spesso che esistono i doveri e non mancano le possibilità.
A tutto questo pensavo, mentre il casco tricolore di Kimi Antonelli continuava a comparire tra la festa sul video. Qualche giornalista e qualche figura istituzionale presenti all’evento, hanno accennato alle stesse concomitanze, seppur in punta di piedi…
Dunque, grazie Kimi, grazie dello spettacolo. È solo l’inizio di una bella, italica storia. Ne abbiamo bisogno negli animi, nei cuori, nelle speranze, nelle teste di altri ragazzi scatenati per le strade.
Carlo Mariano Sartoris
