Ebru Timtik
Per non dimenticare
La vicenda di Ebru Timtik è diventata uno dei simboli internazionali della lotta per il diritto a un processo equo e per l’indipendenza dell’avvocatura in Turchia.
Timtik era un’avvocata turca legata all’Halkın Hukuk Bürosu (“Ufficio legale del popolo”), uno studio noto per difendere persone coinvolte in casi politicamente sensibili e per il suo lavoro sui diritti umani. Tra i suoi clienti vi furono anche familiari di Berkin Elvan, il ragazzo morto dopo essere stato colpito durante le proteste di Gezi Park del 2013.
Il suo lavoro si inseriva in un contesto sempre più difficile per gli avvocati che difendevano oppositori politici, manifestanti e persone accusate di terrorismo. Organizzazioni per i diritti umani denunciarono infatti l’uso di accuse legate al terrorismo contro avvocati per la loro attività professionale.
Timtik fu arrestata nel 2019 insieme ad altri avvocati dell’Halkın Hukuk Bürosu. Nel procedimento contro 18 avvocati, fu condannata a 13 anni e 6 mesi di carcere con l’accusa di appartenenza a un’organizzazione terroristica. Gli avvocati e le organizzazioni che li sostenevano contestarono il processo, denunciando irregolarità e problemi riguardanti l’indipendenza della magistratura.
Timtik iniziò uno sciopero della fame per chiedere un processo equo. Il collega Aytaç Ünsal fece lo stesso e trasformarono la protesta in quello che viene indicato come death fast, cioè un digiuno a oltranza destinato a proseguire fino all’accoglimento delle loro richieste.
La situazione divenne rapidamente drammatica. Nel luglio 2020 un rapporto dell’Istituto di medicina legale turco stabilì che le condizioni dei due avvocati non erano compatibili con la detenzione. Nonostante ciò, il tribunale respinse la richiesta di scarcerazione e Timtik e Ünsal furono trasferiti in ospedale.
Il 14 agosto 2020, anche la Corte costituzionale turca respinse una richiesta di provvedimento urgente per la loro liberazione.
Il 27 agosto 2020, dopo 238 giorni di digiuno, Ebru Timtik morì nell’ospedale Bakırköy Dr. Sadi Konuk di Istanbul, dove era detenuta. Aveva 42 anni, secondo le ricostruzioni dell’epoca, il suo peso era sceso a circa 30 kg.
La sua morte provocò proteste in Turchia e una forte reazione internazionale. Gli esperti delle Nazioni Unite dichiararono pochi giorni dopo che nessuno dovrebbe essere costretto a morire per ottenere un processo equo, chiedendo inoltre alla Turchia di liberare altri difensori dei diritti umani.
