Cambio di deterrenza
Il mondo ha conosciuto una grande tensione politica tra la fine della Seconda guerra mondiale (1947) e la caduta del muro di Berlino (1989). Fu il periodo della GUERRA FREDDA, termine coniato da George Orwell, che i più conoscono come l’autore del romanzo distopico 1984, ambientato in un futuro totalitario governato dal Grande Fratello, e di quello allegorico, La fattoria degli animali, nel quale profetizzò che l’uguaglianza è fragile e il potere tende a corrompere.
La GUERRA FREDDA vide il blocco degli Stati Uniti d’America (USA) contrapposto a quello dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS), la quale si sarebbe dissolta nel 1991 per darsi l’assetto politico di Federazione russa. Non ci furono guerre tra le due grandi potenze. Si fronteggiarono però, anche duramente, con la corsa agli armamenti nucleari e al predominio negli spazi extraterrestri, sfiorando nel 1962 il punto di non ritorno per il posizionamento di missili URSS a Cuba. La minaccia di un possibile ricorso all’uso di ordigni nucleari, che allora solo USA e URSS possedevano, col timore di un reciproco e totale sterminio, fu il deterrente che portò per oltre quaranta anni al provvidenziale stallo delle forze in campo, le quali non si scontrarono mai direttamente.
Tra le gravi ricadute negative sull’ecosistema della nostra Terra, dovute all’aumento anomalo della temperatura media del pianeta, potremmo forse aggiungere oggi, per paradosso, anche il riscaldamento della GUERRA FREDDA di un tempo. Si registra, infatti in tutto il mondo una sempre più preoccupante instabilità geopolitica e un perdurante numero di conflitti, almeno una cinquantina, che nel tradizionale discorso di inizio d’anno 2024 al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede portarono l’allora Papa Francesco a parlare di Terza guerra mondiale a pezzi.
Alta è oggi, più di qualche tempo fa, la tensione in Medioriente; continua a tener banco in Europa la operazione militare speciale di Putin; si prospettano coinvolgimenti della Nato; restano sempre ambigui i rapporti internazionali della Cina; preoccupano le armi atomiche in mano a Paesi ritenuti non affidabili e i siti nucleari di altri Paesi, considerati forse ancor meno affidabili, seriamente intenzionati a produrne. Gli analisti, intanto, paventano l’incidente che possa portare il mondo alla catastrofe e da più parti, non solo nel contesto politico e partitico delle entità nazionali più direttamente coinvolte, si cercano intese diplomatiche, pur con palese affanno talvolta, per tenere aperti i canali delle relazioni internazionali e aprirne di nuovi, se possibilmente utili. Nel mentre, la suprema autorità religiosa, che regna su tanto mondo dal piccolo Stato pontificio, coglie ogni opportuna occasione per rinnovare l’invocazione di una pace disarmata e disarmante, levando alto il suo ruggito, da Leone di nome e di fatto, anche contro Trump, di cui dichiara che non ha paura, come riporta la Redazione Adnkronos del 18.4.26.
I blocchi di potere nel mondo, oggi, non sono più solo quelli del tempo della GUERRA FREDDA. C’è la Cina, di cui bisogna tener conto, e anche l’Europa. Nel parlar comune, però, se Trump sta per Stati Uniti d’America, Putin per Federazione russa e Jinping per Repubblica popolare cinese, manca purtroppo chi possa stare per Europa unita. Potenza mondiale ormai riconosciuta questa, infatti, non ha un referente che la distingua solo col suo nome.
Gli Stati inglobati dall’Europa, unita nella forma e non nella sostanza, sono ancora gelosamente attaccati, per tradizione storica, ciascuno alla propria sovranità. Occorre però che quanto prima, in modo condiviso, cedano un pezzo del loro potere sovrano a una personalità, la quale col suo solo nome li rappresenti tutti senza equivoci particolarismi e che, con la stessa autorità e lo stesso prestigio degli altri commensali, sieda con loro al tavolo comune della ristretta globalità imperante. Tra loro, ormai, pare indispensabile discutere del contenimento, nei propri specifici ambiti territoriali di governo, dei tanti focolai di conflitti diversi di cui va assolutamente evitata la contaminazione e la aggregazione, foriera del temuto innesco di una guerra mondiale globale, che sarebbe l’ultima per la istantanea risposta nucleare a un attacco parimenti nucleare. Basterebbe infatti una esecrabile leggerezza di valutazione, come alcune che, nel recente passato, sono state fortunosamente tamponate in circostanze non del tutto note, per portare l’umanità al proprio totale annientamento.
Al tempo della GUERRA FREDDA, deterrente efficace di contenimento del conflitto tra le potenze del mondo di allora fu la minaccia del ricorso possibile ad ordigni nucleari. Quelli di oggi possono essere diversamente assemblati per limitarne la potenza e gli effetti distruttivi, anche con riguardo alle dimensioni dell’area da colpire. Pare, però, che in campo militare siano i droni, ormai, a farla da padroni. Costano poco. Possono essere prodotti in tempi brevi senza bisogno di grandi tecnologie e di particolari materie prime. Possono sfuggire facilmente alle intercettazioni della difesa contraerea. Coprono anche distanze considerevoli. Sono molto precisi, molto versatili nell’uso, capaci di colpire contemporaneamente in modo micidiale più punti nevralgici non facili da proteggere tutti, arrecare danni diffusi più difficili da contenere e ai quali rimediare. Ma per gli analisti è sempre concreto il timore di aggressione con una unica atomica sconsiderata e di una risposta simultanea uguale e contraria, altrettanto sconsiderata, capaci di azzerare la tanta storia della vita di questo mondo nel volgere di pochi attimi.
I droni hanno qualità eccellenti, che li rendono insidiosi e maneggevoli, ma non sono adatti a essere usati da deterrente, come fu invece l’impiego di una bomba atomica al tempo della GUERRA FREDDA che, riscaldandosi, impone ora mezzi diversi da quella minaccia, per il contenimento di paventate ostilità. Diventa quindi imperante la via del dialogo diplomatico per la gestione delle relazioni internazionali, finalizzato a risolvere conflitti senza violenza, a prevenirli e a stabilizzare rapporti bilaterali o multilaterali.
Forse, ma è augurabile, sono solo le reciproche concessioni, riservatamente convenute e puntigliosamente accordate, che potranno portare personalità eccellenti alla palese determinazione di piani d’intesa, destinati a durare fin quando non saranno scalfite le autonomie delle potenze mondiali, che il loro nome contraddistingue. Non sarebbe la prima volta. La Storia conosce in fatti i corsi e i ricorsi teorizzati dal nostro Giambattista Vico e certo c’è chi ha il ricordo di Jalta dove il 4 febbraio del 1945 Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill e Josif Stalin ci misero la faccia nella conferenza che portò al primo tentativo concreto di un sistema di sicurezza collettiva globale e che, secondo alcuni studiosi, segnò l’inizio della GUERRA FREDDA.
Si vales, vàleo.
