Una cultura che ha lasciato tracce importanti nella storia
Abbiamo sostanzialmente due modi per avvicinarci al mondo del Celti: quello scientifico, che si basa su dati storici e archeologici e quello figlio di una neo-mitologia che va dai Canti di Ossian ad Asterix. Katia Bernacci mette un po’ di ordine in questo mare magnum con il suo documentato Miti e leggende degli antichi celti. Un mondo che parlava con gli spiriti e cantava l’invisibile, edito da Diarkos.
Un approccio che guarda al mondo del mito, ma nel quale, attraverso la porosità delle separazioni che tendono a creare dicotomia tra religione e mitologia, tra realtà e fantasia, la storia e la leggenda finiscono per rastremarsi verso un unico punto focale.
Ci troviamo così al cospetto di una grande quantità di dati tali da offrire l’opportunità per una conoscenza nitida del mondo magico e nello stesso tempo spirituale di un insieme di popolazioni che, stando al De bello gallico di Cesare “Nella loro lingua chiamano se stessi celti, nella nostra galli”.
Prima delle puntuali revisioni storiche effettuate soprattutto con l’ausilio della moderna indagine archeologica, il mondo celtico era avvolto da toni mitici sorretti dalle interpretazioni del Romanticismo. La cultura dello sturm und drang ha creato, soprattutto intorno alla religione affidata alla cura cultuale dei druidi, una fisonomia più letteraria che storica e scollegata dalla realtà: oggi ne sappiamo molto di più come l’autrice di questo volume pone in evidenza.
La dimensione mitica e leggendarie dei Celti era contrassegnata da un intenso rapporto con la natura, che aveva un ruolo importante nel loro pantheon; in seguito ai contatti con altre civiltà si affermeranno anche forme sincretistiche di culto, i cui riverberi possano essere ancora scorti nelle tradizioni folkloriche di alcuni paesi dell’Europa.
La ritualità e la teologia dei Celti era affidata ai drudi, che svolgevano prevalentemente funzioni sacerdotali, anche se il loro ruolo era più esteso: erano infatti responsabili del calendario, consiglieri dei sovrani, profondi conoscitori dell’astronomia e delle armonie che governavano la natura, per molti aspetti, se considerati secondo il metro del mondo classico, potrebbero essere indicati come filosofi. La grande civiltà celtica raggiunse il massimo splendore nel IV-III secolo a.C., affermandosi in un’area piuttosto estesa dell’Europa, compresa tra le isole britanniche e il bacino danubiano, a cui vanno aggiunti numerosi insediamenti a sud, determinati dall’espansione nell’area iberica, in Italia e Anatolia.
Anche se strettamente legati da identiche origini etniche e culturali, oltre che dalla condivisione della matrice linguistica indoeuropea, i Celti furono comunque tra loro divisi in gruppi autonomi, differenziati anche in relazione ai processi di acculturazione, che subirono o di cui furono artefici.
Questo Miti e leggende degli antichi celti ci aiuta a comprendere la complessità e nello stesso tempo il fascino di una cultura che ha lasciato tracce importanti nella storia e anche nelle leggende e tradizioni europee, anche dopo la sua cristianizzazione.
Katia Bernacci, Miti e leggende degli antichi celti. Un mondo che parlava con gli spiriti e cantava l’invisibile, Edizioni Diarkos, p. 320, Euro 19,00.
