Vittoria dei contrari al referendum. Il Paese resterà comunque ancora legato all’Unione attraverso lo Spazio economico europeo e l’area Schengen
L’Islanda dice no all’ adesione all’Unione europea e non riprenderà i negoziati. La tv pubblica dà così il risultato. “La nazione respinge i negoziati di adesione all’Ue”. Gli elettori erano chiamati a rispondere al quesito: “L’Islanda dovrebbe riaprire i negoziati di adesione con l’Unione europea?”.
Il referendum ha formalmente valore consultivo, ma il governo della premier socialdemocratica Kristrùn Frostadòttir si è impegnato a rispettarne l’esito.
L’esecutivo ha convocato una conferenza stampa nelle prossime ore per illustrare le conseguenze del voto. Frostadòttir aveva già annunciato che, in caso di vittoria del No, non avrebbe riproposto l’adesione fino alla fine del proprio mandato, prevista nel 2028. Il governo potrebbe inoltre sottoporre al Parlamento la questione del ritiro formale della candidatura islandese all’Ue.
L’Islanda, che conta quasi 400 mila abitanti, presentò domanda di adesione nel 2009, dopo la crisi finanziaria che aveva travolto la sua economia. I negoziati furono sospesi nel 2013 con l’arrivo al potere di un governo euroscettico. Il Paese resterà comunque strettamente legato all’Unione attraverso lo Spazio economico europeo e l’area Schengen.
La campagna si è concentrata soprattutto sulla pesca, pilastro dell’economia nazionale e importante elemento dell’identità islandese. Il 90% delle imprese del settore si era dichiarato contrario all’adesione, temendo di perdere il controllo sulle acque territoriali nell’ambito della politica comune europea.
Bruxelles aveva mostrato disponibilità a trovare un compromesso. “Le specificità dell’Islanda in materia di pesca e agricoltura sono ben note e dovranno essere esaminate attentamente”, aveva dichiarato la commissaria europea all’Allargamento Marta Kos, dicendosi convinta che sarebbero state individuate “soluzioni creative”, ma le sirene europee non incantano più.
Una ripresa dei negoziati avrebbe rafforzato la presenza dell’Ue nell’Artico e rappresentato la prima possibile adesione di un Paese ricco dal 1995.
Il voto islandese avrebbe potuto inoltre rilanciare il dibattito nella vicina Norvegia, anch’essa finora contraria all’ingresso nell’Unione.
Le ragioni economiche volte alla difesa della principale azienda nazionale hanno guidato il popolo islandese, testimone dei risultati ottenuti negli altri Paesi in seguito a decisioni piovute da Bruxelles, finalizzate a penalizzare scelte politiche e tradizioni locali.
E’ un segno di concretezza e di maturità democratica di un popolo non abituato a vivere di sussidi e a subire penalizzazioni per l’affermazione di principi che a quelle latitudini sono considerati astratti.
Seguiremo gli sviluppi.

Fortunati loro che possono!
Si sono difesi da chi avrebbe portato in Islanda mafia, delinquenza e malaffare. Costoro purtroppo li abbiano in casa