Ci sono risultati elettorali che aggiungono qualche seggio, e ce ne sono altri che raccontano un cambiamento di epoca.
Quello ottenuto dal Rassemblement National alle elezioni senatoriali francesi appartiene alla seconda categoria. Per Marine Le Pen è una «vittoria storica», e al di là della formula politica, il significato del risultato è evidente: per la prima volta il movimento che ha raccolto l’eredità del Front National entra con una propria forza organizzata nel cuore di una delle istituzioni più tradizionali della Repubblica francese.
È un’immagine potente, il Senato, istituzione tradizionalmente associata alla continuità, alla stabilità e alle élite territoriali, si trova oggi davanti a una realtà che per decenni sembrava destinata a rimanere ai margini della politica francese, il RN non è più soltanto una forza capace di mobilitare il malcontento o di contendersi il voto popolare: il suo radicamento sta penetrando anche nelle strutture istituzionali della Repubblica.
Ed è proprio questo il punto più importante.
La vera vittoria di Marine Le Pen non sta soltanto nel numero dei nuovi senatori, sta nel fatto che il suo partito sta progressivamente trasformando la propria presenza politica in presenza istituzionale è un passaggio decisivo: dalla protesta alla rappresentanza, dalla contestazione delle istituzioni alla conquista di spazi dentro le istituzioni.
Il risultato assume un peso ancora maggiore perché arriva a pochi mesi dalla corsa presidenziale, lo stesso RN considera infatti la nascita del gruppo al Senato un’accelerazione della propria campagna per l’Eliseo.
La Francia entra così in una fase nella quale sarà sempre più difficile descrivere il fenomeno Le Pen come una parentesi, come un voto di protesta destinato semplicemente a sfogarsi alle urne, il dato politico che emerge è un altro: il movimento lepenista continua ad allargare la propria presenza e a costruire una macchina politica capace di occupare spazi che un tempo gli erano preclusi, e questo che rende la parola «storica» meno propagandistica di quanto possa sembrare.
Una vittoria elettorale può essere effimera, un radicamento istituzionale è qualcosa di diverso, significa che una parte crescente della Francia non si limita più a votare quella forza politica, la porta dentro le istituzioni.
Naturalmente, questo risultato non significa che il RN abbia conquistato il Senato né che il suo successo renda inevitabile ciò che accadrà alle prossime presidenziali, ma significa qualcosa di politicamente molto concreto: il vecchio confine tra il RN e il sistema istituzionale francese si è ulteriormente assottigliato.
Ed è forse questa la vera notizia.
Per anni la politica francese ha discusso di come contenere, isolare o arginare Marine Le Pen, oggi la domanda è diventata più difficile: come cambia la Repubblica quando una forza che per decenni è stata considerata esterna al sistema comincia a diventare parte stabile del sistema stesso?
La risposta non la dà il Senato, la daranno i francesi nei prossimi appuntamenti elettorali, ma una cosa, dopo questo voto, appare difficilmente contestabile: il Rassemblement National non sta più bussando alla porta della politica francese, la porta, ormai, l’ha attraversata, e Marine Le Pen può celebrare questa notte come una delle tappe più importanti del lungo cammino politico del suo movimento.
