Il fabbisogno energetico di fronte a un paradosso: più energie rinnovabili, ma per chi e perché?
L’intelligenza artificiale tra energia, ambiente e futuro
Esami di maturità, se ne parla nei talkshow e il dilemma si insinua: i ragazzi saranno ancora capaci di condurre una ricerca cartacea o di formulare un’opinione propria, oppure oggi basta chiedere a un iPhone e Google risponde, soddisfacendo domande, ricerca e cultura? Facciamo tutti ormai un po’ così.
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana con una rapidità sorprendente, ma nulla nasce dal niente. La transizione digitale ha innestato un volano perverso affamato di energia che rende un paradosso la transizione energetica e la sostenibilità ambientale.
In pochi anni infatti l’AI è passata dai laboratori di ricerca agli smartphone, agli uffici, alle scuole e persino alle attività creative. La sua crescita, tuttavia, pone molte domande vitali: quante risorse energetiche consuma oggi e quante ne richiederà nei prossimi quindici o vent’anni?
Nel complesso, l’impatto dell’intelligenza artificiale pro-capite è ancora marginale rispetto alle altre attività umane, rappresentando circa lo 0,15% dell’energia globale e meno dello 0,08% delle emissioni mondiali di CO2/persona.
Per funzionare, l’AI ha bisogno di enormi centri di calcolo, i data center, popolati da migliaia di processori che lavorano ininterrottamente. L’addestramento dei modelli più avanzati richiede quantità di energia paragonabili a quelle consumate da piccole città nel corso di settimane o mesi. Una volta addestrati, i modelli continuano comunque a richiedere energia per rispondere alle richieste degli utenti.
Quanto consuma una singola interazione? La risposta varia a seconda della sua complessità. Per generare un breve testo, il consumo può essere paragonabile a quello necessario per tenere accesa una lampadina a LED per alcuni minuti. Una singola ricerca standard su Google consuma circa 0,2 Wh. La creazione di un’immagine richiede molto più calcolo e quindi più energia, poiché il sistema deve elaborare milioni di dettagli visivi. Se moltiplichiamo questi consumi per centinaia di milioni di richieste giornaliere, è chiaro come l’impatto totale diventi significativo.

Attualmente, infatti, i data center globali dedicati all’AI consumando generano circa 25 – 35 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.
Se AI si ciba di elettricità, ha anche molta sete d’acqua. I server producono calore e devono essere raffreddati per evitare surriscaldamenti. Molti data center usano sistemi che impiegano grandi quantità d’acqua, direttamente o meno.
Alcuni studi hanno stimato che una singola conversazione complessa con un sistema di AI possa comportare un consumo d’acqua equivalente a una piccola bottiglia, causa il raffreddamento necessario nei centri di elaborazione. Anche in questo caso, il valore può sembrare trascurabile, ma diventa rilevante quando si considera il numero enorme di utenti che accedono a questi servizi.
Guardando ai prossimi decenni, il fabbisogno dell’intelligenza artificiale sarà esponenziale. Da una parte aumenteranno gli utilizzi: assistenti personali, medicina, ricerca scientifica, trasporti, industria, gestione delle reti energetiche, settore militare. Dall’altra, i sistemi diventeranno più efficienti.
La storia dell’informatica mostra infatti che a ogni generazione di hardware corrisponde una riduzione del consumo per singola operazione. È perciò probabile che il consumo aumenti, ma meno della stessa proporzione dei servizi offerti.
Siamo dunque chiamati a una riflessione profonda. L’intelligenza artificiale “si ciba” di energia elettrica. Senza non esiste, ma cosa accadrebbe se, un giorno fosse in grado di provvedere in modo autonomo alla gestione e all’ottimizzazione della produzione energetica?
In parte sta già accadendo: algoritmi aiutano a prevedere la produzione da fonti rinnovabili, a bilanciare le reti elettriche e a ridurre gli sprechi. Si deve quindi valutare un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventi capace di produrre energia da sé e usarsela in modo efficiente.
Al momento, anche se riuscisse a ottimizzare la propria alimentazione, AI continuerebbe a dipendere da infrastrutture fisiche: centrali, pannelli solari, turbine eoliche, reti di trasmissione, sistemi di raffreddamento, materiali rari e acqua. L’impatto ambientale non scomparirebbe. Cambierebbe aspetto, ma (forse) resterebbe la responsabilità umana su quali limiti e quali priorità imporre.
