La nuova frontiera dell’evasione è invece l’economia sommersa
Sarà l’effetto della delusione per l’esito delle elezioni amministrative, unita alla rabbia di non riuscire a primeggiare a capo di un campo largo che si sta già sfaldando, così, la fantomatica segretaria del PD dichiara la scoperta del secolo: “Introduciamo la Patrimoniale”. Elly Schlein nei giorni scorsi sul Nove, ha pronunciato la formula magica: «Siamo favorevoli alla patrimoniale in Europa». Poi precisa: «Non è detto che non si possa intervenire anche a livello nazionale, ma è una discussione che affronteremo insieme a tutti gli alleati».
La segretaria del Pd fissa il quadro d’insieme: «In Europa si sta ragionando nella stessa direzione e io penso che non possa essere un tabù capire come introdurre una tassazione sui miliardari».
L’annuncio ha creato qualche trambusto tra i suoi pretoriani e se ne continua a parlare. Senza dati o studi a suo supporto, com’è nel suo stile, specifica: «Il provvedimento interesserebbe l’1% della popolazione, forse anche meno: una cifra bassissima rispetto a un’esigenza che è quella di garantire servizi pubblici fondamentali al 99%».
Insomma, si può fare, dice l’inquilina del Nazareno che, per ragioni interne al campo largo, ha bisogno di tornare a usare parole di «sinistra». Come quella contenuta nella ricetta che esalta la gauche: patrimoniale. Tanto più che il sindaco di New York, Zohran Mamdani, l’ha fatta propria. Se l’ha fatto lui, cosa aspettiamo a farlo anche noi? si chiedono i fedelissimi della segretaria. La mossa di Elly Schlein trova perfetta sintonia con Alleanza Verdi e Sinistra.
Il 5 giugno, a Milano, The Left, il gruppo parlamentare europeo della sinistra radicale a cui aderisce Nicola Fratoianni, organizzerà un incontro dal titolo evocativo: «Tax the rich», tassa il ricco. Lui, il leader di Sinistra Italiana, è ultimativo: «Non possiamo più rimandare questo provvedimento».
L’altro partner della coalizione, Giuseppe Conte, però, si guarda bene dallo sfiorare l’argomento. Le sue ultime parole furono dettate l’anno scorso: «La patrimoniale non è all’ordine del giorno». Come dire: non sprechiamo tempo su dibattiti accademici. Il leader del M5S è ormai entrato in campagna elettorale per le primarie.
Silenzio anche dalle parti di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva non ha mai avuto dubbi: «È un errore economico e un assist mediatico per gli avversari politici». Dal centrodestra, invece, «spara» il segretario di Forza Italia Antonio Tajani: «La sinistra è unita solo quando vuole infilare le mani nelle tasche degli italiani. Finché saremo al governo non ci sarà mai la patrimoniale».
La segretaria dem ha bisogno di portare acqua al suo mulino, in vista delle primarie e soprattutto di distinguersi da Giuseppe Conte. Così anche la patrimoniale rientra nel calderone dei «feticci» da brandire ai gazebo. Tassare i ricchi: il tormentone che al Nazareno non passa mai di moda. Nel frattempo, alcuni dei suoi più zelanti segugi hanno fatto a gara nel confondere i miliardi con i milioni, così il pasticcio è perfetto.
La sinistra che a parole si illude di difendere il 99% della popolazione non si è mai presa l’impegno, sia al governo che all’opposizione di porre freno agli sperperi che i politicanti inesperti che amministrano le ASL e gli assessorati regionali alla Sanità hanno generato e ogni giorno si moltiplicano, dovuti alla mala organizzazione o nella gestione degli appalti “amicali”: Tutte storture che ricadono sul funzionamento degli Enti e i servizi alla Persona.
Gli Enti Locali ottenuti i finanziamenti da parte dello Stato si perdono in lungaggini burocratiche per stender progetti e appalti, con tempi biblici e poi lamentano che la coperta è corta e chiedono altri finanzianti statali. Il settore dell’assistenza agli immigrati, affidato a cooperative vicine a sindacati e partiti politici, rappresenta una fogna di ruberie e profitti incontrollati, anche qui con penalizzazione del servizio svolto. Gli esempi potrebbero continuare con la mala gestione e il deterioramento del patrimonio immobiliare pubblico e i costi generali abnormi che si riscontrano nei bilanci di Campania, Calabria e Sicilia.
Ma la sinistra sì mai è posta quest’obbiettivo?
È preferibile tassare chi ha rischiato nell’attività imprenditoriale o ha tratto profitti dal proprio lavoro, ha investito capitali nel nostro paese e creato posti di lavoro.
Considerando l’infimo livello intellettuale e professionale degli accoliti del PD, vorremo indicare non solamente alla loro segretaria, settori delle new economi ove l’evasione continua purtroppo a essere la regola.
Accanto alle forme tradizionali di economia sommersa, ad esempio il lavoro in nero, la mancata fatturazione o le operazioni inesistenti, si è sviluppato un ecosistema parallelo alimentato dalla crescente digitalizzazione dell’economia. In questo contesto, la tracciabilità delle operazioni non ha eliminato l’evasione ma, paradossalmente, in alcuni casi l’ha resa ancora più sofisticata.
L’economia non osservata in Italia vale oltre 200 miliardi di euro, pari a circa il 10% del PIL, un dato che comprende sia l’evasione fiscale in senso stretto, sia le attività illegali che producono redditi non dichiarati. Sono numeri che confermano come il sommerso non rappresenti una realtà marginale, ma una componente stabile e strutturale del sistema economico nazionale.
Senza l’evasione o almeno riducendone sensibilmente l’entità, il nostro Paese sarebbe una delle economie più fiorenti e in buona salute.
In questo scenario si inserisce la dimensione digitale. L’evasione online, infatti, non soltanto non ha ridotto la propria incidenza ma ha anche aperto nuove aree di rischio. E-commerce, piattaforme di prenotazione, vendite tra privati e, soprattutto, l’economia degli influencer e dei digital creator costituiscono oggi uno dei fronti più critici e difficili da monitorare.
Durante il Festival dell’Economia di Trento è emerso con chiarezza come la trasformazione digitale abbia anticipato la capacità del legislatore di definire un adeguato inquadramento fiscale.
Il risultato è un vuoto interpretativo che non riguarda soltanto l’attività di controllo ma anche la stessa definizione dei redditi generati nell’economia digitale.
Tuttavia, il digitale non rappresenta l’unico ambito critico. Infatti, restano diffuse alcune forme più tradizionali di evasione evoluta, come la mancata emissione di fatture, le operazioni inesistenti e l’utilizzo di POS collegati a conti esteri o circuiti finanziari opachi.
A questo si aggiunge un fenomeno in crescita che riguarda l’esercizio abusivo di alcune professioni, in particolare nel settore sanitario.
Un ulteriore fronte di attenzione riguarda il riciclaggio, stimato in Italia tra i 25 e i 35 miliardi di euro l’anno. Anche qui le modalità operative si sono evolute, passando dalle tradizionali triangolazioni finanziarie all’uso di criptovalute, IBAN virtuali e circuiti transnazionali difficili da ricostruire.
Il punto oggi non è soltanto quantificare l’evasione, ma comprenderne l’evoluzione. Il sommerso non rappresenta più solo il risultato di comportamenti individuali, ma sempre più spesso l’esito di ecosistemi digitali complessi, nei quali la capacità regolatoria fatica a tenere il passo dell’innovazione.
Prima di parlare al vento, cara Elly, urge aggiornarsi!
