Un’opera che restituisce verità e storicità – Recensione di Alessandro Mella
L’8 giugno 1946 l’amarezza di Giovannino Guareschi emerse, con forza, in queste parole: “Io resto e Giovannino (l’altro me stesso, quello fatto d’aria) si sfila da me e (…) ritorna al Lager. Laggiù, in cima al pennone che vide alla fine cadere la nemica bandiera con la croce uncinata e salire la nostra bandiera, sventola ancora e sventolerà sempre la bandiera tricolore con la croce sabauda”. Era tutto il dolore di chi aveva vissuto mesi e mesi nello stalag offlag di Sandbostel, un lager per ufficiali, avendo rifiutato di aderire alla repubblica fascista tradendo il giuramento prestato alla patria ed al re. Il re, certo, quello che tutti ricordano nel celeberrimo discorso di Peppone.
Di recente un quotidiano osò titolare un pezzo su Guareschi definendolo “anarchico”. No, mi dispiace, questo non si può accettare. Egli stesso, da cattolico e da monarchico, l’avrebbe respinto. Perché questo era. Per quanto bellissimi e cari al nostro cuore siano i film della serie di Don Camillo, quel mondo ed il suo autore li si comprende solo leggendo le decine e decine di novelle che Guareschi gli dedicò. Ed infiniti sono i riferimenti proprio a Casa Savoia ed ai sovrani. Tanti racconti che vanno oltre la celeberrima bandiera della signora Cristina. Ci sono il mendicante che, per aver fatto dire una messa in suffragio di Vittorio Emanuele III, finisce per essere “democraticamente” pestato dalla gente del paese, il custode del municipio che spolvera il busto del Re, scoperto dallo Smilzo, nascosto in uno stanzino, c’è l’orologiaio che alla morte della Regina Elena abbassa la serranda per “lutto nazionale” facendo schiumare i rossi di Peppone, il vecchio ribelle che non può recarsi alle urne da solo per votare monarchico e viene ostacolato dalla famiglia democristiana, oppure l’oste la cui malvasia si può bere solo alla “salute del Re” e molto altro ancora. Vi si trova anche il celebre racconto, che esula dalla serie del Mondo Piccolo, dal titolo “Colpo di Stato”. La vicenda di un “signore alto”, alias Umberto II in esilio, di fronte al confine con l’Italia. Così lontana e così vicina. Con quella frase finale che lascia l’amaro in bocca una volta giunti al termine della novella. “Cessato pericolo. La repubblica continua”, quale pericolo terribile avrà immaginato Giovannino? Ai lettori il doverlo scoprire.
E poi gli stralci, gli estratti, del Candido. Frammenti di un mondo reale, di un’Italia monarchica che esistette ed in un certo senso esiste ancora. Frammenti che sopravvissero alla bufera del 1946 e reclamarono il diritto ad esistere, ad esprimersi ed a raccontarsi.
I riferimenti ai sovrani, alla dinastia, al monarchismo in genere, sono nei racconti del Mondo Piccolo e nelle opere guareschiane una costante che si ripete. Perché per l’autore essi furono punti di riferimento. Del passato, del suo presente e del suo futuro.
Queste citazioni, e queste parole, che Guareschi dedicò alla sua fede nei propri racconti, sono state selezionate con cura da Franco Ceccarelli ed Emiliano Procucci. Raccolte in un’antologia dedicata, esse costituiscono un base fondamentale per capire, se davvero lo si desidera, il personaggio Guareschi.
Romanziere, favolista in fondo, giornalista politico militante, illustratore e, più in generale, eclettico e straordinario artista. Tenace, duro come la gente della Bassa, coriaceo, coerente ma orgoglioso. Pronto ad andare in penitenziario per difendere le sue idee ed i suoi principi. Il “ritorno al lager” chiamò il momento in cui lo portarono in cella. Quando morì, Montanelli e Longanesi parteciparono ad un funerale solitario.
“Il cimitero dei galantuomini è un luogo poco affollato” scrisse Baldassarre Molossi commentando, sconsolato, quella sepoltura.
In ogni esperienza, in ogni prigionia ed in ogni dove, “Giovannino senza paura” camminò sempre con il tricolore sabaudo nel cuore e la testa alta. Perché, quel tricolore, l’aveva servito da ufficiale ma anche per spirito. Perché un simile autore non poteva reggere l’ipocrisia del politicamente corretto repubblicano. La faziosità di chi, per imporre la repubblica, seppe solo gettare nel ventilatore il fango contro la monarchia e la storia d’Italia. Sono eloquenti, ad esempio, le vignette che pubblicò sul Candido nel 1946 a ridosso del discusso referendum del 2 giugno. Molti dei racconti, del resto, giocano sul fanatismo censorio del repubblicanesimo militante postbellico. Che, non pago della discussa vittoria referendaria, volle spazzare via anche ogni ricordo per assicurarsi una fragile perpetuità.
Ma tutto ciò vive e sopravvive a quel momento e lo fa nei suoi racconti. Nei quali una nostalgia dolce e candida si intreccia con la verve polemica di chi, alla “cancel culture” d’allora, non volle piegarsi. Era, in fondo, quel Guareschi che si proclamava monarchico “…perché non c’è più il Re…”. Anticonformista sempre, indisposto a cedere il suo spirito e la sua anima ai neopotenti di turno.
In quarta di copertina leggiamo: “Il pensiero e la fede monarchia del Giovannino nazionale appaiono, qui e là, praticamente in tutti i suoi scritti, dal 1945 in avanti e, al contempo, mi resi conto che nessuno aveva mai pensato di realizzare una antologia guareschiana dei suoi scritti monarchici. Ecco quindi che avviavo una certosina rilettura delle sue opere, estrapolando da queste il materiale che ritenevo meritevole di essere riproposto al lettore in un’unica pubblicazione”.
Questo è, in definitiva, il merito di Procucci e di Ceccarelli. Aver costruito una raccolta di veri e propri documenti. Racconti che, come atti d’archivio, ci parlano del vero Giovannino, del suo cuore tricolore, dello spirito di chi alcuni vollero far passare per anarchico semplicemente perché antisistema nel suo porsi contro un progressismo di facciata ed una metodologia faziosa impiegata per rimuovere memoria e tradizione in favore di una rivoluzione, vera o presunta, sospirata da alcuni.
Contro il sistema, dunque, contro le nuove convenzioni sociali imposte dal mazzinianesimo d’ufficio, contro un mondo che dimenticava e demonizzava, con il proprio passato, la propria identità. Contro tutto questo fu Guareschi, ma non da ribelle dalle sinistre intenzioni. Da italiano, da patriota, da orgogliosamente monarchico. Un libro verità, questo, che andrebbe distribuito in tutte le biblioteche d’Italia per restituire il vero a chi, ostile ad ogni faziosità, dovette subirne tante in specie dopo la prematura scomparsa.
Alessandro Mella

Emiliano Procucci, Franco Ceccarelli
GUARESCHI IL MONARCHICO
dreamBOOK edizioni – 2026 – Pp 383.
EAN: 9791281975323