Un’altra questione riguarda il rapporto tra uomo e intelligenza artificiale. Diventeremo dipendenti da essa?

In parte lo siamo già. Molte attività che fino a pochi anni fa richiedevano competenze specifiche oggi possono essere svolte con l’aiuto di un assistente digitale. La dipendenza però, non va vista come di certo negativa: l’umanità dipende già dall’elettricità, da Internet e dai sistemi di comunicazione. Il rischio nasce quando la comodità sostituisce la capacità critica e l’autonomia decisionale delle persone.
Una brutta abitudine a cui ci stiamo abituando quasi in automatico che sta impoverendo l’esperienza umana, creando fenomeni di costume e chat fuori controllo.
Infine, c’è il tema economico. Oggi molti servizi di AI sono gratuiti o disponibili a costi molto contenuti. Tuttavia, i data center, l’energia, la manutenzione e la ricerca hanno costi enormi. Dovremmo riflettere sul fatto che l’accesso gratuito e illimitato possa durare indefinitamente. Probabilmente aumenteranno modelli misti: servizi di base accessibili a tutti e funzionalità avanzate riservate ad abbonamenti o a utilizzi professionali.
È già quanto avviene in molti settori digitali.
Dunque, l’intelligenza artificiale non è una “creatura” che cresce al di fuori del mondo umano (per ora). È uno specchio delle nostre scelte. Consuma energia perché noi le chiediamo di lavorare; utilizza acqua perché noi costruiamo infrastrutture che ne hanno bisogno; influenzerà la società nella misura in cui le affideremo responsabilità sempre maggiori, e così sarà.
Forse la domanda più importante non è quanta energia consumerà, ma quanta umana saggezza sapremo impiegare nel governarne lo sviluppo. Ed è qui che serpeggia il pessimismo storico: la traccia sul Pianeta lasciata dalla evoluzione della nostra razza.
E se oggi ho scritto un pezzo per riflettere su consumo & energia, per più di una volta mi sono confrontato con l’AI in qualche ragguaglio, consumando l’equivalente di una
lampadina. Ma non solo, ogni immagine ricavata dall’AI equivale alla ricarica di uno smartphone. Mi devo vergognare?
Un poco sì, Wikipedia è già in pensione, ma informarsi è d’obbligo e la professione mi impone di divulgare i fatti. Nel frattempo, cerco di non abusare con le figure, seppur esplicative. Le immagini che ho, le catalogo, le conservo e le riciclo. Cerchiamo di… risparmiare Kilowatt!
CMS. Dati: AI Overview. Immagini: ChatGPT
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Quando chi dirige “ il traffico “ si renderà conto che gli esseri umani non possono avere solo macchine come interlocutori sarà troppo tardi. Ma sappiamo già che siamo sulla strada dell’autoesinzione con buona pace del Pianeta che finalmente ritroverà il suo equilibrio.
ottime riflessioni,
A fine anni 70 all’Olivetti ero affascinato dall’AI, ora prevale la diffidenza.
Penso ai 2GW ( !) previsti per il data center Colossus di xAI di quel pazzo transumanista di Musk.
Per 1,90 € ho comprato la Magnifica Humanitas di Leone che leggerò avidamente
Tema complesso ed affascinante
Come tutte le tecnologie ne va considerata la potenzialità benefica e controllato uso e abuso.
Il tuo articolo è una ottima sintesi dei rischi a cui andiamo incontro, Alterno momenti di fiducia ad altri di completa sfiducia nell’essere umano.
Sempre più sento la necessità (invecchiando?) di puntare sull’amore, unico atto che ci rende umani e che può diventare disarmante rispetto a tutti i conflitti e a tutte le contraddizioni dell’umano.
Caro Carlo, se penso che un tempo un professore ci insegnava il rispetto per la natura e parlava di energie ecosostenibili… quarant’anni anni fa. Soprattutto ci spiegava l’importanza dell’uso del cervello, intelligenza naturale! Hai sempre anticipato i tempi e resti sempre una guida in un mondo alla deriva.