Non è negoziabile, la porta è chiusa.
Il ministro della Difesa belga Theo Francken ha sbattuto la porta davanti al reiterato tentativo di utilizzare per l’Ucraina i circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa immobilizzate nell’UE.
Ennesimo tentativo di riaprire il progetto europeo per utilizzare gli asset russi immobilizzati come base per finanziare l’Ucraina.
Il ministro della Difesa belga Theo Francken ha dichiarato alla tv fiamminga VRT: «Non è negoziabile, la porta è chiusa», ribadendo che il Belgio non intende sostenere una nuova iniziativa in questo senso.
Nel dettaglio:
Nell’UE sono immobilizzati circa 210 miliardi di euro di riserve della Banca centrale russa; la quota maggiore, circa 185 miliardi, è custodita presso Euroclear a Bruxelles.
Il 27 agosto Svezia, Polonia, Paesi Bassi e Spagna hanno chiesto alla Commissione europea di riesaminare le modalità per utilizzare questi fondi a favore dell’Ucraina.
Il Belgio aveva già fatto saltare, lo scorso dicembre, il precedente progetto di un grande “prestito per le riparazioni” garantito dagli asset russi, temendo di rimanere esposto a cause e ritorsioni russe.
La posizione belga è però meno compatta di quanto sembri: il ministro degli Esteri Maxime Prévot aveva recentemente lasciato aperta la possibilità di utilizzare gli asset, purché i rischi giuridici e finanziari fossero condivisi equamente tra gli Stati UE.
Il tema dovrebbe tornare sul tavolo dei ministri degli Esteri europei l’1-2 settembre in Irlanda.
C’è poi una distinzione fondamentale: l’UE sta già utilizzando i profitti/interessi generati dagli asset immobilizzati, senza trasferire il capitale sottostante. Ad agosto ha ricevuto un’ulteriore tranche di 1,4 miliardi di euro, portando a circa 8 miliardi i proventi straordinari accumulati dall’immobilizzazione.
In sostanza, Francken sta cercando di impedire che l’UE passi dai profitti degli asset al capitale stesso.
E il nodo è soprattutto giuridico-finanziario poiché la maggior parte dei fondi è in Belgio e quindi Bruxelles teme di essere il principale bersaglio di eventuali azioni legali russe.

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