Riceviamo e pubblichiamo
Ingenuità ed una profonda amnesia storica
Il dibattito sulla creazione di una “nazione europea” e di un “esercito europeo” riemerge periodicamente, spesso alimentato da una visione ottimistica ed idealistica, che le fonti definiscono come un pericoloso anacronismo. L’idea di costruire un’Europa unita “a tavolino“, dove finlandesi, lituani e portoghesi si accordano per formare una nuova nazione, è tacciata di ingenuità e di una profonda amnesia storica.
La Nazione: Nascita violenta e dimenticanza culturale
Le nazioni non nascono da pacifici accordi o da un amore reciproco, ma dalla violenza. Inizialmente, una parte impone la propria volontà sugli altri, costringendoli a far parte della nascente entità nazionale. Questo processo è intrinsecamente violento, con una cultura che si afferma prepotentemente sulle altre, spesso in modo “aggressivo”. L’esempio dell’Italia è emblematico: il fiorentino divenne la lingua dominante non per una superiorità intrinseca, ma per una scelta imposta dalla parte piemontese che realizzò l’unità, declassando dialetti ricchi come il napoletano o il lombardo.
La violenza originaria viene poi dimenticata dalle generazioni successive attraverso la “pedagogia nazionale”. Questa amnesia porta a credere che la nazione sia nata dall’amore e dall’incontro pacifico, trasformando la complessa e spesso brutale genesi in un racconto idilliaco. Il problema sorge quando, in una fase storica critica, si crede che questa violenza non sia mai avvenuta, portando a discorsi irrealistici sulla possibilità di creare una nazione europea basata sul consenso. Chi propone un tale “sogno europeo”, spesso reduce da esperienze come l’Erasmus, ignora che la nazione si costruisce sulla “morte” – o l’assoggettamento – della cultura altrui.
L’Esercito europeo: Un anacronismo in un Mondo irreale
L’idea di un esercito europeo si scontra con ostacoli altrettanto insormontabili, radicati nella stessa mentalità idealistica e disconnessa dalla realtà. La convinzione dominante nel dibattito è che la guerra non esista più e che un esercito si possa creare “a tavolino”, decidendo chi mette cosa e chi comanda. Tuttavia, la guerra comporta la morte, un “dato ineluttabile” che la generazione attuale sembra voler ignorare.
Le domande fondamentali restano senza risposta:
- Chi comanda?
- Chi paga?
- In quale lingua si parla?
- Chi muore?
- E soprattutto, chi è il nemico comune?
Un esercito ha bisogno di un nemico, ma gli stati europei hanno “cinque nemici diversi a testa“. L’esempio più lampante è la Spagna, principale nemico storico del Portogallo, o la Germania, nemico della Polonia oltre che della Russia. Come potrebbero queste nazioni combattere insieme un nemico che non è percepito allo stesso modo da tutti i contingenti, come i russi non sono nemici per gli italiani, ma lo sono per i polacchi?
Il Fattore Umano e l’influenza americana
La popolazione dell’Europa occidentale, tra le più anziane al mondo, considera la guerra un “anacronismo assoluto”, relegandola all’ambito della finzione di videogiochi e serie televisive. Vi è una radicata avversione a sottrarre ricchezza privata o aumentare la tassazione per la spesa militare. L’approccio individualistico ed edonistico alla vita, unito a pedagogie nazionali che si sono allontanate dagli ideali marziali, rende difficile trovare un “ideale che scalda i cuori” per spingere le persone a servire e, potenzialmente, a morire in un conflitto.
In questo scenario, il ruolo degli Stati Uniti è cruciale e spesso frainteso. Gli americani non possono abbandonare l’Europa, considerata “il continente più importante del mondo” per mantenere la loro “primazia globale“. Quando gli americani dicono “sì” a un esercito europeo, non intendono una forza armata indipendente che possa sfidare la loro egemonia. Il loro consenso è condizionato alla garanzia che l’esercito europeo non esista, oppure che sia pagato principalmente dai tedeschi e comandato dai francesi, ma sempre sotto l’ombrello e il controllo americano. La percezione di un disimpegno statunitense dall’Europa è più una “finzione” che una realtà, e i tentativi francesi di proporre un “ombrello nucleare” europeo o forze di interposizione sono visti come tentativi di riempire un “horror vacui” percepito.
Conclusioni
In definitiva, il “sogno europeo” e l’ambizione di un esercito continentale unico sembrano basarsi su un’interpretazione falsata della storia e della geopolitica. Vivere “fuori dal tempo”, credendo che tutto sia possibile “a tavolino” e ignorando le dinamiche violente e le divisioni interne che hanno sempre plasmato le nazioni, potrebbe portare a “conseguenze oltremodo drammatiche” in futuro, trasformando l’attuale “lusso di dibattere” in una “enorme bolla bucata da un ago“. Quando la guerra sarà una realtà e non un gioco, chi è più giovane e violento di noi “non ci giocherà più, ma la farà sul serio”.
