La Cina ha chiuso, demolito o modificato numerose moschee, soprattutto nello Xinjiang e nelle province di Ningxia, Gansu e Yunnan. Human Rights Watch documenta demolizioni, chiusure e rimozione di cupole e minareti nell’ambito della politica di “sinizzazione” dell’Islam.
Nello Xinjiang, le autorità hanno inoltre imposto norme che richiedono che i luoghi di culto riflettano caratteristiche e stile cinesi e che la pratica religiosa sia coerente con l’ideologia ufficiale.
Reuters ha riportato nel 2024 che il capo del Partito comunista dello Xinjiang definì la “sinizzazione dell’Islam” inevitabile; secondo una ricerca citata da Reuters, circa due terzi delle moschee dello Xinjiang erano state danneggiate o distrutte dal 2017.
Lo Stato cinese tratta l’Islam come qualcosa da controllare, trasformare e rendere subordinato all’identità e all’ideologia del Partito, con particolare durezza nei confronti degli uiguri musulmani.
Nel 2018 un documento centrale del PCC sulla “sinizzazione” dell’Islam prevedeva il controllo della costruzione e dell’ampliamento dei luoghi di culto e indicava l’obiettivo di ridurre il numero complessivo delle moschee, con il principio secondo cui dovrebbero essercene più demolite che costruite.
Pechino presenta questa politica come una “consolidation”, cioè una razionalizzazione delle strutture religiose, spesso giustificata con motivazioni economiche o amministrative.
Ma dal punto di vista della libertà religiosa l’effetto può essere molto diverso: se un villaggio passa da diverse moschee a una sola, la pratica religiosa diventa più difficile e maggiormente controllabile.
Human Rights Watch ha documentato, per esempio, casi in Ningxia in cui moschee sono state chiuse, demolite o private di strutture essenziali per la pratica religiosa.
La politica cinese va oltre il controllo e si insinua anche nel contenuto della religione.
Alcuni esempi:
- chi può essere imam;
- quali istituzioni religiose possono operare;
- l’educazione religiosa;
- le pubblicazioni;
- i finanziamenti;
- l’organizzazione delle attività religiose;
- ciò che può essere predicato;
- i rapporti con organizzazioni religiose straniere.
Le nuove misure amministrative entrate in vigore nel 2023 hanno ulteriormente rafforzato il controllo statale sui luoghi di culto e prevedono che le attività religiose contribuiscano alla diffusione dell’ideologia e dei valori ufficiali.
In altre parole, non basta che un musulmano possa formalmente entrare in una moschea. La domanda diventa: che tipo di Islam gli è consentito praticare?

Che splendida notizia. Dovremmo farlo anche in Italia. Fuori i maomettani e le loro predicazioni criminali.